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05.3028 · Interpellanza · 2005-03-02

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Nonostante una leggera crescita economica, il numero di disoccupati in Svizzera non accenna a diminuire. Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione è nuovamente cresciuto, soprattutto nei Cantoni di confine.

Sospettiamo fortemente che vi sia un legame tra il tasso di disoccupazione, da un lato, e l'incremento del numero di frontalieri e il continuo esaurimento dei contingenti accordati nell'ambito della libera circolazione, dall'altro. La situazione è ancor più preoccupante se si considera che la Svizzera prevede di estendere presto la libera circolazione delle persone ai nuovi membri dell'Unione europea. L'allargamento a Est dell'UE aumenta il potenziale migratorio e finirà per aggravare il problema della disoccupazione in Svizzera.

I risultati dell'analisi di questa evoluzione saranno molto importanti per i cittadini al momento in cui dovranno pronunciarsi sulla libera circolazione. Chiediamo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Come sono evolute nel 2003 e nel 2004:

a. le cifre mensili relative ai contratti di lavoro con cittadini svizzeri,

b. le cifre mensili relative ai contratti di lavoro con cittadini stranieri provenienti dall'UE,

c. le cifre mensili relative ai contratti di lavoro con cittadini stranieri provenienti da Stati non membri dell'UE?

2. Il Consiglio federale condivide la nostra preoccupazione riguardo all'evoluzione delle cifre relative alla disoccupazione dei cittadini svizzeri? Attribuisce anch'esso questa tendenza alla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE? Considerata l'evoluzione di tali cifre, ritiene ancora di poter affermare che la libera circolazione non comporta un incremento della disoccupazione?

3. Condivide inoltre l'opinione secondo cui nelle circostanze attuali l'estensione della libera circolazione delle persone ai Paesi dell'Est provocherebbe un ulteriore massiccio aumento della disoccupazione?

4. È vero che le prestazioni sociali svizzere sono superiori alle prestazioni sociali medie dell'UE e che costituiscono pertanto un'attrattiva supplementare?

5. È vero che, nell'ambito dei Bilaterali I, la Francia ha formulato una riserva relativa alle prestazioni sociali, nella quale esclude qualsiasi aumento futuro del livello delle prestazioni sociali dell'UE per raggiungere il livello svizzero?

6. Il Consiglio federale è disposto a cambiare rotta e ad adottare le necessarie contromisure? In caso affermativo, quali?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale stila un bilancio complessivamente positivo dei primi due anni e mezzo di applicazione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC). L'ondata migratoria che alcuni temevano non si è verificata. L'immigrazione è, anzi, leggermente calata nell'insieme. Si constata tuttavia un cambiamento nella sua composizione: gli immigrati in provenienza dai Paesi UE/AELS sono aumentati, mentre quelli provenienti da altri Paesi sono diminuiti. Questa evoluzione è stata voluta. Essa è conforme alla politica migratoria binaria adottata dalla Svizzera, che intende privilegiare l'accesso di cittadini dell'UE attraverso una liberalizzazione graduale nell'ambito dell'ALC ed ammettere i lavoratori di altri Paesi soltanto in misura limitata e se possiedono qualifiche elevate.

Dall'entrata in vigore dell'ALC (1° giugno 2002), l'evoluzione dell'immigrazione ha risposto alle previsioni e alle esigenze della piazza economica svizzera. I contingenti per dimoranti permanenti (15 000) sono stati, come previsto, esauriti, soprattutto in seguito ad alcuni effetti di adeguamento - molti frontalieri, specialmente germanici, hanno trasferito il loro domicilio in Svizzera - e di recupero, per quanto riguarda le assunzioni, da parte delle PMI. Il tasso di utilizzazione dei contingenti per dimoranti temporanei (115 000) è stato invece appena superiore al 50 per cento. Dal 1° giugno 2004, i lavoratori dei 15 Paesi dell'UE non sono più sottoposti alla priorità dei lavoratori nazionali né ai controlli preliminari delle condizioni retributive. I dimoranti temporanei il cui soggiorno in Svizzera non supera i 90 giorni sottostanno soltanto ad un obbligo di notifica e non necessitano più di un permesso. La domanda di questo tipo di lavoratori è da allora fortemente aumentata (circa 40 000 nel primo semestre, di cui la metà per durate inferiori a un mese). Nel contempo, è notevolmente diminuito il numero dei permessi per dimoranti temporanei validi fino a quattro mesi (da circa 16 000 a circa 8200). Si può inoltre presupporre che, grazie alla semplificazione delle procedure, molte persone che in passato lavoravano illegalmente in Svizzera per brevi periodi scelgano ora di attenersi alle disposizioni legali.

L'economia svizzera ha bisogno dei lavoratori stranieri: i nuovi immigrati giunti dall'UE nel 2004 lavoravano principalmente nella costruzione, nella ristorazione e nella sanità. Tre settori, questi, che da molti anni faticano a trovare la manodopera necessaria sul mercato del lavoro svizzero e che, di conseguenza, hanno assorbito oltre un terzo dei lavoratori immigrati dall'UE.

In seguito all'allargamento dell'UE, gli Accordi bilaterali I del 1999, tra cui anche l'Accordo sulla libera circolazione delle persone, si sono estesi ai dieci nuovi Stati membri dell'UE. La Svizzera beneficia, dal profilo economico, dell'allargamento del mercato interno europeo, dell'accesso facilitato ai mercati emergenti dell'Europa dell'Est, dell'apertura di nuovi interessanti mercati del lavoro e della maggiore sicurezza degli investimenti nei nuovi Stati membri. Gli effetti positivi di questo allargamento potrebbero tradursi, secondo le proiezioni, in una duratura crescita supplementare del PIL dello 0,2 a 0,5 per cento - pari a 1 a 2 miliardi di franchi -, di cui la metà sarà da attribuire proprio all'ALC:

- la libera circolazione delle persone facilita il distaccamento di lavoratori svizzeri nei Paesi dell'Europa centrale e orientale;

- viceversa, l'economia svizzera avrà accesso a interessanti mercati di reclutamento di manodopera con un livello di formazione e di qualificazione comparativamente elevato;

- l'estensione della libera circolazione dovrebbe inoltre sortire i suoi effetti in un periodo in cui, in base alle proiezioni demografiche, la popolazione attiva in Svizzera tenderà a diminuire.

1. La statistica svizzera dell'impiego non permette di effettuare valutazioni mensili. Inoltre, soltanto dal secondo trimestre 2003 è possibile effettuare, una volta all'anno, un'analisi dell'impiego per nazionalità tramite la Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS). Le tendenze osservate in base ai dati disponibili corrispondono tuttavia alle previsioni. La tabella seguente riassume l'evoluzione del numero di persone attive in base allo statuto di soggiorno:

Numero di persone attive:

1° trimestre 2003; 1° trimestre 2004; 1° trimestre 2005

- Svizzeri: 3 118 000; 3 136 000; 3 105 000;

- stranieri: 1 032 000; 1 034 000; 1 049 000;

- domiciliati: 592 000; 580 000; 579 000;

- dimoranti annuali: 206 000; 218 000; 232 000;

- frontalieri: 166 000; 171 000; 177 000;

- stagionali, dimoranti temporanei e altri: 68 000; 65 000; 61 000.

Complessivamente, tra il primo trimestre del 2003 e il 1° trimestre del 2005, sono stati occupati 13 000 svizzeri in meno e 17 000 stranieri in più. Il tasso d'occupazione degli svizzeri tra il 2° trimestre 2002 e il 2° trimestre 2004 è rimasto praticamente invariato (diminuzione dall'81,5 all'81,4 per cento). Tale evoluzione rientra comunque nei limiti di variazione normali di queste statistiche. Poiché le serie cronologiche di dati disponibili dall'introduzione della libera circolazione delle persone sono ancora scarse, queste cifre vanno interpretate con le dovute riserve.

I dati più recenti indicano che la proporzione di persone attive provenienti dall'Europa del Nord, dall'Europa dell'Est e da altri Paesi è aumentata, mentre quella delle persone attive provenienti dall'Europa del Sud e dai Balcani occidentali è regredita.

Il Consiglio federale rinvia inoltre al rapporto redatto dall'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone CH-UE per il periodo dal 1° giugno 2002 al 31 dicembre 2004, che sarà pubblicato nel giugno 2005.

2. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui lo sviluppo economico e l'andamento dell'occupazione in Svizzera e nei Paesi limitrofi non sono soddisfacenti. Tale situazione non è però riconducibile all'introduzione dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone. La disoccupazione è aumentata soprattutto nel 2002 e nel 2003, anni in cui i lavoratori nazionali continuavano a beneficiare della priorità rispetto a quelli stranieri. Dalla fine del 2003 è rimasta stabile. Dall'introduzione della libera circolazione delle persone, il tasso di disoccupazione degli svizzeri è rimasto invariato rispetto a quello degli stranieri. Quanto affermato nella domanda 1 riguardo all'occupazione vale anche per la disoccupazione: rispetto agli anni che hanno preceduto l'entrata in vigore dell'ALC, il rischio per gli svizzeri di essere disoccupati non presenta variazioni straordinarie. I dati oggi disponibili non fanno supporre che vi sia una correlazione tra l'evoluzione della disoccupazione e l'introduzione della libera circolazione delle persone.

3. L'estensione della libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'UE non dovrebbe comportare cambiamenti significativi della disoccupazione in Svizzera, in particolare per tre ragioni. In primo luogo, la libera circolazione si applica unicamente alle persone che hanno un contratto di lavoro in Svizzera e non ai disoccupati. In secondo luogo, l'apertura del mercato del lavoro svizzero avverrà gradualmente. In virtù del regime transitorio previsto nel protocollo aggiuntivo sull'estensione della libera circolazione ai nuovi Stati membri dell'UE, il contingentamento, il controllo delle condizioni retributive e la priorità dei lavoratori nazionali saranno mantenuti fino al 2011. Se in seguito si dovesse constatare un afflusso massiccio di lavoratori dall'UE, la Svizzera, in applicazione della clausola di salvaguardia, potrà reintrodurre temporaneamente dei contingenti fino al 2014. In terzo luogo, l'estensione della base di reclutamento e la flessibilizzazione del mercato del lavoro conseguenti all'estensione dell'ALC dovrebbero stimolare la crescita e ridurre in tal modo la disoccupazione strutturale. Viceversa, la non estensione ai nuovi Stati membri potrebbe avere ripercussioni negative per i lavoratori svizzeri, poiché l'isolamento della Svizzera rischierebbe di indurre un numero crescente di imprese a dislocare la loro produzione all'estero.

4. Le prestazioni sociali versate in Svizzera sono effettivamente superiori, in termini assoluti, a quelle di molti altri Paesi. Il livello elevato delle prestazioni è però commisurato al costo della vita. Occorre inoltre rammentare che nei dispositivi di sicurezza sociale vengono prese disposizioni per impedire il "turismo sociale". Fra queste, va menzionato il prolungamento, già deciso, del periodo di contribuzione all'assicurazione contro la disoccupazione. In generale, la Svizzera dispone dei mezzi per difendersi contro le evoluzioni indesiderate. Inoltre, conformemente alle norme della libera circolazione, i cittadini dell'UE possono in linea di principio soggiornare in Svizzera soltanto se dispongono di un contratto di lavoro o di mezzi finanziari sufficienti.

5. No. La Francia non ha formulato nei Bilaterali I alcuna riserva riguardo alle prestazioni sociali.

6. Il Consiglio federale ha già preso due contromisure fondamentali: il regime transitorio che lo autorizza a mantenere fino al 2011 i contingenti, la priorità dei lavoratori nazionali e il controllo delle condizioni retributive e lavorative prima del rilascio di permessi di soggiorno e di lavoro, nonché le misure d'accompagnamento volte a prevenire il dumping salariale. Ha inoltre la possibilità di istituire per tutta la durata del regime transitorio, nell'ambito di una procedura d'approvazione della Confederazione, un controllo del rispetto delle condizioni di tale regime. A medio termine, la libera circolazione migliorerà le possibilità dell'economica svizzera di accedere ai mercati mondiali e di creare così nuovi posti di lavoro in Svizzera. Un gruppo di lavoro interdipartimentale diretto dal Seco esamina costantemente le conseguenze della libera circolazione delle persone e presenta un rapporto annuale. Tale rapporto consentirà al Consiglio federale di individuare tempestivamente eventuali i problemi e di prendere le necessarie contromisure.

Gli interventi che contengono grafici o tabelle possono essere scaricati da: Attività parlamentare / Curia Vista / Interventi che contengono grafici o tabelle.

Risposta del Consiglio federale.