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05.3513 · Mozione · 2005-09-28

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di interrompere le esportazioni, attualmente in corso, di materiale bellico verso gli Emirati Arabi Uniti e di rifiutare qualsiasi nuova autorizzazione per l'esportazione di materiale bellico verso questo Paese come pure verso l'Arabia Saudita, il Bahrein, il Qatar e la Giordania:

- finché non esiste la garanzia che gli Stati destinatari si adeguino agli obblighi che si sono impegnati a rispettare firmando le dichiarazioni di non riesportazione; e

- finché la situazione inerente al mantenimento della pace, della stabilità regionale e della politica interna del Paese di destinazione, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, non sia migliorata in modo significativo.

Begründung

A. Emirati Arabi Uniti

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha recentemente mentito due volte alla Svizzera.

1. Dapprima gli Emirati hanno affermato che la prevista fornitura di carri armati granatieri M-113 era destinata al loro proprio uso. Soltanto in seguito ad alcuni comunicati stampa (Jane's Défense Weekly, trasmissione televisiva "10 vor 10") è stato reso noto che gli M-113 erano destinati all'Iraq.

2. Nel 2004 gli Emirati hanno assicurato alla Svizzera mediante un certificato di utilizzatore finale che non avrebbero riesportato 40 obici M-109. Ora tali obici sono riapparsi in Marocco. Normalmente la Svizzera non rilascia autorizzazioni per l'esportazione di materiale bellico verso il Marocco. Dopo queste due menzogne occorre sospendere immediatamente tutte le esportazioni di materiale bellico dalla Svizzera verso gli Emirati e controllare tutti i certificati di utilizzatore finale nei Paesi a rischio, in particolare nella regione del Golfo (anche in Arabia Saudita, in Giordania, nell'Oman e nel Qatar), finché la fiducia sarà ristabilita.

B. Arabia Saudita

Il parere del Consiglio federale del 15 settembre 2004 in merito alla mozione 04.3292 è in gran parte superato. Purtroppo non è invece ancora superata la triste realtà delle violazioni dei diritti umani, che continuano a essere gravi e sistematiche in tutti gli ambiti, in particolare a causa dell'eccessiva applicazione della pena di morte, della tortura e delle punizioni corporali (amputazioni e fustigazioni). Di recente, in connessione con la lotta al terrorismo e con la crisi in Iraq, la situazione dei diritti umani si è ulteriormente inasprita. Qualsiasi autorizzazione di esportazione viola l'articolo 5b della legge federale sul materiale bellico.

C. Tutti questi cinque Stati - Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Giordania - hanno recentemente ricevuto materiale bellico dalla Svizzera. Tuttavia essi si trovano in una regione instabile. Da quando le forze della coalizione hanno invaso l'Iraq, l'instabilità è aumentata ulteriormente. In tutto il mondo arabo-islamico si intensificano i disordini a causa dei continui spargimenti di sangue in Iraq e del conflitto irrisolto in Israele e nei territori occupati. Occorre dare seguito alla petizione "No alla cooperazione militare e al commercio di materiale d'armamento con i Paesi del Vicino Oriente". Il rilascio di nuove autorizzazioni viola l'articolo 5a dell'ordinanza sul materiale bellico.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

La sospensione globale di tutte le forniture di armi e di materiale bellico verso un'intera regione come pure l'interruzione di ogni forma di collaborazione tecnico-militare con tale regione sarebbero sproporzionate e in contrasto con i principi della politica estera svizzera, in particolare dell'universalità. A causa della forte interdipendenza della politica commerciale, tali provvedimenti comporterebbero notevoli conseguenze per la Svizzera, sia a livello economico che sul piano della sua politica di sicurezza. Inoltre la libertà di manovra del Consiglio federale verrebbe eccessivamente limitata.

Come il Consiglio federale ha spiegato nel suo parere in merito al postulato del gruppo socialista 05.3536 del 4 ottobre 2005, il gruppo di lavoro da esso istituito ha approfondito la questione della portata delle dichiarazioni di non riesportazione e delle possibilità di riesaminarle. Basandosi sulle sue raccomandazioni, il Consiglio federale ha deciso di adottare una serie di misure mirate per precisare l'importanza di tali dichiarazioni e per verificare ulteriormente che esse siano rispettate. Tuttavia esso ha sottolineato, in questo parere, anche i limiti dell'applicabilità delle dichiarazioni di non riesportazione.

Attualmente le esportazioni di materiale bellico sono valutate singolarmente e in molti casi vengono anche respinte, per tutta una serie di motivi, in particolare quando sono destinate a Paesi come l'Iran, l'Iraq, la Siria o Israele.

Dalla prassi risulta chiaramente l'applicazione restrittiva della politica in materia di esportazioni: nel 2004 è stato complessivamente esportato verso i Paesi del Vicino Oriente materiale bellico per un ammontare di 30,3 milioni di franchi; nel 2005 tale importo è stato di 9,33 milioni di franchi:

- Emirati Arabi (2004: 23,1 milioni; 2005: 1,3 milioni);

- Giordania (2004: 2,5 milioni; 2005: 0,8 milione);

- Arabia Saudita (2004: 2,4 milioni; 2005: 3,5 milioni);

- Bahrein (2004: 1 milione; 2005: 2 milioni);

- Egitto (2004: 0,9 milione; 2005: 1,5 milioni);

- Oman (2004: 0,4 milione; 2005: 0,2 milione);

- Kuwait (2004: 0,02 milione; 2005: 0,01 milione);

- Libano (2004: 0,006 milione; 2005: 0,02 milione).

In applicazione della legge non è stato esportato materiale bellico, in particolare, verso Israele, l'Iran, l'Iraq, la Siria e il Qatar, anche se non esiste un divieto globale in merito.

In confronto a ciò, gli Stati dell'Unione europea hanno autorizzato esportazioni di materiale d'armamento per 4,5 miliardi di euro nel 2003 e per 4,8 miliardi di euro nel 2004, soltanto verso gli Emirati Arabi Uniti.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.