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07.3177 · Interpellanza · 2007-03-22

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Visto il drammatico aggravarsi della situazione per i rappresentanti dell'opposizione e della società civile nello Zimbabwe, pongo al Consiglio federale le domande seguenti:

1. Oltre ai leader dell'opposizione e della società civile sono stati arrestati e picchiati molti collaboratori di progetti sostenuti dalla DSC. In che modo il Consiglio federale prevede di adottare misure per la protezione dei partner che sostengono i progetti sul posto?

2. Il Consiglio federale è pronto a condannare queste brutali forme di maltrattamento e a protestare presso le autorità dello Zimbabwe?

3. In che modo il Consiglio federale prevede di adeguare la prassi in materia di sanzioni nei confronti del governo dello Zimbabwe in questa difficile situazione?

Begründung

La già difficile attuazione dei diritti umani ha subito un'ulteriore svolta allarmante nello Zimbabwe l'11 marzo scorso quando le forze di sicurezza hanno agito brutalmente contro i rappresentanti dell'opposizione e della società civile. Una riunione delle varie organizzazioni è stata impedita con la forza e i partecipanti sono stati arrestati prima ancora della riunione. Le persone arrestate sono state brutalmente picchiate in prigione, tra cui particolarmente molte donne, al punto che il giorno dopo sono state trasportate con l'ambulanza a convocazioni giudiziarie. Solo dopo l'intervento della Corte suprema, cioè dopo più di due giorni, queste persone hanno potuto ricevere un'assistenza medica e ricorrere a un avvocato.

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale ha espresso la sua preoccupazione al governo dello Zimbabwe in merito agli eventi accaduti l'11 marzo scorso nel Paese nell'ambito della campagna "Salviamo lo Zimbabwe". Nello Zimbabwe, la libertà di riunione e di espressione, così come è concepita dal diritto svizzero, non esiste. Da anni il governo vieta sistematicamente le riunioni organizzate dall'opposizione o dalla società civile. La polizia dimostra una brutalità estrema nei confronti dei manifestanti. Le sue attività non sottostanno ad alcun controllo e il Ministero pubblico rimane passivo di fronte a questi abusi. Tuttavia i giudici hanno assolto per mancanza di prove parecchie persone arrestate dalla polizia durante gli avvenimenti dell'11 marzo.

Le risposte del Consiglio federale alle domande contenute nell'interpellanza sono le seguenti:

1. La Direzione politica del DFAE partecipa a un progetto volto ad aiutare i giovani condotto da tre opere umanitarie svizzere (HEKS, Aiuto alle Chiese evangeliche svizzere, Missione Betlemme Immensee e FEPA, fondo per lo sviluppo e il partenariato in Africa). Durante gli avvenimenti dell'11 marzo scorso alcuni membri dei partner locali di queste organizzazioni sono rimasti vittime degli abusi della polizia. Essa ha infatti impedito a trenta persone che partecipavano a un workshop di organizzare un incontro, trattenendole per un'ora nei locali del seminario. Quattro di esse sono state condotte al posto di polizia e sono state rilasciate dopo quattro ore. Il DFAE non ne è stato informato né gli è stato chiesto di fornire sostegno e ci si domanda se un intervento dell'ambasciata non avrebbe avuto ripercussioni negative presso gli interessati. La Svizzera ha reagito globalmente ai gravi avvenimenti che si sono prodotti nello Zimbabwe (cfr. domande 2 e 3).

2. La Svizzera ha condannato esplicitamente la repressione esercitata dalle forze di polizia durante la riunione pacifica dell'11 marzo mediante una nota consegnata di recente alle autorità dello Zimbabwe. Lo stesso testo denuncia anche le violazioni sistematiche perpetrate contro i diritti umani nel Paese. Nella nota indirizzata alle autorità dello Zimbabwe, la Svizzera insiste anche sulla responsabilità del governo di tale Paese in materia di sicurezza e di rispetto dell'integrità fisica delle persone arrestate. Essa invita infine le autorità dello Zimbabwe a trovare una soluzione ai problemi politici, economici e sociali attuali d'intesa con la società civile.

3. Le misure decise dalla Svizzera nel marzo 2002 (congelamento di beni patrimoniali, limitazioni di spostamento e divieto di esportare materiale bellico) sono dirette contro il presidente Mugabe, sua moglie e i membri del governo dello Zimbabwe e non contro la popolazione civile. Nel 2005, l'elenco delle persone soggette alle sanzioni finanziarie e al divieto di entrata e transito in Svizzera si è allungato. Esso è stato aggiornato nel febbraio scorso e anche il 23 aprile in seguito al rimpasto del governo e agli avvenimenti dell'11 marzo 2007. A causa delle reazioni del governo dello Zimbabwe, il Consiglio federale ritiene che le misure adottate in coordinamento con diversi Paesi, alcuni dei quali membri dell'UE, abbiano raggiunto per il momento l'obiettivo auspicato. Da tempo la Svizzera è molto attenta agli sviluppi della politica interna in questo Paese e in particolare all'evoluzione della situazione dei diritti umani, la quale assume un ruolo determinante nella decisione da parte delle autorità svizzere di adottare ulteriori sanzioni.

Risposta del Consiglio federale.