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04.1041 · Interrogazione urgente · 2004-05-03

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

Secondo l'articolo 40 della Costituzione federale, la Confederazione deve contribuire a rafforzare i legami che uniscono gli Svizzeri e le Svizzere dell'estero tra loro e alla Svizzera. Questa missione è adempiuta tramite il periodico "Rivista svizzera", distribuito gratuitamente a oltre 350 000 fuochi iscritti presso le rappresentanze svizzere all'estero. Dopo l'introduzione del diritto di voto per corrispondenza, il 1° luglio 1992, il numero di edizioni di "Rivista svizzera" è passato da quattro a sei all'anno.

Secondo l'articolo 17 dell'ordinanza sui diritti politici degli Svizzeri dell'estero (RS 161.51), il periodico "Rivista svizzera" ha il compito di informare i cittadini elvetici residenti all'estero sulle votazioni e elezioni in preparazione. La rivista è pubblicata dall'organizzazione degli Svizzeri dell'estero (OSE) ossia un'associazione mantello che raggruppa 750 associazioni e istituzioni svizzere presenti nelle diverse parti del mondo. Altrimenti detto, la Confederazione ha affidato l'informazione degli Svizzeri dell'estero ad un'organizzazione che, in quanto ente neutrale sul piano politico e capace di rappresentare gli interessi della Quinta Svizzera, è in grado di garantire un'informazione equilibrata e oggettiva dei cittadini residenti all'estero.

Un accordo stipulato il 15 luglio 1992 definisce la collaborazione tra il Servizio degli Svizzeri dell'estero del DFAE e l'OSE per quanto riguarda la pubblicazione di "Rivista svizzera". L'OSE è totalmente responsabile della pubblicazione. Nell'ambito degli obiettivi di "Rivista svizzera" (informazione dei lettori sui principali mutamenti in corso in Svizzera, comunicazione delle informazioni necessarie per l'esercizio dei diritti politici, rafforzamento dei legami tra gli Svizzeri dell'estero e la loro patria, ecc. ), la redazione è libera di concepire e redigere ogni articolo nel modo che preferisce. È tuttavia indispensabile che essa utilizzi questa autonomia in modo responsabile e che, nei suoi lavori, consideri a adeguatamente il ruolo di "Rivista svizzera" in quanto unico periodico destinato agli Svizzeri dell'estero. La redazione ha dunque un obbligo di oggettività e di equilibrio. Una commissione, in cui anche il Servizio degli svizzeri dell'estero del DFAE è rappresentato, assiste l'editore di "Rivista svizzera" nell'esecuzione del suo mandato di pubblicazione e vigila sul rispetto dei principi di etica giornalistica.

Il Consiglio federale ritiene che i due articoli apparsi nel numero 1 del marzo 2004, che l'autore dell'interrogazione urgente critica, non ledano i principi sopra indicati. Nell'editoriale, intitolato "Europe: l'adhésion, si loin!", Charly Veuthey commenta la posizione dei fautori di un'adesione all'Unione europea dopo le elezioni in Parlamento e in Consiglio federale e si esprime sulle prospettive del dibattito sull'Europa. Quanto all'articolo di Gabriela Brodbeck, espone in modo descrittivo e con l'ausilio di fatti, l'allargamento dell'Europa ai paesi dell'Est e il modo in cui gli accordi settoriali esistenti tra la Svizzera e l'Unione europea, in particolare l'accordo sulla libera circolazione delle persone, saranno estesi ai nuovi paesi membri. Il solo giudizio emesso fa riferimento alla valutazione del Consiglio federale, che considera l'allargamento dell'Unione europea verso Est e, di conseguenza, l'estensione degli accordi bilaterali ai 10 nuovi paesi membri come un'opportunità economica per la Svizzera.

Di seguito sono elencate dettagliatamente le risposte del Consiglio federale alle domande poste.

1. La Confederazione assume integralmente i costi di "Rivista svizzera". Il Servizio degli Svizzeri dell'estero del DFAE finanzia le spese redazionali e le spese di spedizione, l'Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) assume i costi di stampa. Dato che l'UFCL registra separatamente le spese di stampa di "Rivista svizzera" soltanto a partire dal 1995, i costi globali possono essere stabiliti soltanto a partire da questa data. Eccoli:

1995: Fr. 2'328'412

1996: Fr. 2'321'139

1997: Fr. 2'375'275

1998: Fr. 2'251'398

1999: Fr. 2'442'064

2000: Fr. 3'143'194

2001: Fr. 2'782'735

2002: Fr. 2'849'642

2003: Fr. 2'569'974

La progressione dei costi a partire dalla fine degli anni '90 dipende dall'aumento delle tariffe di spedizione di "Rivista svizzera" all'estero. Va inoltre considerato l'aumento di tiratura - oltre 50 000 esemplari - a partire dal 1995. Grazie al nuovi contratti stipulati con La Posta svizzera, i costi hanno potuto essere considerevolmente ridotti a partire dal 2000.

2. Le cifre indicate al punto 1 corrispondono alle spese totali. Per un calcolo dei costi complessivi, bisognerebbe considerare gli introiti delle entrate pubblicitarie, che servono a finanziare i costi di produzione di "Rivista svizzera" e il cui importo è dedotto dalle spese della Confederazione. Nel 2003, tale importo si aggirava attorno ai 240 000 CHF.

3. Non esistono finanziamenti di "Rivista svizzera" non coperti dalla confederazione.

4. È garantito sul piano istituzionale che "Rivista svizzera", per quanto riguarda i contenuti e la scelta degli argomenti, offre agli Svizzeri dell'estero informazioni oggettive ed equilibrate sugli avvenimenti politici, economici e culturali svizzeri. La redazione della rivista adempie perfettamente questo mandato. Di conseguenza, misure specifiche intese ad introdurre pareri e punti di vista contrari in "Rivista svizzera", quali li auspica l'autore dell'interrogazione, non sono opportune.

5. Il Consiglio federale ritiene ingiustificato far dipendere in futuro il sostegno finanziario consentito a "Rivista svizzera" da condizioni estranee all'accordo concluso il 15 luglio 1992 con l'OSE, quale responsabile della pubblicazione. Parimenti, il Consiglio federale considera adeguate e accettabili le spese totali di circa 2,5 milioni di franchi per l'informazione degli Svizzeri dell'estero - il cui numero supera ormai 600 000 - su quanto avviene nel paese in cui hanno le loro radici.

Risposta del Consiglio federale.