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04.3470 · Interpellanza · 2004-09-29

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

"Lavorate di più, guadagnate di meno, paghiamo meno imposte, altrimenti ci trasferiamo all'estero!" È questo l'attuale ricatto di numerose multinazionali e PMI.

Nel duplice obiettivo di porre fine a questi ricatti e di limitare le delocalizzazioni, il Consiglio federale prevede di:

- vietare i trasferimenti all'estero alle imprese che beneficiano di sovvenzioni o di prestiti statali e nel caso di contratti finanziati con fondi pubblici?

- favorire la formazione e la riconversione delle categorie professionali più esposte alle delocalizzazioni?

- indurre le imprese che si trasferiscono all'estero a investire in materia sociale, nella promozione della democrazia e/o nella protezione ambientale nei paesi di destinazione?

Inoltre il Consiglio federale è consapevole che rimettere in questione le conquiste sociali in Svizzera non permetterà in alcun modo di lottare contro i trasferimenti delle aziende all'estero?

Begründung

Sebbene siano drammatiche per i lavoratori coinvolti, le delocalizzazioni incidono soltanto in lieve misura sulla situazione occupazionale complessiva dei paesi occidentali (secondo un censimento dell'Osservatorio europeo del cambiamento, dall'inizio del 2002 solo il 4,8% dei posti di lavoro soppressi in Europa è provocato da questi trasferimenti). Inoltre, le differenze - costo della manodopera, diritto del lavoro, ecc. - tra i Paesi occidentali e l'Asia, l'India o gli stessi Paesi dell'Europa dell'est sono in ogni caso troppo notevoli per poter essere attenuate in modo significativo dallo sgravio degli oneri sociali o da un aumento della durata del lavoro. Quindi bisogna affermare che l'effetto principale ricercato dai datori di lavoro che agitano lo spettro delle localizzazioni consiste nell'indebolimento degli standard occidentali in materia di conquiste sociali.

Noi privilegiamo il miglioramento delle condizioni sociali nei Paesi che attirano le imprese. Attualmente esse hanno spesso un peso economico e politico che permette loro di esercitare pressione sui governi e persino di limitare l'accesso locale alla tecnologia e al miglioramento delle condizioni di lavoro. Per questo si è pensato di indurre le imprese che si trasferiscono all'estero a investire nella crescita qualitativa di queste regioni. Finché Paesi come la Cina resteranno dei paradisi per gli imprenditori con pochi scrupoli, i loro vantaggi comparativi continueranno a innescare effetti perversi sia nel paese di destinazione sia in quello d'origine.

Poiché nell'uno sfruttano le persone, nell'altro creano disoccupazione, le delocalizzazioni costituiscono una questione sia economica sia politica, di cui i poteri pubblici devono occuparsi, in particolare sostenendo la formazione. A maggior ragione dal momento che questo fenomeno rischia di espandersi: se ieri si limitava al settore industriale, oggi investe ormai anche quello terziario.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è consapevole che i trasferimenti all'estero delle aziende possono provocare dolorose conseguenze ai lavoratori. Tuttavia, la ricchezza economica del nostro Paese si basa in maniera determinante sui vantaggi della ripartizione internazionale del lavoro, che rende possibili esportazioni supplementari dalla Svizzera (soprattutto di servizi) e importazioni più economiche.

Le delocalizzazioni sono riconducibili a tre fattori principali: costi unitari del lavoro, condizioni giuridiche quadro e costi delle transazioni. Se si vogliono evitare le delocalizzazioni o compensare i loro effetti con la creazione di nuovi posti di lavoro, è importante che i costi unitari del lavoro siano equilibrati, che le condizioni quadro favoriscano gli investimenti a forte valore aggiunto e che l'infrastruttura pubblica sia integra. Le nostre conquiste sociali saranno assicurate soltanto quando la nostra economia ritroverà la strada della crescita e presenterà un'elevata produttività del lavoro.

1. Sulla base di quanto sopra esposto, il Consiglio federale non intende subordinare gli aiuti statali o gli appalti pubblici all'obbligo di rinunciare alle delocalizzazioni. Non si devono infatti ostacolare le imprese che cercano di conquistare nuovi mercati ottimizzando la loro produzione a livello mondiale.

2. Trattative salariali flessibili hanno garantito in passato un equilibrio a lungo termine sul mercato svizzero del lavoro, senza grandi interventi da parte dello Stato. Procedendo in questo modo, i lavoratori colpiti dalle delocalizzazioni troveranno un altro lavoro in tempi ragionevoli. Inoltre, l'assicurazione contro la disoccupazione offre già opportunità di riconversione professionale e nel 2006 la formazione continua costituirà l'oggetto di un rapporto del Consiglio federale.

3. Sul piano internazionale la Svizzera si impegna a tutti gli effetti a favore della promozione della democrazia, nonché di una migliore tutela dell'ambiente e delle condizioni sociali.

A livello privato, numerosi investitori svizzeri all'estero contribuiscono sin d'ora al miglioramento delle condizioni sociali e ambientali nel paese ospite grazie ai loro standard elevati. Alcune imprese si spingono addirittura oltre, impegnandosi in progetti di sviluppo. Al fine di incentivare le imprese che si trasferiscono all'estero a rispettare i principi essenziali di protezione sociale e ambientale, il Consiglio federale sostiene varie iniziative finalizzate a promuovere la responsabilità delle imprese (corporate responsibility). Tra queste, si citano gli strumenti dell'Organizzazione internazionale del lavoro e l'iniziativa "Global Compact" delle Nazioni Unite. Infine, i principi guida dell'OCSE per le imprese multinazionali si rivolgono a tutti gli investitori svizzeri all'estero e possono essere invocati, in caso di violazione, davanti al punto di contatto nazionale (National Contact Point), che nella fattispecie sottostà al Segretariato di Stato dell'economia.

Risposta del Consiglio federale.