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06.3316 · Postulato · 2006-06-22

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Finora la Svizzera non ha fissato alcun obiettivo a lungo termine in materia di protezione del clima e quindi non ha nemmeno avuto modo di elaborare strategie oltre l'anno 2010. In quanto Paese particolarmente soggetto ai cambiamenti climatici, sul cui territorio sono presenti industrie di esportazione nel campo della tecnologia energetica, la Svizzera ha dunque una duplice motivazione per definire obiettivi chiari e a lungo termine.

Il Consiglio federale è pertanto invitato a stabilire degli obiettivi concernenti la protezione del clima per gli anni 2020 e 2030, ossia per il dopo Kyoto (2010).

Begründung

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha per obiettivo quello di evitare che i cambiamenti climatici generati dall'uomo abbiano conseguenze pericolose. La scienza parte dal presupposto che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici siano da considerarsi pericolosi a partire da un aumento della temperatura globale media di 2 gradi Celsius rispetto alla temperatura dell'epoca preindustriale. In Svizzera, dove il riscaldamento del clima è particolarmente rapido, questo fenomeno potrebbe causare gravi problemi alla regione alpina.

Diversi Paesi e gruppi di Paesi, come ad esempio l'UE, hanno dichiarato che gli obiettivi della suddetta convenzione possono essere raggiunti solo se il riscaldamento rimane inferiore ai 2 gradi Celsius e che gli sforzi compiuti in materia di protezione del clima devono concentrarsi in questo senso. Secondo la maggior parte dei modelli, limitare il riscaldamento globale ad una media di 2 gradi Celsius significherà dimezzare, entro il 2050, il volume globale delle emissioni di gas serra. Ciò significa inoltre che, a lungo termine, le emissioni di questi gas a livello mondiale dovranno essere limitate a una tonnellata di CO2-equivalenti per abitante e per anno. La Svizzera, che nel 2003 emetteva complessivamente circa 11 tonnellate di CO2-equivalenti, dovrebbe quindi ridurre il totale delle sue emissioni di un fattore 10. I gruppi di esperti e i piani di riduzione di altri Paesi industrializzati prevedono di abbattere le emissioni di almeno l'80 per cento tra il 1990 e il 2050.

Per il 2020 e il 2030, è necessario fissare degli obiettivi che potranno essere raggiunti attraverso un utilizzo più efficiente dei combustibili fossili e la promozione delle energie rinnovabili, in modo da ottenere, entro la metà del secolo, una riduzione delle emissioni di almeno l'80 per cento. Sulla base del volume complessivo delle emissioni di gas serra nel 1990, espresso in CO2-equivalenti, è dunque possibile definire le pietre miliari e gli obiettivi seguenti: meno 8 per cento entro il 2010 (secondo il Protocollo di Kyoto), meno 26 per cento entro il 2020, meno 44 per cento entro il 2030.

In seno all'UE si parla di un obiettivo di riduzione del 30 per cento entro il 2020. Secondo il parere degli esperti inoltre, l'obiettivo di riduzione fissato per il 2050 potrebbe andare oltre l'80 per cento previsto. Perseguendo gli obiettivi sopraccitati, la Svizzera non andrebbe quindi oltre i livelli fissati dalla comunità internazionale, né presenterebbe il mandato di negoziazione più ambizioso.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.

Stellungnahme des Bundesrates

Gli obiettivi di riduzione fissati nel Protocollo di Kyoto e nella legge sul CO2 si riferiscono al periodo dal 2008 al 2012. Durante la Conferenza mondiale sul clima svoltasi nel dicembre del 2005 a Montreal, le Parti del Protocollo di Kyoto hanno sottolineato la loro intenzione di continuare a portare avanti anche dopo il 2012 le misure climatiche avviate. La necessità di ulteriori sforzi di riduzione a livello mondiale è confermata anche dalle nuove scoperte nel campo della ricerca climatica. Al fine di evitare una pericolosa alterazione del sistema climatico è necessaria una massiccia riduzione delle emissioni globali di gas serra. Degli studi dimostrano inoltre che, per limitare a 2 gradi Celsius l'aumento della temperatura rispetto a quella registrata nell'epoca preindustriale, e in particolare nell'anno 1750, le emissioni di CO2 devono essere ridotte di oltre l'80 per cento rispetto a oggi.

La legge sul CO2 incarica il Consiglio federale di sottoporre per tempo al Parlamento proposte relative a ulteriori obiettivi di riduzione. Con decreto del 23 marzo 2005, il Consiglio federale ha dato mandato al DATEC di elaborare un rapporto in merito. I lavori relativi a tale rapporto, la cui pubblicazione è prevista per la fine del 2007, costituiscono la pietra miliare della politica climatica a medio e a lungo termine del Consiglio federale. Dovranno inoltre essere adeguatamente armonizzati con i progressi registrati nel quadro dei negoziati internazionali relativi alla prosecuzione, anche dopo il 2012, delle misure climatiche avviate. Un ruolo centrale nella definizione di ulteriori obiettivi di riduzione per la Svizzera è svolto dalle prospettive energetiche dell'Ufficio federale dell'energia, che dovrebbero essere completate alla fine del 2006.

In futuro acquisteranno sempre maggiore importanza le misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Le basi per la loro inclusione nella strategia climatica della Confederazione sono fornite dai risultati scientifici ottenuti nel quadro del Polo di ricerca nazionale Clima e dagli studi relativi alle ripercussioni dei cambiamenti climatici sull'economia nazionale svizzera.

Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.

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