07.3605 · Interpellanza · 2007-10-02
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Secondo il Protocollo di Kyoto, la Svizzera si è impegnata a ridurre del 10 per cento entro il 2012 le emissioni di CO2 dovute a carburanti e combustibili. Le perdite termiche nel processo di trasformazione delle centrali elettriche svizzere, soprattutto delle centrali nucleari, producono circa 200 000 terajoule di calore non sfruttato. Se la metà di questa energia fosse utilizzata per sostituire i combustibili fossili nel settore del riscaldamento, della refrigerazione e della produzione di acqua calda, si potrebbe ottenere una riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 7 milioni di tonnellate. Le reti di teleriscaldamento possono operare a distanza limitata; esiste però la possibilità di ampliare il raggio di utilizzazione attraverso accumulatori mobili di calore termochimici o a latenza, che permettono di trasportare l'energia termica fino a 35 chilometri di distanza. A questo proposito, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Ritiene che gli accumulatori mobili di calore possano costituire un complemento alle attuali reti di teleriscaldamento? Come valuta le potenzialità di mercato di questa nuova tecnologia?
2. Nel caso in cui esso valuti positivamente questa tecnologia, è disposto a creare condizioni quadro favorevoli per gli offerenti di calore a distanza? Quale base legale potrebbe consentire ciò?
3. Ritiene che esista la possibilità di emettere certificati CO2 per chi ritira calore residuo?
Stellungnahme des Bundesrates
Gli accumulatori mobili di calore sono ancora allo stadio sperimentale e la loro tecnologia non è ancora matura per un uso su larga scala. I risultati del lavoro di ricerca a livello internazionale indicano un elevato potere di stoccaggio degli accumulatori di calore latente. Fino ad oggi, tuttavia, non si è ancora riusciti a sfruttare queste potenzialità in modo competitivo dal punto di vista commerciale. Anche per quanto riguarda la durata di vita le conoscenze sono ancora scarse.
1. Allo stato attuale delle conoscenze, si può affermare che gli accumulatori mobili di calore possono essere adatti per impieghi speciali. A questo riguardo, bisogna considerare con particolare attenzione le ripercussioni che ne derivano sulla necessaria infrastruttura di trasporto. Visto che nelle vicinanze dei grandi produttori di calore residuo esistono già, spesso, reti di teleriscaldamento, gli accumulatori mobili di calore permetterebbero di servire solamente una fascia relativamente ristretta intorno a queste zone. La densità dei possibili utenti di questi accumulatori mobili di calore diminuirebbe quindi rapidamente. Le applicazioni promettenti devono quindi essere considerate principalmente quelle nelle industrie con elevato fabbisogno di calore a bassa temperatura. Nelle piccole reti di teleriscaldamento, gli accumulatori mobili potrebbero essere utilizzati per garantire il riscaldamento di emergenza in caso di guasto della fonte principale di energia termica. Complessivamente, riteniamo che al momento attuale il potenziale di mercato degli accumulatori mobili di calore sia ridotto e che essi siano eventualmente adatti per applicazioni di nicchia. Inoltre, l'applicabilità di questa tecnologia dovrebbe essere dimostrata, per esempio, attraverso risultati di opportuni progetti pilota.
2. Nella situazione attuale, non vi è alcuna necessità di modificare le condizioni quadro.
3. Secondo le regole internazionali del Protocollo di Kyoto, i certificati CO2 per i progetti di protezione del clima in Paesi quali la Svizzera possono essere emessi solamente se viene seguito un ciclo progettuale predefinito che prevede, tra l'altro, una partecipazione internazionale e l'approvazione da parte di un altro Paese. La legge sul CO2, il principale strumento con cui la Svizzera attua i suoi impegni relativi al Protocollo di Kyoto, non contempla quindi la possibilità di emettere certificati CO2 negoziabili per i progetti di protezione del clima attuati in Svizzera e finanziati dalla Svizzera, i cosiddetti progetti di protezione del clima unilaterali.
Secondo la legge sul CO2, le riduzioni delle emissioni realizzate nel quadro di progetti di protezione del clima possono essere prese in conto solamente se fanno parte di un impegno formale nei confronti della Confederazione. È il caso, per esempio, delle imprese che adottano misure di riduzione per essere esentate dalla tassa sul CO2. In questo caso, esse ricevono diritti di emissione che possono vendere nel caso in cui, adottando misure supplementari, superino l'obiettivo di riduzione previsto.
Acquirenti dei diritti di emissione sono la fondazione centesimo per il clima e i potenziali gestori di centrali a gas a ciclo combinato, che devono attestare l'adozione di misure in Svizzera. In questo caso possono essere computati solamente i progetti addizionali, che altrimenti non verrebbero realizzati. L'Ufficio federale dell'ambiente, insieme all'Ufficio federale dell'energia, sta studiando la possibilità di elaborare standard per il riconoscimento e la certificazione di progetti di protezione del clima in Svizzera.
Risposta del Consiglio federale.