52.2019.127
Concessione dello stato di patrizio
31 gennaio 2020Italiano14 min
spiega che il diniego sarebbe fondato sulla mancata integrazione di CO 1 nel Patriziato.
Source ti.ch
Incarto n.
52.2019.127
Lugano
31 gennaio 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Matteo Cassina, vicepresidente,
Matea Pessina, Fulvio Campello
vicecancelliere:
Reto Peterhans
statuendo
sul ricorso dell'11 marzo 2019 della
RI 1
patrocinata da: PA 1
contro
la decisione del 6 febbraio 2019 (n. 663) del
Consiglio di Stato che, in accoglimento dell'impugnativa di CO 1, annulla la
risoluzione dell'8 aprile 2018 con cui l'Assemblea patriziale della
Corporazione patriziale RI 1 gli ha negato la concessione dello stato di
patrizio, ordinando alla Corporazione d'iscriverlo nel registro dei patrizi;
ritenuto, in
fatto
A. a. Il 1° marzo 2016 CO
1, cittadino ticinese domiciliato a ______, ha domandato all'Assemblea della
Corporazione patriziale RI 1 la concessione dello stato di patrizio. Ingegnere
agronomo di formazione, egli gestisce l'azienda agricola __________ nella
frazione di __________.
b. Adito dalla
Corporazione, con sentenza del 24 marzo 2017 (incarto n. 52.2016.228,
pubblicata in: RtiD II-2017 n. 5) questo Tribunale ha confermato la decisione
del 15 marzo 2016 con cui il Consiglio di Stato aveva annullato la risoluzione
del 29 novembre 2015 dell'Assemblea patriziale di negare la concessione dello
stato di patrizio a CO 1. La Corte, accertato che egli adempiva i requisiti per
postulare lo stato di patrizio, ha ritenuto che i motivi addotti dal Patriziato
- in particolare la difesa dei diritti di cui godono gli attuali patrizi - si
ponevano in contrasto con lo scopo dell'istituto voluto dal Legislatore; la
decisione assembleare procedeva dunque da un abuso del potere di apprezzamento.
Siccome CO 1 non era insorto a sua volta avverso la decisione del Governo, che
si era limitato a annullare la delibera assembleare, il Tribunale non ha potuto
esaminare nel merito la domanda formulata con la risposta di conferirgli
direttamente lo stato di patrizio.
B. a. Il 2 novembre 2017 CO
1 ha nuovamente postulato la concessione dello stato di patrizio.
b. Con messaggio
dell'8 aprile 2018 l'Ufficio patriziale ha trasmesso la domanda all'Assemblea,
sottolineando come il postulante disponesse dei requisiti per poter ottenere lo
stato di patrizio.
c. Raccolto il
preavviso, favorevole, della Commissione della gestione in occasione della
seduta dell'8 aprile 2018 l'Assemblea patriziale ha nuovamente respinto, con
votazione segreta, la domanda (15 voti favorevoli, 30 contrari e 4 astenuti).
La risoluzione è stata comunicata a CO 1 dalla Corporazione con lettera del 17
aprile 2018.
C. Il 6 febbraio 2019 il
Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso che CO 1 aveva nel frattempo
presentato, ha annullato la delibera assembleare dell'8 aprile 2019;
l'Esecutivo cantonale ha inoltre ordinato all'Ufficio della corporazione di
iscriverlo nel registro dei patrizi. Respinta l'eccezione di nullità della
decisione impugnata per motivi che qui non conta riportare, il Governo ha
disatteso la censura di carente motivazione, visto che essa emergeva con sufficienza
dal verbale dell'Assemblea. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha ritenuto che i
motivi addotti - segnatamente le conseguenze dell'accettazione di CO 1 sulla
gestione dell'alpe di __________, rispettivamente che la candidatura dovesse
essere considerata anche alla luce dello spirito di solidarietà e di convivenza
- fossero nuovamente arbitrari e discriminatori, siccome estranei alla materia
e volti alla difesa dei diritti e dei privilegi degli attuali patrizi.
D. L'11 marzo 2019 la Corporazione
patriziale RI 1 insorge dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo chiedendo
l'annullamento della decisione appena descritta e di confermare quella con cui
l'Assemblea ha respinto la domanda di CO 1. L'insorgente, che sottolinea il
carattere potestativo della norma relativa alla concessione dello stato di
patrizio, nega che l'Assemblea abbia motivato la propria decisione con la
tutela dei diritti e dei privilegi degli attuali patrizi. Non avendo esaminato
Fatti
i (reali) motivi portati dalla Corporazione, il Governo ne avrebbe leso il
diritto di essere sentita. Premesso che quest'ultimo ha applicato per analogia
i principi che reggono le procedure per la naturalizzazione, la ricorrente
spiega che il diniego sarebbe fondato sulla mancata integrazione di CO 1 nel Patriziato.
Infatti, egli - respinto a due riprese dall'Assemblea - non avrebbe mai
perseguito gli scopi della Corporazione e, inoltre, ne avrebbe a più riprese
violato il regolamento.
E. Con le risposte, il
Consiglio di Stato si limita a chiedere la conferma della decisione impugnata,
conclusione cui giunge anche CO 1 con argomenti che, ove necessario, saranno
discussi in seguito.
F. In sede di
replica l'insorgente ribadisce i rimproveri mossi a CO 1 circa la violazione
del regolamento della Corporazione, producendo documenti a sostegno di tale
tesi. Con la duplica CO 1, chiesto lo stralcio della nuova documentazione dagli
atti, ritenuta la produzione irrita, contesta partitamente quanto
attribuitogli. Egli produce a sua volta diversi documenti.
G. Nell'ambito del terzo
scambio degli allegati la Corporazione ricorrente e CO 1 hanno confermato le
rispettive posizioni.
H. Costatato che quello
versato agli atti era incompleto (le pagine pari risultavano completamente
bianche), il Giudice delegato ha richiamato una versione integrale del verbale
dell'Assemblea dell'8 aprile 2018, che ha sottoposto alle parti, assegnando
loro un termine per le conclusioni. Facoltà cui ha fatto capo solamente CO 1,
che sottolinea come le pagine ritrovate giustifichino a maggior ragione la sua posizione.
Considerato, in
diritto
1. La competenza
del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 146 cpv. 1 della
legge organica patriziale del 28 aprile 1992 (LOP; RL 188.100), la
legittimazione attiva dell'insorgente è certa (art. 65 cpv. 1 della legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100) e il
ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm e art. 151 cpv. 3 LOP), è dunque
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, integrati dal richiamo del verbale, di cui già s'è
detto (art. 25 cpv. 1 LPAmm). La richiesta di estromissione della
documentazione prodotta con la replica è priva di fondamento, visto che la
LPAmm non esclude questa possibilità.
Considerandi
2.
La ricorrente
ritiene violato il suo diritto di essere sentita poiché il Consiglio di Stato non
si sarebbe confrontato con le motivazioni da essa addotte a sostegno del
diniego dello stato di patrizio, imputandole argomentazioni mai avanzate. La
censura non appare destituita di pregio se già solo si considera che il Governo
non disponeva in realtà dell'intero verbale della seduta, ciò che ha fatto sì
che si pronunciasse senza aver potuto esaminare la pag. n. 80, dove figura parte
della discussione circa la candidatura in esame, sul cui contenuto si tornerà
in seguito. Fondata su un accertamento
lacunoso e superficiale dei fatti determinanti, in linea di principio la
decisione andrebbe retrocessa alla precedente istanza, ai fini di completare
l'istruttoria e di garantire appieno il doppio grado di giudizio. Tuttavia il Tribunale
ritiene di dover sanare la violazione in parola, soprattutto alla luce del
fatto che la vertenza si trascina ormai dal 2015. Inoltre, il giudice delegato
ha richiamato agli atti le pagine mancanti del verbale, offrendo alle parti la
possibilità di esprimersi. Infine, i motivi di ricorso sollevati
nell'impugnativa concernono la violazione del diritto secondo l'art. 69 cpv. 1
lett. a LPAmm, che comprende anche la verifica dell'eccesso o dell'abuso del
potere di apprezzamento, rispettivamente l'inesatto
o incompleto accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti (lett. b del
medesimo disposto). Il potere cognitivo di questa Corte è dunque in concreto il
medesimo di quello del Consiglio di Stato e la ricorrente non patisce pertanto
alcun danno nella difesa dei suoi diritti. Deve poi essere considerato che la
Corporazione, alla quale è peraltro imputabile la difettosa produzione,
possedeva comunque l'intero verbale.
3.
3.1. Per l'art.
150.
LOP le singole decisioni degli organi patriziali sono annullabili se contrarie a norme della
Costituzione, di leggi o di regolamenti (lett. a), quando fossero state ammesse
a votare persone non aventi diritto e
quando ciò abbia potuto influire sulle deliberazioni (lett. b), se la votazione
non sia stata eseguita secondo le norme della legge (lett. c), se conseguenti a
pratiche illecite oppure quando vi fossero stati disordini o intimidazioni tali
da presumere che i patrizi non abbiano potuto esprimere liberamente il voto
(lett. d) e quando fossero violate formalità essenziali prescritte da leggi o
da regolamenti (lett. e).
3.2
Ove non sia fatta
valere una violazione del diritto secondo l'art.
150.
LOP, l'autorità di ricorso non può mettere in discussione una decisione del
legislativo senza esporsi al rimprovero di essersi arrogata un potere di
cognizione che disattente il principio dell'autonomia patriziale (RtiD II-2017
n. 5 consid. 2.2).
4.
Secondo l'art.
43.
cpv. 1 LOP lo stato di patrizio, che presuppone la cittadinanza ticinese
(art. 40 cpv. 1 LOP), può essere concesso dall'Assemblea o dal Consiglio
patriziale se il richiedente è cittadino ticinese attinente del Comune in cui
ha sede il Patriziato (lett. a), se è cittadino ticinese domiciliato nel Comune
da almeno dieci anni (lett. b) oppure se egli,
già membro di un altro Patriziato, ne domanda lo svincolo, che può essere
condizionato dall'acquisto del nuovo Patriziato (lett. c). In concreto, il
Tribunale ha già avuto modo nel precedente citato giudizio di accertare che CO
1.
adempie i requisiti per postulare lo stato di patrizio. Non risulta che
questi, nel frattempo, siano venuti meno. Né la Corporazione ricorrente lo
pretende. Litigioso, ora come allora, è il quesito di sapere se l'Assemblea
patriziale abbia esercitato correttamente il potere di apprezzamento conferitole
dall'art. 43 cpv. 1 LOP.
4.1
Analogamente a
quanto avviene nella procedura di naturalizzazione, si deve considerare che
quella relativa alla concessione dello stato di patrizio - avviata dal
richiedente, la cui candidatura è stata oggetto di valutazioni - si conclude
con un atto amministrativo che definisce lo stato giuridico dell'individuo. Per
questo motivo, ancorché la LOP affidi all'organo legislativo del Patriziato (Assemblea
o Consiglio) la competenza di decidere in materia, le parti interessate devono
poter beneficiare in quest'ambito di tutte le garanzie sgorganti dalla
Costituzione federale. Come le procedure di naturalizzazione, anche quella di
concessione dello stato di patrizio non si svolge in un contesto privo di regole
giuridiche: gli organi del Patriziato devono rispettare le
disposizioni procedurali applicabili e il diritto del richiedente al rispetto
della sua sfera personale. Essi sono inoltre tenuti ad agire in modo non
arbitrario e non discriminatorio. Devono quindi fare uso del vasto margine di
apprezzamento di cui dispongono rispettando i principi generali del diritto e
tenendo conto del senso e dello scopo perseguiti dalla legislazione in materia.
Dal profilo materiale le decisioni adottate in questo ambito costituiscono
pertanto degli atti concreti di applicazione della legge. Chiunque richieda lo
stato di patrizio assume nella relativa procedura la qualità di parte e può esigere l'ottenimento di una decisione, la quale,
stante il diritto di essere sentito previsto dall'art. 34 LPAmm (e, sussidiariamente,
dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera
del 18 aprile 1999; Cost.; RS 101), deve essere motivata, soprattutto quando è
negativa (per tutto quanto precede cfr. RtiD II-2017 n. 5 consid. 5.1).
4.2
Va subito
precisato che l'analogia con la procedura di naturalizzazione va circoscritta
ai soli aspetti formali e non può essere estesa ai requisiti per la sua
concessione. Il Tribunale ha già avuto modo di considerare che questi devono
essere piuttosto desunti dallo scopo dell'istituto patriziale, espresso
all'art. 1 cpv. 1 LOP, secondo cui il Patriziato è una corporazione di diritto
pubblico, autonoma nei limiti stabiliti dalla Costituzione e dalle leggi,
proprietaria di beni d'uso comune da conservare con spirito viciniale a favore
della collettività. Sulla base dei materiali, la Corte ha inoltre sottolineato
che il Patriziato non possa in nessun caso essere inteso come un'associazione
di comproprietari. Esso, infatti, è ispirato all'antica vicinia e, pertanto,
svolge funzioni politiche e sociali e i suoi beni devono servire tutti, patrizi
o non, lo scopo finale essendo il bene comune. Inoltre, quando si tratta di
esaminare la concessione della cittadinanza patriziale, deve sempre essere
tenuto presente che il Legislatore ha inteso rendere più agevole il suo
ottenimento, non solamente per motivi derivanti dal rispetto della parità dei
sessi e dei nuovi diritti matrimoniale e di cittadinanza, ma anche ai fini di
evitarne l'indebolimento demografico (RtiD II-2017 n. 5 consid. 6.2).
4.3
La natura
potestativa della norma che concerne la concessione della cittadinanza
patriziale dev'essere valutata alla luce di quanto appena spiegato. Anche se è
vero che il Legislatore non ha inteso imporre al Patriziato di concedere lo
stato di patrizio prescindendo dalla sua volontà, è altrettanto vero che ciò
non significa che esso possa decidere a piacimento. Al contrario: il Parlamento
si è piuttosto interessato di allargare la popolazione patriziale, ai fini di
garantire la sopravvivenza di questo istituto e, di riflesso, delle attività di
interesse collettivo che esso svolge. Ai fini di rispettare i principi evocati
in precedenza (consid. 4.1. che precede) i motivi addotti per rifiutare una
candidatura devono dunque essere pertinenti agli scopi prefissi dalla legge. Inoltre,
gli argomenti devono essere discussi in sede di plenum, sulla base del
messaggio, dei rapporti e delle discussioni. Se un cittadino ritiene di essere
a conoscenza di motivi che ostano alla concessione dello stato di patrizio,
egli non può limitarsi a vaghe affermazioni, ma deve debitamente circostanziare
i fatti che ritiene determinanti, in modo da permettere al legislativo
patriziale di decidere con cognizione di causa, esercitando correttamente il
potere di apprezzamento. Dal verbale delle discussioni devono poi potersi
desumere con chiarezza i motivi che hanno condotto alla decisione assembleare.
Solo questi sono determinanti: ragioni fornite solo in un secondo momento e che
non risultano dal citato documento non possono essere considerate, giacché non
lo sono potute essere dal plenum.
4.4
Ciò premesso, il
messaggio dell'Ufficio così come il rapporto della Commissione della gestione
non indicano motivi a sostegno della decisione assembleare, al contrario:
quest'ultima ha raccomandato all'Assemblea di concedere lo stato di patrizio a CO
1.
Dall'esame della discussione del plenum consegnata a verbale, emerge poi che
laddove se ne comprendono le intenzioni, gli interventi sono tutto sommato a
favore del rilascio della cittadinanza richiesta. Alla fin fine, l'unico
patrizio che abbia indicato le ragioni che riteneva ostassero all'accoglimento
della richiesta è __________. Sennonché egli si è militato a indicare in modo
vago che l'accettazione di CO 1 avrebbe comportato "difficoltà nella
gestione dell'alpe", imputando allo stesso di "aver portato via il
proprio bestiame quando nevicava" e di aver "assunto un altro
alpeggio". Ora, tuttavia, simili generiche dichiarazioni non sono per
nulla atte a giustificare il diniego della cittadinanza patriziale.
Dall'andamento della seduta, specie laddove indicato che si è accesa una
discussione, poi però non verbalizzata, emerge come la preoccupazione dei
presenti era (nuovamente) indirizzata piuttosto alla tutela dei diritti degli
attuali patrizi. Ciò che, come spiegato dal precedente giudizio, è
inconferente. Sia soggiunto per completezza che - senza che qui occorra
esaminarne il fondamento - stante a quanto spiegato in corso di procedura,
l'unico rimprovero mosso in modo comprensibile in Assemblea è riferito a un
episodio lontano nel tempo (addirittura nel 1995, doc. P) e, pertanto,
insuscettibile comunque di giustificare il diniego. Infine, fatta eccezione per
l'episodio testé citato, non risulta dagli atti che la Corporazione abbia mosso
tempestivi rimproveri all'insorgente per comportamenti ritenuti contrari agli
interessi della Corporazione né ciò è stato comunque sia tematizzato in Assemblea.
4.5
Tutto ciò premesso,
alla luce delle informazioni di cui disponeva e della discussione consegnata a verbale,
l'Assemblea ha ancora una volta emesso una decisione lesiva del diritto,
siccome procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento. Essa,
sulla base di quanto effettivamente portato con il Messaggio, il Rapporto e il
complesso degli interventi avrebbe dovuto invece concedere lo stato di patrizio
a CO 1. Solo così essa avrebbe fatto uso correttamente del pur ampio margine di
manovra che le pertocca. Infatti, posto che non sono state addotte valide motivazioni
per rigettare la richiesta, determinante risulta essere l'interesse a mantenere
una sufficiente popolazione patrizia, ciò che permette di garantire al meglio
lo svolgimento anche in futuro dei compiti di interesse pubblico da parte del
Patriziato. A ragione, quindi, il Governo ha annullato la decisione abusiva,
obbligando l'Ufficio della Corporazione ha iscriverlo nel registro dei patrizi,
ovvero a concedergli lo stato di patrizio.
5.
In esito alle pregresse considerazioni, il ricorso
dev'essere respinto. Non si preleva
la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 6 LPAmm). La Corporazione rifonderà
a CO 1 un'indennità per ripetibili (art. 49 LPAmm).
Per
questi motivi,
decide:
1.
Il ricorso è
respinto.
2.
Non si
preleva la tassa di giustizia. La RI 1 rifonderà a CO 1 fr. 2'000.- per
ripetibili.
3.
Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82.
segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).
4.
Intimazione
a:
Per
il Tribunale cantonale amministrativo
Il
vicepresidente Il vicecancelliere