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07.3359 · Mozione · 2007-06-20

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

Liquidato

Wortlaut

La Svizzera pone fine alla propria partecipazione alla missione ISAF-NATO e il nostro Paese ritira i suoi militari dall'Afghanistan. In via sostitutiva la Svizzera amplia il proprio impegno in ambito civile.

Begründung

In Afghanistan l'operazione "Enduring freedom", disastrosa per la popolazione, politicamente controproducente, inammissibile dal punto di vista del diritto internazionale e tale da rafforzare i Talebani anziché indebolirli, è sempre meno distinguibile dalla "International Security Assistance Force" (ISAF). A differenza di "Enduring freedom", l'ISAF dispone di un mandato dell'ONU, ma né le Nazioni Unite né le autorità afghane riescono a influenzare sostanzialmente la guerra della NATO. Persino Bruno Lezzi, redattore della "NZZ" per le questioni militari e membro della commissione extraparlamentare PSO, in un commento del 24 maggio 2007 scrive: "Le rispettive strutture di condotta (di 'Enduring freedom' e ISAF) sono di fatto più strettamente legate di quanto abitualmente traspare." In altri termini, l'ISAF, alla quale partecipa la Svizzera, è sempre più coinvolta nella guerra afghana. Anche se gli attuali due ufficiali di Stato Maggiore svizzeri non partecipano personalmente alla guerra, fanno comunque parte di un apparato che, ad esempio, fornisce alla NATO informazioni rilevanti dal punto di vista militare.

La partecipazione militare del nostro Paese è inappropriata: per l'Afghanistan, che sempre più percepisce e considera le truppe straniere come truppe d'occupazione; per il mondo, in gran parte contrario a una "guerra al terrore" che, in realtà, è solo una questione di materie prime e potere strategico e per la Svizzera stessa, sempre più a rimorchio degli Stati Uniti e della NATO. Con questa partecipazione militare la Svizzera mette in pericolo i propri progetti civili e umanitari in Afghanistan, si pone inutilmente in una situazione intricata, ostacola le proprie possibilità diplomatiche per aiutare un Afghanistan in stato di guerra e in situazione di emergenza e, infine, indebolisce le proprie opportunità di attuare una politica di pace in altri Paesi - come afferma la commissione PSO nel suo rapporto annuale 2006: "La Svizzera potrebbe perdere buona parte della sua reputazione a livello internazionale poiché l'ISAF non ha potuto mantenere le sue promesse."

L'Afghanistan necessita di ciò che la Svizzera ha di meglio da offrire: operazioni di pace in ambito civile e non il contrario, ossia operazioni militari di carattere bellico.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

Contrapporre il promovimento civile della pace a quello militare non ha senso: da un lato, le attività civili volte alla ricostruzione del Paese hanno bisogno di una certa sicurezza e stabilità, cui contribuisce il promovimento militare della pace, dall'altro, gli sforzi tesi al ristabilimento della sicurezza e della stabilità possono andare a buon porto soltanto se accompagnati da opere di ricostruzione tali da offrire alla popolazione prospettive a lungo termine.

L'impegno della Confederazione in Afghanistan è costato nel 2006 complessivamente 21,45 milioni di franchi, costituiti per la maggior parte da un contributo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), pari a 20,61 milioni di franchi. Nell'importo totale sono inclusi anche 0,71 milioni di franchi stanziati per l'impiego degli ufficiali. Nel 2007 la DSC ha preventivato un importo di 18,64 milioni di franchi per un impegno di analoghe dimensioni.

La situazione in Afghanistan dà effettivamente adito a qualche preoccupazione. La pressione sulle truppe afghane e sull'ISAF è aumentata, specialmente nelle regioni meridionali e sudorientali del Paese, benché la preannunciata offensiva dei Talebani in primavera non abbia avuto luogo. Tra i Paesi che partecipano all'ISAF, sono in diversi a lamentare delle perdite.

Gli ufficiali svizzeri, attualmente due, prestano servizio nel contingente tedesco nelle regioni settentrionali dell'Afghanistan, tuttora considerate più sicure. Non forniscono alla NATO informazioni militarmente rilevanti: forniscono all'ISAF un quadro sulla condizione, le preoccupazioni e le necessità della popolazione civile della regione di Kunduz.

Il Consiglio federale sta verificando se questo impiego è tuttora utile al raggiungimento degli obiettivi della sua politica estera e in materia di sicurezza. Sulla base di tale verifica, deciderà in merito all'opportunità di una prosecuzione dell'impiego o di una cessazione della partecipazione all'ISAF.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.