Intervento della Svizzera presso l'Algeria e l'Afghanistan in favore della protezione delle minoranze religiose
06.1026 · Interrogazione · 2006-03-23
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Nell'edizione del 14 marzo 2006 "La liberté" citava in copertina e a pagina 2 l'"ordonnance no 06-03 du 28 février 2006" emanata dal governo algerino, che proibisce alla minoranza cristiana, sotto comminatoria della multa e della detenzione fino a cinque anni, di praticare attività religiose cristiane al di fuori delle organizzazioni religiose riconosciute dallo Stato. Nella sua Costituzione l'Algeria garantisce ai suoi cittadini il diritto fondamentale della libertà di credo e di religione e ha firmato la Convenzione sui diritti dell'uomo, che garantisce parimenti detti diritti.
Dalla stampa (12a settimana) apprendiamo inoltre che un certo Abdul Rahman è stato arrestato dalle autorità afghane e tradotto dinanzi al giudice perché durante un soggiorno in Germania si è convertito al cristianesimo. La stampa riporta che il giudice Ansarullah Mawlavizada ha affermato che l'uomo, musulmano convertitosi al cristianesimo, deve essere condannato a morte se non torna all'Islam.
Domande al Consiglio federale:
1. Il Consiglio federale ritiene parimenti che la citata ordinanza del governo algerino contravviene in maniera evidente ai diritti fondamentali della libertà di religione garantiti dalla Costituzione algerina e dalla Convenzione sui diritti dell'uomo?
2. Il Consiglio federale è disposto a intervenire a questo proposito presso le competenti autorità algerine e a indicare al governo algerino gli obblighi derivanti dalla sua Costituzione e dalla Convenzione dell'ONU sui diritti dell'uomo?
3. Il Consiglio federale è disposto a intervenire il più presto possibile presso il governo afghano affinché la giurisprudenza afghana rispetti i diritti fondamentali dell'uomo sanciti dall'ONU e dalla comunità degli Stati e rinunci a una condanna di Abdul Rahman per la sua appartenenza religiosa e lo liberi?
4. Il Consiglio federale è disposto, nel limite delle possibilità offerte, ad adoperarsi affinché nell'ambito dell'ONU l'Algeria e l'Afghanistan correggano le citate violazioni dei diritti fondamentali conformemente alla Convenzione sui diritti dell'uomo?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale ha preso atto della nuova ordinanza algerina, volta a limitare l'esercizio della libertà di religione delle comunità non musulmane. Il DFAE sta attualmente esaminando il contenuto di quest'ordinanza. Il Consiglio federale osserverà l'applicazione di questa nuova ordinanza in Algeria e prenderà contatto con le autorità algerine in caso di violazioni del diritto internazionale.
Non spetta al Consiglio federale commentare le leggi e gli atti normativi di altri Stati e, di conseguenza, ingerire nella loro sovranità. Il Consiglio federale desidera tuttavia precisare che la citata ordinanza del 28 febbraio 2006 non concerne in nessun caso soltanto la religione cristiana bensì disciplina, in maniera generale, le condizioni di esercizio (pubblico) dei culti diversi da quello musulmano.
La libertà di religione è parte integrante della politica svizzera in materia di diritti dell'uomo. La discriminazione nei confronti delle minoranze religiose e le violazioni dei loro diritti non sono tollerabili. Nell'ambito delle istanze competenti di organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite o l'OSCE la Svizzera partecipa attivamente alle azioni condotte al fine di proteggere e promuovere la libertà di religione, ma anche di combattere ogni forma di intolleranza religiosa.
Il Consiglio federale conosce il caso del cristiano Abdul Rahman in Afghanistan, accusato di apostasia. I nostri rappresentanti a Islamabad e Kabul sono intervenuti in azioni congiunte con l'Unione europea e altri Stati. Grazie alla pressione esercitata dalla comunità internazionale Abdul Rahman è stato assolto e rilasciato il 28 marzo 2006. Attualmente si trova in Italia, Paese che gli ha concesso l'asilo.
L'impegno comune della Svizzera e dell'Unione europea ha mostrato che gli interventi multilaterali possono avere successo. La Svizzera continuerà evidentemente a impegnarsi in favore del diritto internazionale pubblico e dei diritti fondamentali, dei quali fa parte anche la libertà di religione.
Risposta del Consiglio federale.