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05.3707 · Interpellanza · 2005-10-07

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

1. Perché il Consiglio federale intende compiere il rischioso passo dell'abolizione totale dei controlli veterinari di confine (zero control) considerato che un tale provvedimento non è richiesto dai Bilaterali?

2. Il Servizio veterinario di confine (SVC) si autofinanzia con gli emolumenti che riscuote. Il Consiglio federale è davvero intenzionato a rinunciare ad un servizio veterinario di confine che non costa nulla al contribuente e riduce al minimo i rischi?

3. Il Consiglio federale crede forse che la popolazione sia disposta a sopportare gli effetti di una soppressione del servizio veterinario di confine quali il rischio dell'introduzione di epizoozie, come la rabbia, e tutte le sue conseguenze?

4. Il Consiglio federale ritiene che la popolazione sia disposta ad accettare che l'eradicazione della rabbia in Svizzera, costata ai contribuenti milioni di franchi, sia minacciata dalla soppressione del SVC? A lasciare insomma che la rabbia torni ad essere di casa nel nostro Paese e che divenga nuovamente necessario vaccinare tutti i cani e i gatti?

5. Secondo il Consiglio federale non sarebbe più ragionevole mantenere lo status quo dei controlli veterinari di confine e riconsiderare la questione solo al momento in cui si discuterà di un'unione doganale fra Svizzera e UE?

6. Ha senso sacrificare gli esperti del SVC nell'interesse del programma di sgravio dell'amministrazione federale?

7. Cosa succederà ai veterinari di confine che dovranno essere licenziati?

Begründung

Situazione prima del 2002

Il SVC è stato istituito un secolo fà per proteggere gli animali (da reddito) e l'uomo dalle epizoozie provenienti dall'estero e dalle derrate alimentari avariate a base di carne. Il veterinario cantonale controllava ogni animale e ogni prodotto alimentare sulla base delle prescrizioni in vigore e verificava i certificati d'accompagnamento (visita veterinaria di confine) in modo da garantire che nulla entrasse nel nostro Paese senza essere stato controllato. I controlli veterinari venivano costantemente adeguati alle situazioni di pericolo. Proprio grazie a questi controlli la Svizzera è stata risparmiata dalle conseguenze di malattie provenienti dall'estero quali, ad esempio, l'afta epizootica.

Il SVC fa parte dell'Ufficio federale di veterinaria (DFE), mentre le dogane sottostanno alla competenza del DFF.

Cronologia dello smantellamento:

Tutto è cambiato dal 2003 con i negoziati bilaterali e gli accordi che sono stati conclusi (accordo veterinario).

Da allora, i Bilaterali sono applicati praticamente all'insaputa della popolazione. Da due anni i controlli ai confini nazionali sulle merci e sugli animali provenienti dall'UE vengono gradualmente e costantemente ridotti e, per volontà politica, entro il 31 dicembre 2006 saranno completamente soppressi (zero control).

La conseguenza degli accordi citati è stata, ad esempio, che a partire dal 2004 il controllo delle carni da parte dei veterinari di confine può riguardare al massimo il 10 per cento dei lotti importati, mentre per gli animali da reddito nessun controllo è più possibile.

A questo punto, esperti preoccupati hanno reagito. Con un'interrogazione ordinaria, il consigliere nazionale Leu ha chiesto al Consiglio federale chiarimenti circa i controlli ai confini sugli animali da reddito (la risposta che gli è stata fornita era sbagliata!).

Gli importatori di carne hanno assunto controllori esterni affinché procedessero al controllo delle carni al posto dei veterinari di confine che, pur presenti, avevano le mani legate.

I controlli dei veterinari di confine ostacolano solo minimamente gli scambi transfrontalieri visto che sono svolti quando la merce è comunque bloccata al confine per i controlli doganali. Sono questi controlli e le relative procedure fiscali ad essere problematici perché obbligano i camionisti a restare fermi al confine per diverse ore.

Il sistema precitato avrebbe funzionato nel quadro dei Bilaterali I e sarebbe risultato adeguato. E invece no, non è bastato.

All'inizio del 2005, il Consiglio federale ha preso l'iniziativa e si è fissato l'obiettivo di realizzare, entro il 31 dicembre 2006, un'equivalenza totale con l'UE cosa che renderà superfluo il SVC. L'amministrazione, insomma, ha voluto prendere due piccioni con una fava: licenziare i veterinari di confine nel quadro dei programmi di sgravio e di rinuncia dei compiti dell'amministrazione federale e dare una spinta all'economia mediante una liberalizzazione totale.

L'altra faccia della medaglia è che i controlli ai confini fanno affluire nelle casse dello Stato 8 milioni di franchi l'anno a fronte di spese che non raggiungono neppure la metà di questo importo. Un guadagno al quale l'amministrazione federale sembra voler generosamente rinunciare.

Gli autori del progetto si sono, tuttavia, scontrati al problema che i controlli, e dunque il SVC, si sarebbero dovuti mantenere per le importazioni da Paesi terzi con la conseguenza che i risparmi in termini di personale sarebbero stati minimi. Ecco perché è stato avviato, in concomitanza con i negoziati per l'equivalenza, un accordo di transito in virtù del quale per le merci e gli animali destinati alla Svizzera, provenienti da Paesi terzi e transitanti attraverso l'UE, un controllo da parte dei servizi veterinari dei confini esterni dell'UE è sufficiente e deve essere accettato dalla Svizzera.

Rischi e scenario possibile

Al più tardi a partire dal 1° gennaio 2007, l'intero servizio veterinario di confine sarà soppresso - salvo che negli aeroporti di Zurigo e Ginevra - e gli animali e le merci provenienti sia dall'UE sia da Paesi terzi attraverseranno inosservati i confini svizzeri. Nessun controllo sanitario avrà più luogo. Le importazioni da Paesi terzi limitrofi dell'UE (ad es. Romania, Turchia, ecc.) saranno così possibili senza difficoltà. Le nostre porte saranno dunque spalancate all'introduzione di malattie altamente contagiose per l'uomo, quali la rabbia e l'influenza aviaria, e all'importazione di derrate alimentari alterate a base di carne.

Stellungnahme des Bundesrates

Le condizioni per ottenere l'equivalenza del diritto svizzero con la normativa dell'Unione europea in materia di salute animale e di derrate alimentari di origine animale sono fissate nei Bilaterali I, più precisamente nell'accordo agricolo tra la Svizzera e l'UE. Tale equivalenza intende agevolare l'accesso degli animali e dei prodotti animali al mercato europeo. Restrizioni come quelle che furono decretate dai Paesi membri dell'UE nei confronti della Svizzera a seguito della BSE non saranno più possibili. L'equivalenza è stata già raggiunta nel settore della salute animale e dei latticini; in quello delle altre derrate alimentari di origine animale dovrebbe essere possibile prossimamente.

L'equivalenza consente di eliminare gli ostacoli amministrativi in fase di esportazione (certificati, controlli). Basandosi sul principio della reciprocità, tale misura riguarda anche le importazioni. La sorveglianza della salute animale e della sicurezza delle derrate alimentari negli scambi internazionali sarà sostanzialmente garantita dalle autorità incaricate dei controlli nei luoghi di partenza e di destinazione. Sarà inoltre rafforzato lo scambio di informazioni e, per il riconoscimento precoce di eventuali problemi, saranno condotti programmi nazionali di analisi a campione.

Quanto alle singole domande, la posizione del Consiglio federale è la seguente:

1. Il Consiglio federale riconosce gli importanti meriti del servizio veterinario di confine riguardo alla sicurezza delle derrate alimentari e alla salute animale. Tuttavia, a fronte degli attuali flussi commerciali, la sua attività costituisce un importante ostacolo amministrativo. Il controllo degli animali e dei prodotti animali al confine può essere sostituito da controlli commisurati ai rischi eseguiti nel luogo di destinazione; ciò consente di evitare inutili sovrapposizioni e di garantire una protezione quantomeno equivalente.

2. Gli emolumenti frenano gli scambi commerciali (importazioni ed esportazioni) e si ripercuotono sui consumatori. Il Consiglio federale ritiene opportuno ridurre questi ostacoli al commercio garantendo, tuttavia, lo stesso livello di protezione con altri provvedimenti.

3./4. Molte epizoozie, fra cui anche la rabbia, non possono essere bloccate al confine dai controlli sulle merci. Occorre piuttosto osservare con attenzione la situazione nei Paesi di provenienza, emanare tempestivamente divieti di importazione e impegnarsi in programmi di lotta comuni con i Paesi colpiti. Per il controllo dell'osservanza dei divieti sono sufficienti gli organi doganali. Per questa sorveglianza, non sono necessarie conoscenze di veterinaria.

5. Da quando nell'UE la sorveglianza è effettuata sulla base di un sistema uniforme, il sistema tradizionale dei controlli alle frontiere nazionali non è più attuabile. L'esportazione di animali e di prodotti animali infatti si troverebbe confrontata con numerose difficoltà.

6./7. Dal 2004 l'Ufficio federale di veterinaria è in stretto contatto con i singoli veterinari di confine per trovare soluzioni individuali. L'obiettivo è far confluire le conoscenze specialistiche dei veterinari di confine nell'esecuzione cantonale dove si sta abbandonando il sistema di milizia a beneficio della professionalizzazione. Il servizio veterinario di confine resta invece operativo negli aeroporti per controllare animali e merci provenienti da Paesi terzi e per espletare compiti nel settore della conservazione delle specie.

La riduzione dei controlli veterinari di confine non è in alcun modo legata al programma di rinuncia dei compiti della Confederazione. Ad essa si sta procedendo gradualmente dall'entrata in vigore dell'accordo agricolo.

Risposta del Consiglio federale.