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07.1096 · Interrogazione · 2007-10-02

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

I nostri sistemi di sicurezza sociale e di prestazioni al di fuori della sicurezza sociale che permettono di garantire il minimo vitale sono stati e vengono tuttora sviluppati conformemente alle nostre strutture federalistiche. La mancanza di un coordinamento tra i sistemi fa sì che il luogo di residenza incida moltissimo sul reddito disponibile. Lo conferma anche lo studio aggiornato e ampliato, pubblicato dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS) nel mese di maggio 2007, sulla garanzia del minimo vitale nel federalismo della Svizzera.

Una famiglia monoparentale composta da una madre e il suo bambino, residente a Svitto, con un salario lordo di 45 563 franchi, ha un reddito disponibile di 19 857 franchi, mentre a Sion il reddito disponibile sarebbe di 37 942 franchi. Ne risulta una differenza di 18 000 franchi. Il minor reddito disponibile in tutti i capoluoghi cantonali è quello di una famiglia con due figli residente a Zurigo con un salario lordo di 52 911 franchi: la disponibilità sarebbe di 25 144 franchi. Ciò è dovuto al prezzo degli affitti superiore alla media, ai premi elevati delle casse malati e a sussidi di cassa malati inferiori alla media. Sul lato opposto della scala troviamo invece una famiglia con due figli residente a Bellinzona con un reddito disponibile di 39 056 franchi: in questo caso giocano tuttavia un ruolo determinante le prestazioni integrative per famiglie pari a 4011 franchi all'anno. Un uomo solo tenuto a pagare gli alimenti, con un salario lordo annuo di 51 442 franchi, residente a Delémont, ha il maggior reddito disponibile (32 312 franchi); se abitasse a Zurigo avrebbe il reddito disponibile più basso pari ad appena 28 146 franchi, ossia 4166 franchi in meno rispetto al primo caso.

Questi esempi mostrano chiaramente che la povertà dipende dal luogo di residenza. Questo fatto ostacola la tanta auspicata mobilità professionale. Ma gli esempi mostrano anche che vi sono ingiustizie dovute al sistema stesso di garanzia del minimo vitale e che potrebbero essere attenuate con un miglior coordinamento.

Dove vede il Consiglio federale, in base al vigente ordinamento costituzionale, un margine di manovra per un coordinamento tra i vari sistemi di sicurezza sociale (assicurazioni sociali, prestazioni in caso di necessità e aiuto sociale) e delle prestazioni al di fuori della sicurezza sociale che permettono di garantire il minimo vitale (anticipo degli alimenti, sussidi di cassa malati, assegni familiari, indennità per l'alloggio ecc.)?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale è a conoscenza dei risultati della versione aggiornata e ampliata dello studio della COSAS sulla garanzia del minimo vitale nel federalismo della Svizzera. Lo studio evidenzia che da un cantone all'altro i redditi disponibili dei vari tipi di economia domestica possono variare considerevolmente. Questa è una conseguenza delle differenze in materia di sistema fiscale, premi dell'assicurazione malattie, affitti, spese per la custodia di bambini complementare alla famiglia e trasferimenti sociali (quali l'anticipo degli alimenti, i sussidi di cassa malati, gli assegni di mantenimento per famiglie o famiglie monoparentali e le indennità per l'alloggio).

Le prestazioni di sicurezza sociale di competenza della Confederazione (AVS, AI, AMal, AINF, previdenza professionale ecc.) sono disciplinate a livello nazionale, ragion per cui l'importo delle prestazioni è indipendente dal luogo di residenza. Per quanto riguarda la copertura del fabbisogno vitale attraverso le prestazioni complementari, i cantoni hanno un certo margine di manovra, che si ridurrà però con la nuova normativa introdotta nel quadro della NPC. Le summenzionate differenze derivano soprattutto dall'eterogeneità delle normative cantonali e comunali, che è frutto del federalismo. A causa del vigente ordinamento costituzionale, la Confederazione non ha tuttavia alcuna competenza di coordinare i sistemi fiscali e di ridistribuzione cantonali e comunali. Non ha dunque alcun margine di manovra per procedere ad un ampio coordinamento dei vari sistemi di sicurezza sociale a livello federale.

Nel quadro dell'elaborazione della strategia nazionale per la lotta alla povertà (mozione CSSS-N 06.3001) una parte dell'analisi sarà, tuttavia, dedicata in special modo ad un aspetto dell'argomento sollevato dall'autrice della mozione. Il fatto che spesso l'impostazione dei sistemi fiscali non è coordinata con quella dei sistemi di ridistribuzione può produrre incentivi indesiderati, soprattutto quando a prestazioni dell'aiuto sociale subentra un reddito da lavoro. Può per esempio accadere che un'economia domestica dopo essere uscita dall'aiuto sociale disponga di un reddito inferiore rispetto a prima. Per questa ragione, la strategia dovrà indicare in che modo si debbano coordinare le prestazioni in funzione del bisogno con il sistema fiscale e come vada impostata la transizione dall'aiuto sociale all'attività lucrativa, se si vogliono evitare incentivi indesiderati.

Risposta del Consiglio federale.