07.3171 · Postulato · 2007-03-22
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a illustrare in un rapporto in che modo si è impegnato a livello mondiale - sia in ambito multilaterale sia sul piano bilaterale - per l'abolizione della pena di morte o come intende farlo in futuro.
Begründung
Attualmente in 69 Paesi si pronunciano ancora condanne a morte e si pratica l'esecuzione capitale. Nel 2005 a livello mondiale si è venuti a conoscenza di 2148 esecuzioni. Secondo dati forniti da Amnesty International, nello stesso anno solo in Cina sono state giustiziate 1770 persone, il che corrisponde all'82 per cento delle pene di morte eseguite. Un ulteriore 12 per cento è costituito dalle condanne eseguite negli Stati Uniti, in Arabia Saudita e in Iran. In 128 Paesi la pena capitale è stata totalmente o quasi completamente abolita, oppure non viene più inflitta o eseguita. All'inizio di febbraio di quest'anno a Parigi si è svolto un congresso mondiale contro la pena di morte, i cui partecipanti hanno chiesto che la stessa sia bandita in tutto il mondo. Dal 2006 la Svizzera è membro del neocostituito Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, che dovrebbe svolgere un ruolo importante per quanto concerne l'attuazione dei diritti umani a livello planetario e quindi anche l'abolizione della pena capitale. Tra i quattro Stati nei quali è pronunciata la maggior parte delle condanne a morte rientrano anche due Paesi - Cina e Iran - con cui la Svizzera intrattiene dialoghi sui diritti umani.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il diritto alla vita deve essere considerato un diritto fondamentale valevole per tutta l'umanità e la Svizzera ritiene importante fare in modo che venga rispettato e rafforzato. Il Consiglio federale considera l'abolizione della pena di morte una premessa fondamentale dell'attuazione di tale diritto e ha quindi deciso di inserire la lotta contro la pena di morte fra le priorità della politica estera in materia di diritti umani e di continuare a impegnarsi in questo ambito sul piano sia bilaterale che multilaterale.
Sul piano bilaterale la Svizzera discute regolarmente la problematica relativa all'esecuzione della pena di morte nell'ambito dei dialoghi sui diritti umani che conduce anche con Paesi come la Cina, il Vietnam e l'Iran. Inoltre il DFAE, mediante la propria ambasciata di Washington, ha spesso operato negli USA a favore dell'abolizione della pena di morte nei confronti dei giovani, delle donne in gravidanza e dei portatori di handicap psichici, offrendo anche un contributo finanziario alle organizzazioni non governative e ai difensori dei diritti umani attivi nella lotta contro la pena di morte. Va inoltre rammentato che la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (RS 351.1) vieta l'estradizione di persone verso quei Paesi non in grado di garantire che nei loro confronti non venga pronunciata o applicata la pena di morte.
Nelle istituzioni multilaterali la Svizzera opera attivamente per l'abolizione della pena di morte, chiedendo regolarmente ai Paesi in questione di abolire tale pena oppure di decretare una moratoria per la sua esecuzione e impegnandosi a favore del divieto di estradare persone verso Paesi che non hanno ancora abolito la pena di morte. Nel corso del 3° Congresso annuale per l'abolizione della pena di morte tenutosi a Parigi dal 1° al 3 febbraio 2007, la Svizzera ha confermato il proprio impegno in tale ambito proponendo agli organizzatori di scegliere Ginevra quale sede del congresso 2009.
L'impegno profuso in questo ambito dalla Svizzera sul piano bilaterale e multilaterale è descritto nel rapporto sulla politica estera svizzera dei diritti dell'uomo che il Consiglio federale presenta alle Camere nel corso di ogni legislatura e nel rapporto sulle misure di gestione civile dei conflitti e di promozione dei diritti dell'uomo, presentato annualmente dalla Divisione politica IV del DFAE e approvato dal Consiglio federale. Il Consiglio federale ritiene sufficienti le indicazioni contenute in questi rapporti e non intende procedere a un'elaborazione ancora più dettagliata dei documenti. Con questa politica esso intende dare la priorità ai documenti fondamentali che possono costituire un riferimento valido sia per le Camere che per l'amministrazione federale.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.