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Utilizzazione della pena di morte in Cina per assicurare la fornitura di organi destinati al trapianto

06.3349 · Interpellanza · 2006-06-22

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. È informato sulle modalità e le terribili condizioni in cui vengono prelevati gli organi umani destinati al trapianto in Cina?

2. Che cosa ha intrapreso o prevede di intraprendere per contribuire a far cessare questo stato di cose in attesa che la Cina abolisca, si spera quanto prima, la pena di morte?

Begründung

Il governo cinese sembra aver ammesso che quasi tutti (a quanto pare circa il 95 per cento) gli organi umani utilizzati per i trapianti provengono da persone giustiziate dalle autorità di questo Paese. In tale contesto, si può parlare di una vera e propria politica di commercio di organi, un "mercato" su cui la Cina è il secondo Paese più attivo del mondo. Che per tali prelievi esista un accordo dei condannati a morte e delle rispettive famiglie è molto dubbio. D'altro canto, nel 2004 in Cina sono state registrate almeno 3400 esecuzioni. Non è il caso di sottolineare più di tanto che questa situazione intollerabile dal profilo dei diritti umani costituisca una vera e propria pressione economica a mantenere o addirittura ad accrescere il numero dei condannati a morte. Secondo talune informazioni, la pratica dei prelievi di organi si estenderebbe anche a persone vive che, in alcuni casi, sono detenute in campi di concentramento. Dato che purtroppo in Cina l'abolizione delle pena di morte non è prevista in un prossimo futuro, il miglioramento delle condizioni per il prelievo di organi destinati al trapianto si rivela imperativo e urgente.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale è a conoscenza del fatto che in Cina gli organi per i trapianti sono prelevati su persone giustiziate. Tuttavia, a causa della mancanza di trasparenza nelle informazioni relative all'applicazione della pena di morte in Cina, è difficile valutare in che misura esista un legame tra l'irrogazione delle pene di morte e la prassi vigente in materia di prelievo di organi. Le autorità cinesi affermano che solo una minima parte degli organi trapiantati in Cina provengono da persone giustiziate, le quali avrebbero dato il proprio consenso al trapianto. Secondo altre fonti, invece, la maggior parte degli organi trapiantati in Cina proverrebbero da persone giustiziate che non avrebbero acconsentito liberamente e per scritto al trapianto. Le autorità cinesi riconoscono inoltre che anche la carenza di donazioni e la sorveglianza insufficiente negli ospedali favoriscono il commercio di organi.

2. La Svizzera tratta regolarmente la questione dell'applicazione della pena capitale con le autorità cinesi, per esempio nell'ambito del dialogo sui diritti umani che conduce con questo Paese: non solo ne domanda l'abolizione, ma solleva anche gli aspetti particolarmente problematici della sua applicazione. Una delle rivendicazioni principali e ricorrenti della Svizzera a tale proposito è la pubblicazione da parte delle autorità di tutte le informazioni ufficiali concernenti la pena di morte. Senza di esse, è difficile valutare in modo affidabile il legame esistente tra l'irrogazione delle pene di morte e la prassi vigente in materia di prelievo di organi. Tali dati permetterebbero inoltre all'opinione pubblica cinese di condurre un dibattito aperto sulla pena capitale. La Cina ha confermato alla Svizzera che l'abolizione della pena di morte costituiva un obiettivo a lungo termine ma continua a rifiutare di rendere pubbliche le informazioni richieste.

Per quanto concerne il legame esistente tra l'irrogazione delle pene di morte e la prassi in materia di prelievo di organi in Cina, i servizi svizzeri competenti intrattengono contatti regolari con altre rappresentanze estere in Cina e con gli organismi internazionali che operano nel campo dei diritti umani. L'annuncio da parte delle autorità cinesi nel marzo del 2006 di nuove disposizioni legislative sui prelievi di organi mostra che le autorità cinesi ammettono la necessità di evolvere in questo ambito. Le nuove disposizioni definiscono le condizioni legali e mediche dei trapianti di organi ed esigono il consenso scritto dei donatori. Esse vietano inoltre il commercio di organi umani. Concretamente, i servizi svizzeri competenti osservano l'applicazione di queste nuove disposizioni che sono appena entrate in vigore e, se dovessero constatare che i diritti umani sono stati violati, non esiterebbero a parlarne con le autorità cinesi.

Risposta del Consiglio federale.