02.3098 · Interpellanza · 2002-03-20
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
L'aspirazione all'indipendenza di una parte delle forze politiche e della popolazione del Montenegro ha portato nella Repubblica federale di Jugoslavia a tensioni che lasciavano presagire gravi disordini. L'Unione europea (UE), nella persona del suo Segretario generale J. Solana, ha svolto un ruolo attivo di mediazione nelle relazioni fra la Serbia e il Montenegro in vista della fondazione di un nuovo ordine statale chiamato a sostituire quello della Repubblica federale di Jugoslavia. In tal modo, l'UE ha voluto unicamente rispondere alle attese espresse a Belgrado e a Podgorica, dove questo interessamento è stato considerato come una dimostrazione d'attenzione dell'Europa nei confronti di questa regione e del suo avvenire.
L'accordo del 14 marzo costituisce soltanto il punto di partenza di un processo destinato a concretizzarne le idee principale. Questo accordo ha ottenuto nel frattempo l'approvazione dei parlamenti serbo e montenegrino. Nuove costituzioni - federale, serba e montenegrina - dovranno essere elaborate e approvate dai rispettivi parlamenti. Ne consegue che gli elettori potranno esercitare il loro controllo democratico sull'evoluzione di tale processo.
Per quanto riguarda il Kosovo, la comunità internazionale dispone ancora in questa regione di vasti poteri per il tramite dell'Incaricato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite. Tuttavia, in conformità della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, la Missione delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) opera per trasferire progressivamente le sue responsabilità alle "istituzioni provvisorie per un'amministrazione autonoma", incaricate di promuovere in Kosovo una graduale autonomia in attesa di trovare una soluzione politica per lo statuto di questo territorio.
Non è corretto tacciare di colonialismo gli sforzi della comunità internazionale volti ad aiutare le popolazioni interessate a superare le tensioni profondamente radicate nella loro storia. La Svizzera si è detta solidale con questi sforzi poiché si fondano su valori e convinzioni che essa condivide (democrazia, rispetto e promozione dei diritti dell'uomo, coesistenza pacifica fra le diverse comunità) e che promuovono interessi che sono pure quelli svizzeri (in particolare stabilizzazione della regione, normalizzazione e miglioramento delle condizioni di vita, promozione della cooperazione regionale).
Alla luce di tale situazione, il Consiglio federale risponde come segue alle domande formulate dall'interpellante:
1. L'Unione europea, che gode di grande influenza nei Balcani occidentali, ha svolto e continua a svolgere fra la Serbia e il Montenegro il ruolo di mediatore. Le fasi previste per l'istituzione di un nuovo ordine costituzionale, che implicano un controllo dei tre parlamenti interessati, non fanno sorgere dubbi sul carattere democratico del processo scelto. Quanto al Kosovo, il suo statuto rimane quello stabilito nella risoluzione 1244 (1999) e conserva la sua validità nonostante l'accordo politico del 14 marzo fra Belgrado e Podgorica.
2. Dall'istituzione dell'UNMIK, la situazione in Kosovo è notevolmente migliorata a tutti i livelli (ricostruzione, sicurezza, sviluppo democratico, economia), seppure a ritmi diversi secondo i vari ambiti. È opinione generale che una presenza internazionale, anche militare, rimarrà necessaria ancora per diversi anni. Per solidarietà internazionale e per interesse, la Svizzera intende continuare, come sinora, a contribuire agli sforzi internazionali in Kosovo.
3. Il Consiglio federale ha illustrato d'altro canto le ragioni che l'hanno indotto ad armare il contingente svizzero in Kosovo, come pure le sue intenzioni in materia (messaggio del 12 settembre 2001 a sostegno del decreto federale sulla partecipazione della Svizzera alla Forza multinazionale per il mantenimento della pace in Kosovo [KFOR]). Queste considerazioni rimangono valide anche oggi.
4. Il Consiglio federale è regolarmente informato sulla situazione nella regione e sulle attività dei gruppi e partiti politici interessati. Negli ultimi anni, la situazione in Kosovo non ha avuto ripercussioni violente nel nostro Paese. Il Consiglio federale è deciso a prevenire simili ripercussioni sia per il tramite della politica che esso conduce in questa regione sia mediante misure di sorveglianza adottate sul piano interno.
Risposta del Consiglio federale.