01.3005 · Mozione · 2001-01-29
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Le armi e le munizioni contenenti uranio impoverito (DU = depleted uranium) non sono
contemplate dall'articolo 8 paragrafo 2 lettera b xvii dello Statuto di Roma della Corte
penale internazionale, che sanziona l'impiego di armi velenose. Secondo la dottrina del
diritto internazionale vigente, nella fattispecie si tratta di armi che sono state rese tossiche
intenzionalmente o il cui scopo è di avvelenare le persone. Lo Statuto di Roma non
costituisce quindi un quadro appropriato per sancire un divieto delle munizioni all'uranio
impoverito.
Il divieto dell'impiego di armi avviene nell'ambito di altri strumenti di diritto internazionale,
segnatamente in quello della Convenzione del 10 ottobre 1980 sul divieto o la limitazione
dell'impiego di talune armi classiche che possono essere ritenute capaci di causare effetti
traumatici eccessivi o di colpire in modo indiscriminato (con protocolli I-IV; detta anche
"Convenzione sulle armi disumane"). Il lancio di una nuova iniziativa nel quadro dei
negoziati periodici di revisione di detta Convenzione avrà qualche probabilità di successo
soltanto se si dispone di dati sufficientemente sicuri dal profilo scientifico. Le ricerche
finora condotte non hanno dato alcun risultato che permetta di qualificare le armi e le
munizioni all'uranio impoverito come armi che causano effetti traumatici eccessivi.
Tuttavia il Consiglio federale attribuisce grande importanza alla sicurezza del personale
civile e militare che impiega come pure a quella della popolazione locale residente nelle
zone in cui sono state utilizzate munizioni DU. Fin dall'inizio ha quindi trattato con molta
serietà le questioni relative alle munizioni DU utilizzate nell'Europa balcanica. La Svizzera
ha reagito tempestivamente in termini d'informazione e di misure concrete.
Già nell'ambito dell'operazione Focus, un'azione di aiuto umanitario di Russia, Grecia e
Svizzera nella Repubblica federale di Jugoslavia, nel 1999 la DSC aveva incaricato alcuni
esperti di svolgere un'indagine sui residui di munizioni DU in Serbia, nel corso della quale
non è stato constatato alcun rischio per la salute.
Anche il Laboratorio di Spiez ha indicato, nelle informazioni generali pubblicate nel
gennaio 2000, che i rischi per la salute legati alle munizioni DU potevano essere
considerati trascurabili. Questo risultato è stato confermato da un'équipe di specialisti del
Laboratorio di Spiez che, tra il 6 e l'8 giugno 2000, ha svolto una missione di studio sul
posto. Nel rapporto pubblicato il 13 marzo 2001, gli specialisti hanno constatato che, a
parte le zone del Kosovo in cui l'impiego di munizioni DU è conosciuto e attestato, le
persone che vivono e lavorano in questo Paese hanno subito un'esposizione trascurabile
all'uranio impoverito. Si può quindi praticamente escludere qualsiasi rischio per la salute
legato al DU per i militari della Swisscoy in Kosovo.
Nell'aprile 2000, la DSC ha peraltro finanziato uno studio nel quadro del Programma delle
Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) allo scopo di chiarire la questione dei rischi
ambientali legati al DU. A tal fine, nel novembre 2000 ha avuto luogo sul posto una
missione di studio i cui risultati sono stati pubblicati il 13 marzo 2001. I ricercatori sono
giunti alla conclusione che non vi era stata alcuna contaminazione estesa del suolo e che,
di conseguenza, i rischi radiologici e chimici erano trascurabili. Gli autori dello studio
hanno tuttavia raccomandato di adottare alcune misure di precauzione, quali la pulizia
delle zone in cui erano state utilizzate munizioni DU, nonché l'informazione della
popolazione locale.
I contingenti della Swisscoy sono stati informati fin dall'inizio (ossia dall'autunno 1999) sul
pericolo costituito dalle mine e dai proiettili inesplosi e sono stati istruiti in merito. Sia nel
quadro della loro formazione di base a Bière sia durante la loro missione sul posto, i
membri del contingente hanno ricevuto l'ordine di non toccare in nessun caso le mine e i
proiettili inesplosi. Il contingente è stato inoltre regolarmente e ampiamente informato sul
posto sulla problematica legata al DU.
All'inizio del 2001, dopo i primi annunci di casi di leucemia ai danni di soldati della KFOR, i
servizi federali interessati hanno di nuovo reagito tempestivamente effettuando un esame
medico approfondito. Tutti gli esperti svizzeri che dal 1995 erano impegnati a titolo civile o
militare nell'Europa balcanica sono stati immediatamente informati per scritto e invitati a
sottoporsi a un test sanguigno volontario, coordinato dagli enti assistenziali.
Il 17 gennaio 2001, il consigliere federale Samuel Schmid ha incaricato il laboratorio di
Spiez di analizzare i residui di munizioni DU al fine di determinare la presenza di eventuali
tracce di plutonio. I tenori misurati dal Laboratorio di Spiez si situano a livelli bassi nella
scala misurabile, al limite del rilevamento. Il plutonio trovato non presenta quindi alcun
potenziale di rischio supplementare.
La DSC ha contattato la missione dell'ONU in Kosovo (UNMIK), l'ufficio dell'Alto
rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, l'UNEP e l'Organizzazione mondiale della sanità
(OMS) al fine di vagliare la possibilità di adottare misure per informare e sottoporre a
esame medico la popolazione locale. Nel gennaio 2001, l'OMS ha inviato un gruppo
d'esperti in Kosovo per effettuare un'indagine sugli effetti delle munizioni all'uranio sulla
popolazione locale. Ha inoltre deciso di istituire una task-force sul DU, il cui responsabile è
stato messo a disposizione dalla DSC.
Il 26 aprile 2001, l'OMS ha pubblicato e commentato una monografia molto esaustiva
sull'uranio impoverito. Ne risulta che l'impiego di munizioni DU ha provocato soltanto una
contaminazione molto localizzata su una superficie di pochi centimenti o decimetri intorno
al punto d'impatto. Ciò consente di concludere che la probabilità che sussistano pericoli
per la salute della popolazione è molto ridotta se le persone non rimangono troppo a lungo
nelle immediate vicinanze di tali punti e fintanto che non pervengano quantitativi importanti
nella catena alimentare o nella falda freatica. La monografia ha altresì individuato un certo
numero di questioni che dovranno essere oggetto di ricerche più approfondite.
Generalmente la comunità internazionale ha preso molto sul serio la questione ed ha
reagito su vari fronti. La NATO si sforza di esercitare una politica d'informazione aperta e
collabora strettamente con i suoi partner del PPP e con le organizzazioni internazionali per
cercare di risolvere tutte le questioni. Un comitato ad hoc sull'uranio impoverito, di recente
istituzione, funge da piattaforma per lo scambio di informazioni. L'UNEP e l'OMS hanno
effettuato le indagini già menzionate. Anche un gruppo di esperti nominato dalla
Commissione europea (in virtù dell'art. 31 del Trattato Euratom) è giunto alla conclusione
che il carico radiologico dovuto all'uranio impoverito non ha alcun effetto dimostrabile sulla
salute umana. Nessuno di questi ampi sforzi e nessuna di queste indagini hanno finora
incitato uno Stato straniero a proporre formalmente un divieto delle munizioni DU.
I servizi federali competenti stanno esaminando la questione per determinare se la
Svizzera debba impegnarsi a favore di un disciplinamento internazionale delle munizioni
DU. Attualmente sul piano internazionale non è in atto nessun tentativo per vietare simili
munizioni fintanto che non si dimostrerà l'esistenza di una relazione tra l'impiego di
munizioni DU e un aumento statisticamente significativo di malattie specifiche. Le indagini
scientifiche svolte finora, comprese quelle dell'UNEP e dell'OMS, in merito al pericolo che i
residui di munizioni DU possono rappresentare per civili e militari non hanno evidenziato
alcun rischio pertinente per la salute. Tuttavia, se altre indagini dovessero concludere che
esiste un rischio effettivo per l'uomo e l'ambiente legato all'impiego di munizioni DU, il
Consiglio federale non esiterebbe a prendere immediatamente le misure che si
impongono.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.