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04.3561 · Interpellanza · 2004-10-07

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Riguardo all'intesa dei 147 membri dell'OMC, raggiunta il 1° agosto 2004 in merito all'ulteriore modo di procedere nell'ambito dei negoziati di Doha, si è spesso detto che la liberalizzazione dell'agricoltura nei Paesi ricchi avrebbe consentito di risolvere almeno parzialmente i problemi dei Paesi in sviluppo. Inoltre è stato ribadito più volte che, complessivamente, le decisioni adottate il 1° agosto 2004, e di conseguenza anche l'ulteriore ampia liberalizzazione dell'agricoltura svizzera prevista in tale occasione, dovrebbero essere considerate un passo importante verso un proficuo sviluppo dell'economia svizzera.

In questo contesto rivolgo al Consiglio federale le seguenti domande:

1. Esso non condivide l'opinione secondo cui il fatto che le principali nazioni commerciali o i più importanti gruppi commerciali abbiano contraddistinto in modo determinante i negoziati di Ginevra, anche nel settore agricolo, contraddice la tesi secondo la quale soprattutto i Paesi in sviluppo più poveri approfittano della liberalizzazione?

2. Il Consiglio federale ritiene che il diktat degli esportatori di prodotti agricoli sia in grado di imporsi?

3. Esso condivide il parere secondo cui, sui mercati liberalizzati, le strutture agrarie dei Paesi poveri, caratterizzate dalla presenza di piccoli contadini, non sono in grado di resistere nel confronto con i sistemi agricoli dei Paesi ricchi, che dispongono di una tecnologia molto avanzata, e in particolare nel confronto con le grandi ditte commerciali nel settore agricolo?

4. Corrisponde al vero l'impressione che i risultati dei negoziati di Ginevra nel settore agricolo sono relativamente concreti, mentre nel settore industriale essi sono sfociati in disposizioni molto vaghe e in semplici dichiarazioni d'intenti per quanto riguarda il settore dei servizi?

5. Nel caso della Svizzera non occorre pertanto definire poco equilibrato il risultato dei negoziati, tanto più se si considera che i "temi di Singapore", ritenuti importanti per l'economia del nostro Paese all'inizio dei negoziati, non sono quindi stati inseriti nell'ordine del giorno?

6. Il Consiglio federale non condivide l'opinione secondo la quale per il futuro dell'economia svizzera sono necessari sforzi in tutti i settori? A tale proposito non occorre che anche l'agricoltura dia il proprio contributo, che in fin dei conti resterà tuttavia abbastanza modesto?

7. Il Consiglio federale condivide l'impressione che i negoziati dell'OMC tra le grandi e le piccole nazioni si sono svolti in modo non equilibrato e antidemocratico?

Stellungnahme des Bundesrates

Come già illustrato in occasione della risposta all'interpellanza dell'unione democratica di centro, del 22 settembre 2004, il 1° agosto 2004 i 147 membri dell'OMC a Ginevra hanno raggiunto un accordo in relazione a una serie di contenuti negoziali e di decisioni. Ciò ha consentito un rilancio dei negoziati di Doha.

Alle singole domande poste dall'interpellante è possibile rispondere nel modo seguente:

1. Anche se le grandi nazioni commerciali hanno svolto un ruolo importante durante i negoziati che hanno portato alla decisione del 1° agosto 2004, nel quadro del G-20 (gruppo di Paesi in sviluppo che, uniti, rappresentano più del 50% della popolazione mondiale) e del G-90 (Paesi africani, caraibici e del Pacifico), i Paesi in sviluppo hanno potuto contribuire in modo decisivo al raggiungimento di tale risultato. Durante la fase terminale dei negoziati, nella decisione sono state incluse numerose disposizioni favorevoli ai Paesi in sviluppo. I Paesi in sviluppo più poveri, pure interessati ad un'apertura dei mercati nel settore agricolo, potranno realmente approfittare del processo di liberalizzazione a condizione che i Paesi sviluppati, nonché i maggiori Paesi emergenti, siano disposti a fare delle concessioni nel quadro delle prossime tappe negoziali.

2. Anche gli esportatori di prodotti agricoli hanno dovuto fare concessioni in misura determinante. Per questo motivo, non si può parlare di diktat. Ad esempio, l'aiuto alimentare deve essere regolamentato, i crediti all'esportazione non possono comprendere elementi di sovvenzione alle esportazioni e le imprese commerciali di stato attive nell'esportazione - si tratta di istituzioni particolarmente diffuse nei Paesi in questione - devono confrontarsi con disposizioni più severe. Da ultimo, anche le tasse d'esportazione devono essere oggetto di negoziato.

3. Qualora le sovvenzioni alle esportazioni fossero eliminate e aumentasse l'apertura dei mercati agricoli nei Paesi industrializzati, proprio le ditte operanti nel commercio dei prodotti agricoli potrebbero svolgere un ruolo importante per rafforzare le esportazioni dei Paesi in sviluppo. Tramite contratti di produzione, tale processo potrebbe coinvolgere anche i piccoli contadini. Indipendentemente dalla presenza di aziende commerciali, anche i piccoli contadini dei Paesi in sviluppo tenderanno sempre più a specializzarsi in colture ad elevata intensità di mano d'opera. In che misura essi potranno essere concorrenziali nell'ambito di mercati più liberalizzati, dipenderà fortemente da come verranno realizzate le condizioni quadro nei singoli Paesi. La lotta alla povertà può risultare efficace soltanto se il processo di liberalizzazione del mercato è accompagnato da riforme interne, che aiutino i piccoli contadini ad aumentare la loro produttività. A tale proposito, il miglioramento delle infrastrutture rurali, le riforme agrarie, il sistema bancario e la formazione rivestono un'importanza notevole.

4. In effetti, la formulazione dei risultati ottenuti nel settore agricolo e in quello dei prodotti industriali risulta caratterizzata da maggiore concretezza rispetto ad altri ambiti, tra cui il ramo dei servizi. Ciò in conseguenza della diversa struttura negoziale: nel settore agricolo e in quello industriale vengono stabilite modalità negoziali, mentre i negoziati inerenti alle prestazioni di servizi avvengono bilateralmente, sulla base di domande e di offerte presentate già da molto tempo, anche se non ancora da parte di tutti i membri. Per ciò che riguarda entrambi gli accordi quadro, quello del settore agricolo risulta più dettagliato rispetto a quello concernente i prodotti industriali. Infatti, nel settore agricolo vengono trattati anche gli aspetti concernenti le forme di sostegno e di sovvenzione all'esportazione, mentre per quanto concerne i prodotti industriali, è ancora soltanto l'accesso al mercato ad essere oggetto di regolamentazione.

5. Complessivamente, il risultato dei negoziati corrisponde agli interessi della Svizzera, nonostante tre dei quattro "temi di Singapore" non possano essere discussi nel quadro delle trattative in questione. Tuttavia, sono stati avviati negoziati inerenti ad uno dei "temi di Singapore", vale a dire le agevolazioni commerciali. L'avvio di tali negoziati è da valutare positivamente, in quanto i costi generati dalle transazioni commerciali attualmente oscillano tra il 7% e il 10% del valore della merce. Un abbassamento di questi costi tornerà a profitto soprattutto delle piccole e medie imprese.

6. In effetti, in tutti i settori si renderanno necessari degli sforzi. Nel frattempo, nel quadro dei diversi cicli di Doha e dell'OMC, il processo di liberalizzazione dell'accesso al mercato dei prodotti industriali è già notevolmente avanzato (in media, i diritti doganali ammontano in Svizzera al 2-3%), ciò che non consente più ulteriori concessioni significative. Diventa perciò ancora più importante raggiungere un risultato equilibrato, in tutti i settori e per tutti i membri.

7. La tendenza in atto negli ultimi anni mostra che il ruolo svolto da gruppi di Paesi membri dell'OMC come partner negoziali assume un'importanza sempre maggiore. Ciò non sorprende, se si considera la difficoltà di trovare un accordo tra i 148 membri, caratterizzati da interessi che, in parte, sono molto divergenti. Tuttavia, non si può dimenticare che nell'OMC i Paesi piccoli e medi costituiscono la grande maggioranza e che, grazie al principio del consenso, anche un piccolo Paese membro può opporsi ad una decisione. Il fatto che accanto a Russia, Ucraina e Arabia Saudita anche molti piccoli Paesi abbiano avviato il processo di adesione all'OMC, indica dopotutto che anche questi ultimi sono interessati ad entrare a far parte di questa organizzazione.

Risposta del Consiglio federale.