07.3022 · Interpellanza urgente · 2007-03-07
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Chiediamo al Consiglio federale quale indirizzo intende dare alla politica climatica della Svizzera in vista dei successivi obiettivi da fissare nel quadro del Protocollo di Kyoto. Vorremmo in particolare sapere in che modo il governo sta preparando le trattative per il periodo post-Kyoto e quali sono gli obiettivi di riduzione concreti che intende proporre nell'ambito di tali trattative:
1. Alla Svizzera è stato conferito un mandato negoziale per la fase post-Kyoto?
2. Quali sono i presupposti stabiliti nell'ambito di tale mandato per quanto riguarda la realizzazione dei futuri obiettivi di riduzione?
3. Il mandato è stato armonizzato con gli obiettivi dell'UE?
4. Il Consiglio federale intende far sì che la Svizzera assuma un ruolo guida nel quadro di tale processo?
5. Quali sono gli strumenti previsti dal Consiglio federale per realizzare gli obiettivi di riduzione? Si impegnerà affinché questi strumenti vengano considerati vincolanti anche a livello internazionale? In caso di non raggiungimento dei risultati stabiliti dal Protocollo di Kyoto, la Svizzera si impegnerà in favore dell'adozione di misure vincolanti nei confronti dei Paesi ritardatari?
6. Fino a che punto la costruzione di centrali a gas a ciclo combinato indebolirà la posizione negoziale della Svizzera e si ripercuoterà sulla realizzazione dei futuri obiettivi di riduzione?
7. Il Consiglio federale è disposto a intervenire affinché la Svizzera, in quanto parte del mercato interno europeo, eserciti la sua influenza per far sì che tutti gli Stati membri di tale mercato interno, inclusa la Svizzera stessa, vengano considerati un unico spazio nel quale gli obiettivi devono essere realizzati congiuntamente?
Begründung
Nel contesto internazionale è molto importante che la Svizzera definisca tempestivamente gli obiettivi di riduzione da proporre alla prossima conferenza sui cambiamenti climatici e valuti fino a che punto vi è consenso in materia.
Gli obiettivi di riduzione da definire nel quadro del mandato conferitole per le trattative devono essere esemplari e ambiziosi. Con la firma e la ratifica del Protocollo di Kyoto I, la Svizzera si è impegnata a ridurre, entro la fine del 2012, le emissioni di gas serra dell'8 per cento rispetto al 1990. Con la legge sul CO2 il nostro Paese taglierà le relative emissioni del 10 per cento rispetto allo stato del 1990. Poiché l'80 per cento delle emissioni di gas serra sono tuttavia composte dal CO2, la riduzione ottenuta dalla Svizzera sarà probabilmente pari all'8 per cento delle emissioni.
Per il prossimo futuro sarà decisivo il fatto che il riscaldamento globale del clima non aumenti più di 2 gradi Celsius rispetto ai valori preindustriali. Le ripercussioni per l'uomo, l'ambiente e il sistema economico sarebbero infatti insopportabili. Il Consiglio federale deve pertanto definire tempestivamente gli obiettivi di riduzione e i relativi strumenti. Dal suo posizionamento in un mercato del futuro caratterizzato da tecnologie nuove ed efficienti e dal suo ruolo di pioniere nell'ambito della protezione del clima la Svizzera non potrà che trarre vantaggi a lungo termine.
Stellungnahme des Bundesrates
1.-3. Il Consiglio federale conferisce il mandato alla delegazione svizzera poco prima delle conferenze annuali sul clima, tenendo conto dell'ordine del giorno previsto. Per l'ulteriore sviluppo del regime climatico nel periodo successivo al 2012, i Paesi contraenti del Protocollo di Kyoto hanno formato un apposito gruppo di lavoro (Ad hoc Working Group, AWG). Nel corso della seconda Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (COP/MOP 2), svoltasi l'anno scorso a Nairobi, l'AWG ha adottato un programma di lavoro per i negoziati e la Svizzera ha partecipato attivamente a tale processo.
Nel 2007, i lavori più importanti dell'AWG saranno consacrati all'individuazione del potenziale di riduzione delle emissioni nei Paesi industrializzati e alla definizione dei possibili obiettivi di riduzione per il periodo successivo al 2012. Gli obiettivi di riduzione dovranno essere concretizzati a partire dal 2008. Ai Paesi verranno poi concessi alcuni anni per adottarli, in modo che possano entrare in vigore a partire dal 2013 e possa essere assicurata la continuità del regime climatico (in particolare quello del mercato del CO2) nel periodo successivo al 2012.
Con l'elaborazione delle prospettive energetiche e con le decisioni prese il 21 febbraio 2007 dal Consiglio federale sul futuro della politica energetica sono stati effettuati degli importanti lavori preliminari volti ad accertare il potenziale di riduzione. Su tale base, il Consiglio federale intende sottoporre al Parlamento entro l'autunno del 2007 un rapporto sul clima che illustri la strategia a medio e a lungo termine e delinei anche un quadro per il mandato negoziale della Svizzera per quanto riguarda ulteriori obiettivi di riduzione. La strategia adottata sia dall'UE sia da altri Paesi industrializzati costituisce un importante punto di riferimento in tal ambito.
4. Data l'importanza relativamente esigua delle sue emissioni nel contesto globale, l'influenza esercitata dalla Svizzera sul clima globale non può che essere minima. Tuttavia, a causa del suo vulnerabile ecosistema alpino, il nostro Paese è molto interessato all'adozione di un incisivo regime climatico sostenuto a livello internazionale e vincolante per tutti i grandi emettitori. La Svizzera può però esigere ulteriori riduzioni da altri Paesi solo fornendo a sua volta un contributo adeguato.
5. Quasi l'80 per cento delle emissioni di gas serra sono causate in Svizzera dalla combustione di vettori fossili. Il maggior potenziale di riduzione di CO2, tuttora non abbastanza considerato, si riscontra nel settore immobiliare e nella mobilità. Nel corso della sua seduta del 21 febbraio 2007, consacrata alla strategia energetica, il Consiglio federale ha incaricato il DATEC di presentare entro la fine del 2007 dei piani d'azione per la promozione dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili nei quali si dovranno proporre misure concrete e incisive dal punto di vista delle emissioni di CO2. Il Consiglio federale deciderà in merito a eventuali misure supplementari soltanto dopo aver esaminato tali piani d'azione. La loro elaborazione avverrà tenendo conto delle misure di politica energetica previste dall'Ue.
Il Protocollo di Kyoto non prescrive ai Paesi contraenti misure concrete da adottare. In caso d'inadempimento degli impegni assunti sono tuttavia previsti meccanismi di sanzione a diversi livelli. Nell'ambito dei negoziati internazionali la Svizzera si è impegnata in favore dell'adozione di tali meccanismi.
Dal momento che in Svizzera il livello delle emissioni è molto basso nel confronto internazionale, per rispettare un obiettivo di riduzione efficace la Svizzera dovrà ancora rivolgersi al mercato internazionale delle emissioni. Attualmente, bisogna partire dal presupposto che, in futuro, tale mercato svolgerà un ruolo ancora più importante nell'ambito del regime del clima globale.
6. La costruzione di centrali a gas a ciclo combinato comporterà una modifica della posizione negoziale della Svizzera. Al momento attuale non ci sono tuttavia indicazioni che lascino supporre un indebolimento della posizione negoziale della Svizzera in seguito a un'eventuale costruzione di centrali a gas. Se da un lato la posizione negoziale riguarda tutti i settori emittenti e non soltanto la produzione di energia fossile e termica, dall'altro i progettisti delle centrali a gas a ciclo combinato devono essere obbligati a compensare tutte le loro emissioni per non pregiudicare gli obiettivi stabiliti dalla Svizzera.
7. Soprattutto per ragioni di politica della concorrenza, la Svizzera è interessata all'armonizzazione degli sforzi compiuti nel campo della politica climatica europea. Il Consiglio federale appoggia pertanto i passi compiuti in tal senso. Il 21 febbraio 2007 il governo ha deciso di assicurare l'adesione della Svizzera al sistema europeo di commercio delle emissioni. L'adesione dovrà essere concordata in un trattato che dovrà essere negoziato con l'UE e non comporterà un'integrazione completa come quella attuata dai Paesi membri dell'UE nel quadro degli impegni comuni assunti con il Protocollo di Kyoto.
Risposta del Consiglio federale.