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07.3123 · Interpellanza · 2007-03-21

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Le discussioni scaturite dall'attuale disputa fiscale che l'UE ha aperto con la Svizzera si distinguono per l'assenza di fatti e le numerose polemiche. Ai fini dell'oggettività della discussione invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Il 13 febbraio 2007 la Commissione europea ha reagito agli argomenti del Consiglio federale formalizzando una decisione. Come giudica il governo la risposta della Commissione e in particolare i punti 63-72?

2. L'attuale disputa fiscale con l'UE concerne la diversa imposizione dei redditi aziendali conseguiti in Svizzera e all'estero da società holding, società di amministrazione, società di domicilio o società miste. Secondo l'articolo 28 LAID i cantoni devono concedere un'esenzione fiscale parziale per i redditi aziendali realizzati all'estero:

2.1 Quante di queste società sono presenti in Svizzera? A quanto ammonta il valore aggiunto di queste imprese in Svizzera e quanti dipendenti contano nel nostro Paese? Quante di queste società sono in mani svizzere e quante controllate all'estero? A quanto ammontano i redditi aziendali generati in Svizzera e quelli provenienti dall'estero? Quali sono le cifre comparative relative a dieci anni or sono?

2.2 A quanto ammontano le entrate fiscali di Confederazione, cantoni e comuni prodotte da queste aziende? A quanto ammonterebbe il gettito fiscale di cantoni e comuni se questi applicassero la stessa base di calcolo della Confederazione nell'ambito dell'imposta federale diretta?

3. Nel 2003, in virtù del regime fiscale disciplinato nell'articolo 28 LAID, la Svizzera è riuscita ad evitare di essere inserita nella lista nera dell'OCSE. Quali misure ha avviato a suo tempo la Svizzera e quali sono i loro effetti?

4. La Commissione dell'UE sostiene la concorrenza a livello di tariffe fiscali tra i diversi Stati membri. Nel contempo essa combatte le pratiche fiscali dannose e mira a stabilire una base di calcolo unitaria nel campo dell'imposizione delle imprese per tutti gli Stati membri dell'UE. In tal modo si dovrebbe tra l'altro ridurre l'onere burocratico delle imprese multinazionali. Vi sono ripercussioni per la Svizzera sotto il profilo della concorrenza internazionale? La molteplicità dei regimi tributari cantonali, che le imprese attive a livello internazionale sono tenute a rispettare, può costituire uno svantaggio per la Svizzera?

5. È nell'interesse della Svizzera e dell'UE avere relazioni costruttive. In quale dei dossier (attuali e pianificati) che sono oggetto di trattative con l'UE la Svizzera si presenta in veste di Paese richiedente? In quali dossier il Paese richiedente è l'UE? Nell'ambito dei colloqui con l'UE, si sono verificati dei ritardi a causa della disputa fiscale?

6. Qual è lo stato dei lavori di preparazione dei seguenti dossier: l'accordo di libero scambio in ambito agricolo, il riconoscimento reciproco delle denominazioni di origine (DOP), la regola delle 24 ore in materia di sdoganamento, l'aumento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP), la Svizzera quale membro a pieno titolo del sistema di navigazione satellitare europeo (Agenzia Galileo), la reciprocità nell'applicazione del principio "Cassis de Dijon" e nella questione dell'esaurimento dei brevetti (esaurimento regionale)?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Si rimanda alla presa di posizione della Svizzera del mese di marzo del 2006, disponibile all'indirizzo Internet www.europa.admin.ch all'interno della rubrica "Dossier attuali - tassazione delle imprese". Il Consiglio federale resta convinto che le disposizioni cantonali concernenti le società con uno statuto fiscale particolare non costituiscono una violazione dell'accordo di libero scambio.

2.1 Secondo i dati della perequazione delle risorse forniti dai cantoni, nel 2003 il numero complessivo di società holding, di amministrazione e miste superava le 20 000 unità. Non sono date le cifre relative al valore aggiunto generato da queste imprese. In base a stime, si può supporre che le persone impiegate in queste società sono almeno 150 000. I dati disponibili non consentono di sapere esattamente quante di queste società sono in mani svizzere o estere. Le stime indicano che la maggioranza sarebbe in mani svizzere. Il 15 per cento circa degli utili imponibili sono di origine svizzera e il rimanente 85 per cento circa di origine straniera. I dati concernenti la situazione di dieci anni fa non sono noti.

2.2 Sulle entrate fiscali dei cantoni e dei comuni provenienti da queste società non esistono cifre. Per quanto concerne l'imposta federale diretta, secondo i dati relativi alla perequazione delle risorse forniti dai cantoni, nel periodo fiscale 2003 le entrate registrate sono state di circa 1,8 miliardi, pari al 39 per cento del totale complessivo del reddito generato dall'imposta sull'utile di tutte le persone giuridiche. Il Consiglio federale non intende effettuare calcoli speculativi sul gettito fiscale di cantoni e comuni. Considerato che buona parte di queste imprese non resterebbe in Svizzera a lungo qualora cantoni e comuni dovessero applicare la medesima base di calcolo della Confederazione, non vi è la certezza che il gettito fiscale di questi ultimi aumenterebbe. Quel che è certo è che diminuirebbe il prodotto dell'imposta federale diretta. Allo stesso modo è illusorio credere che gran parte di questo gettito fiscale finirebbe nelle casse degli Stati membri dell'UE.

3. Nel quadro dei negoziati con l'OCSE, la Svizzera si è impegnata ad accordare un'assistenza amministrativa volta all'applicazione del diritto fiscale straniero nelle revisioni delle convenzioni di doppia imposizione concernenti le società holding, conformemente all'articolo 28 capoverso 2 LAID. Il nostro Paese si è inoltre impegnato ad abbandonare la cosiddetta pratica 50:50 e ad applicare, per la compensazione di prestazioni interne di servizi, i principi fissati dall'OCSE per definire i prezzi di cessione interna. Le conseguenze per la piazza economica svizzera delle concessioni accordate non sono quantificabili. Economisti e cantoni le hanno giudicate sostenibili.

4. Le imposte cagionano spese amministrative per le imprese. Le cosiddette spese di versamento sono parte integrante dell'onere fiscale e si ripercuotono quindi sulla piazza economica. Il rischio che il nostro Paese perda attrattiva è tuttavia minimo. Da un canto, in Svizzera l'imposizione delle imprese è stata armonizzata a livello formale. Questo ha comportato una diminuzione delle spese, poiché la riforma si rifà ampiamente al diritto commerciale (principio dell'importanza determinante del bilancio commerciale). D'altro canto, se la Commissione europea auspica una base di calcolo unica per tutti gli Stati membri, i lavori sono però ancora al livello tecnico. In considerazione del principio dell'unanimità dei voti che prevale all'interno dell'UE per le questioni fiscali, per il momento è difficile prevedere se la Commissione riuscirà a portare a buon fine questa armonizzazione. Inoltre, la situazione sta in parte evolvendo nel senso opposto, come dimostrato dall'introduzione di un'imposta sull'utile senza interessi (notional interest deduction) in Belgio e nei Paesi Bassi nonché dalla limitazione della deduzione degli interessi passivi in Germania (cosiddetta "Zinsschranke").

5. Per il momento i negoziati in corso concernono unicamente argomenti che fanno parte o che sono direttamente legati ai Bilaterali I e II o all'accordo politico concluso nel maggio del 2004 sui Bilaterali I (MEDIA PlUS e MEDIA Formazione). Il mandato svizzero di negoziazione concernente l'estensione alla Romania e alla Bulgaria della libera circolazione delle persone è stato approvato il 23 maggio 2007, con riserva dei risultati delle consultazioni delle Commissioni della politica estera e dei cantoni. Le negoziazioni relative al rinnovo dell'accordo sulla ricerca sono terminate nel mese di febbraio di quest'anno. A tuttora non è stato constatato nessun ritardo nei settori MEDIA formazione e ricerca.

6. Attualmente i lavori concernenti l'accordo di libero scambio in ambito agricolo (compresa l'applicazione del principio del "Cassis de Dijon"), il riconoscimento reciproco delle denominazioni di origine (DOC) e l'Agenzia Galileo sono in fase esplorativa. I risultati di questi lavori concernenti il libero scambio con l'UE in ambito agricolo saranno sottoposti al Consiglio federale in un rapporto. Per quanto concerne la predichiarazione nello sdoganamento (regola delle 24 ore), entrambe le parti hanno un mandato di negoziazione volto all'adeguamento dell'accordo concernente i trasporti di merci concluso nel 1990 fra la Svizzera e la CE. Durante la riunione del comitato misto del 15 dicembre 2006, la Svizzera ha ribadito l'intenzione di aumentare la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP) a partire dal 1° gennaio 2008, conformemente all'accordo sui trasporti terrestri. La questione dell'esaurimento dei brevetti non è oggetto di negoziati con l'UE e sarà esaminata dal Consiglio federale entro fine anno nel quadro del mandato che le Camere federali gli hanno affidato (mozione 06.3633, Commissione degli affari giuridici CN).

Risposta del Consiglio federale.