06.3031 · Mozione · 2006-03-08
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di elaborare una modifica della legge federale del 24 marzo 1995 sulla parità dei sessi (LPar), in modo che, in caso di violazione della legge, venga conferito alle organizzazioni ai sensi dell'articolo 7 LPar il diritto di intentare contro i datori di lavoro un'azione di condanna a una prestazione in favore della lavoratrice o del lavoratore discriminati.
Begründung
Secondo l'articolo 7 LPar, le organizzazioni che esistono da almeno due anni e, secondo gli statuti, promuovono l'uguaglianza fra donna e uomo oppure tutelano gli interessi dei lavoratori possono, a proprio nome, far accertare in giudizio una discriminazione se l'esito della procedura avrà verosimilmente ripercussioni su un gran numero di rapporti di lavoro.
Secondo il rapporto del Consiglio federale concernente la valutazione della legge sulla parità dei sessi, spesso i lavoratori non riescono a far valere sul piano individuale il loro diritto a non essere discriminati, per timore di essere licenziati o di essere esposti a conseguenze negative per la loro carriera professionale. In considerazione del suo campo d'applicazione limitato, l'istituto del diritto d'azione delle organizzazioni previsto dall'articolo 7 LPar non muta la situazione. La comunità di lavoro che si è occupata di valutare l'efficacia della legge sulla parità dei sessi è pertanto giunta alla conclusione che, oltre a ulteriori misure, alle organizzazioni legittimate andrebbe riconosciuto il diritto di agire in proprio nome e in rappresentanza del lavoratore interessato e di esigere dal datore di lavoro l'esecuzione della prestazione in favore del lavoratore. Solo così sarebbe possibile garantire che l'affermazione del diritto non debba scontrarsi in pratica con la paura del lavoratore di esporsi in prima persona.
Nel suo parere relativo ai risultati del rapporto di valutazione, il Consiglio federale si è opposto a questa raccomandazione. Le obiezioni governative nei confronti del diritto delle organizzazioni di intentare un'azione di condanna a una prestazione, conferito dall'articolo 7 LPar, non sono convincenti. Il principio giuridico secondo cui le pretese individuali possono essere fatte valere soltanto dalla persona direttamente interessata rappresenta proprio uno dei maggiori limiti che rendono meno efficace la legge sulla parità dei sessi. Se si prendono sul serio i principi sanciti dalla legge sulla parità dei sessi, allora occorre anche mettere a disposizione gli strumenti adatti alla sua attuazione, al fine di eliminare i punti deboli della normativa. Le singole questioni illustrate dal Consiglio federale possono essere senz'altro regolate in modo soddisfacente nell'ambito di un'accurata azione legislativa.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Secondo il consorzio incaricato di valutare l'efficacia della legge federale sulla parità dei sessi (LPar), va presa in considerazione l'estensione dell'azione collettiva all'azione di condanna a una prestazione. Lo scopo è quello di potenziare lo strumento dell'azione collettiva. Nello stesso tempo il consorzio ha sottolineato che, senza l'adozione di misure d'accompagnamento supplementari, tale potenziamento non avrebbe rappresentato una soluzione sostenibile.
Al numero 8.2.2 del suo rapporto, il Consiglio federale ha già ampiamente rilevato che la possibilità di chiedere la fornitura di prestazioni tramite un'azione collettiva solleverebbe vari tipi di problemi. La forma che dovrebbe assumere un'azione di condanna a una prestazione e gli effetti che esplicherebbe porrebbero una serie di questioni delicate che andrebbero preliminarmente chiarite. Non si rispetterebbe inoltre il proposito originario, secondo cui il diritto d'azione collettiva deve servire a chiarire questioni fondamentali che riguardano direttamente numerosi rapporti di lavoro. Se le organizzazioni potessero richiedere, in rappresentanza di una persona vittima di discriminazioni, che la parte convenuta fornisca una prestazione in favore della persona oggetto di discriminazioni, le organizzazioni agirebbero in pratica da avvocati. Sarebbe in tal modo impossibile mantenere l'anonimità che la persona interessata vuole vedersi garantita attraverso l'azione collettiva. Con una simile procedura gli interessati si esporrebbero personalmente e correrebbero il rischio di perdere il posto di lavoro o di venire isolati socialmente. Tuttavia, uno dei motivi per cui è stato introdotto il diritto d'azione collettiva è proprio quello di evitare che le vittime di discriminazioni si esponessero personalmente.
Oggi la LPar lascia ai singoli lavoratori l'iniziativa di agire contro eventuali discriminazioni. Questa situazione è insoddisfacente. Per questo motivo il Consiglio federale si è già dichiarato disposto a esaminare in modo più approfondito i vantaggi e gli svantaggi dei diversi modelli di autorità con competenze inquisitorie e sanzionatorie. In questo contesto sarà analizzato nel dettaglio anche il diritto delle autorità di intentare azione, grazie al quale un'autorità potrebbe condurre autonomamente processi davanti a un tribunale, in rappresentanza di vittime di discriminazioni o per lottare contro discriminazioni strutturali.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.