07.3016 · Interpellanza · 2007-03-07
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Nel mese di febbraio del 2002, la Commissione dell'Unione europea ha deciso che alcune misure cantonali sull'imposizione delle imprese costituiscono una violazione dell'accordo di libero scambio del 1972 tra la Confederazione svizzera e la Comunità economica europea. In questa decisione essa ha espresso l'aspettativa che la Svizzera elimini o modifichi le regole fiscali criticate. La Commissione ha inoltre affermato di riservarsi di proporre al Consiglio dei ministri l'adozione di misure di protezione. In questo contesto il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. Il Consiglio federale come giudica questo eclatante abuso dei rapporti bilaterali?
2. Che importanza ha questa decisione per i futuri rapporti della Svizzera con l'UE?
3. Il comportamento dell'UE equivale a mettere in discussione uno dei fondamenti della concezione dello Stato svizzero e costituisce perciò un attacco alla sovranità della Svizzera. Il Consiglio federale quali misure pensa di adottare per assicurare in modo duraturo la nostra sovranità in materia di politica fiscale?
4. Il Consiglio federale come si spiega che la Commissione non ha tenuto assolutamente conto dell'opinione del commissario al mercato interno, il signor Charlie McCreevy, dichiarato fautore della concorrenza fiscale?
5. Il Consiglio federale condivide l'opinione che né negli Stati membri né in seno alla Commissione esista una visione unitaria della concorrenza fiscale, ma che, al contrario, sussistano concezioni diverse che si esprimono, da una parte, nell'aumento delle riforme di politica fiscale (ad es. Irlanda) e, dall'altra, negli sforzi di armonizzazione?
6. Il Consiglio federale è disposto a intensificare i contatti con gli Stati membri dell'UE per favorire i nostri interessi?
7. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo la quale l'accordo di libero scambio del 1972 non offre nessuna base giuridica alle accuse della Commissione dell'UE?
8. La sinistra europea e quella svizzera cercano di rappresentare la concorrenza fiscale materiale come una prassi dannosa per l'economia e moralmente condannabile e pertanto da eliminare. Il Consiglio federale è ancora dell'opinione (cfr. la risposta all'interpellanza del gruppo radicale-democratico del 05.3738, Attacchi alla concorrenza fiscale) che è nell'interesse della nostra economia e della nostra popolazione mantenere la concorrenza fiscale e che pertanto essa deve essere difesa?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale deplora il modo di agire della Commissione che è oggettivamente ingiustificato. La Svizzera è il secondo partner commerciale per i prodotti dell'UE e con la stessa ha concluso circa venti accordi principali e un centinaio di accordi secondari. L'accordo di libero scambio funziona in modo ineccepibile da 35 anni.
2. Il Consiglio federale intende fare tutto il possibile affinché questa questione non abbia ripercussioni negative sui rapporti bilaterali futuri. La Svizzera e l'UE intrattengono rapporti molto stretti e sono partner commerciali importanti. Entrambe le parti hanno quindi un grande interesse affinché questi rapporti funzionino bene anche in futuro.
3. Il Consiglio federale ha chiaramente ribadito più volte la propria posizione alla Commissione europea e nell'ambito dei suoi contatti bilaterali con singoli Stati membri. Tra Svizzera e Unione europea (UE) non esiste nessuna regolamentazione contrattuale che esiga l'armonizzazione dell'imposizione delle imprese. Di conseguenza non sono possibili violazioni di accordi. In occasione di discussioni con la Commissione europea e singoli Stati membri, il Consiglio federale è disposto a spiegare le particolarità del federalismo svizzero e della sovranità fiscale dei cantoni. Alla luce della situazione attuale non sono necessarie ulteriori misure.
4. Il Consiglio federale non conosce le modalità alla base delle decisioni in seno alla Commissione europea.
5. Nell'UE le questioni riguardanti l'imposizione diretta sono di competenza degli Stati membri. Nella strutturazione delle loro legislazioni tributarie questi devono tuttavia tener conto delle direttive del diritto in materia di assistenza dell'UE e rispettare il Code of conduct. Negli Stati membri sussistono concezioni diverse sulla concreta impostazione dei sistemi fiscali e pertanto anche sulla concorrenza fiscale. Nell'ambito dell'imposizione delle imprese esiste invero la tendenza ad armonizzare le basi di calcolo, anche se finora la concorrenza fiscale tramite aliquote fiscali in seno all'UE è di principio accettata.
6. Per salvaguardare gli interessi anche nell'ambito fiscale è importante che la Svizzera abbia scambi con altri Stati (membri) ed esponga la propria posizione.
7. La Svizzera ha già ribadito in modo esaustivo la sua posizione al riguardo. In particolare, il Consiglio federale ha spiegato chiaramente che dal punto di vista della Svizzera le disposizioni cantonali dell'imposizione delle imprese non entrano nel campo d'applicazione dell'accordo di libero scambio. Tra la Svizzera e l'Unione europea non esiste nessuna regolamentazione contrattuale che esiga l'armonizzazione dell'imposizione delle imprese.
8. Il Consiglio federale è dell'opinione che la concorrenza fiscale sia nell'interesse della nostra economia nazionale e della nostra popolazione. Come tutti gli Stati, la Svizzera si impegna a offrire condizioni vantaggiose. L'imposizione delle imprese è un fattore importante ma non è comunque l'unico. Il Consiglio federale non permetterà che la posizione della Svizzera in quanto sede di imprese nazionali e internazionali venga indebolita.
Risposta del Consiglio federale.