07.3804 · Interpellanza · 2007-12-18
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale non ritiene più che l'adesione all'Unione europea (UE) sia un obiettivo strategico e privilegia chiaramente la via bilaterale. È pertanto invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. Ritiene che gli accordi bilaterali e settoriali firmati sinora e quelli attualmente in preparazione costituiscano un'opzione realista a media e lunga scadenza?
2. In caso di risposta affermativa, che cosa pensa delle continue minacce costituite dai referendum per le relazioni tra la Svizzera e l'UE?
3. In caso di risposta negativa, perché attendere prima di rilanciare il processo d'adesione?
Begründung
Molti esempi recenti (accordo MEDIA, riesportazioni, Cassis de Dijon, divergenze fiscali, ecc.) mostrano che la via bilaterale e settoriale diviene sempre più difficilmente praticabile, e questo ancor più perché i nuovi Paesi membri dell'UE non sostengono lo statuto particolare concesso alla Svizzera. Gli sforzi profusi dalla Svizzera al fine di negoziare con i membri dell'UE corrispondono ai risultati ottenuti? Quali sono i costi? Gli accordi settoriali possono essere moltiplicati all'infinito?
In Svizzera gli oppositori all'adesione all'UE si servono del referendum per far credere che sulle relazioni tra la Svizzera e l'UE pesi una continua minaccia che rende questa via difficile e pericolosa. E se tutto il castello di carte crollasse in seguito a un no del popolo nel settore della libera circolazione delle persone?
Soltanto un'integrazione di fatto all'UE consentirà alla Svizzera di beneficiare in modo stabile della crescita del grande mercato europeo e degli standard sociali europei, spesso più elevati delle norme elvetiche (durata del lavoro, lavoro a tempo parziale, comitati d'impresa europei, informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori, ecc.). Inoltre, soltanto l'adesione consentirà alla Svizzera di partecipare appieno al processo decisionale europeo, fatto che dovrebbe soddisfare il popolo svizzero cui è caro il sistema dei diritti popolari, in particolar modo se verrà introdotto il referendum costruttivo. Riassumendo, più la Svizzera segue la via bilaterale, più rende fragili le sue relazioni con l'UE e più si marginalizza nel suo statuto particolare. Così facendo si isola sempre più dal resto del continente.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Come descritto nel rapporto 2006 sulla politica europea, il Consiglio federale reputa che attualmente il proseguimento della cooperazione bilaterale con l'UE rimanga lo strumento più adatto a difendere gli interessi della Svizzera nei confronti dei suoi principali partner. Il Consiglio è federale intende dunque proseguire su questa strada, che ha dato buoni risultati e che gode di un chiaro sostegno del popolo svizzero. Per il Consiglio federale, la via bilaterale rimarrà lo strumento migliore per difendere gli interessi del Paese, sempre che continuino, tra le altre, ad essere adempite le condizioni seguenti:
a. la Svizzera gode di un grado di partecipazione alla presa delle decisioni nel quadro degli accordi bilaterali con l'UE e di un margine di manovra per condurre le sue politiche autonome che vengono percepiti come sufficienti;
b. nella conduzione della sua politica nei confronti degli Stati terzi, l'UE è disposta a trovare con la Svizzera soluzioni per mezzo di accordi bilaterali settoriali;
c. le condizioni quadro economiche non evolvono in senso sfavorevole alla Svizzera.
Il Consiglio federale è tuttavia conscio che le sue relazioni con l'UE evolvono, come del resto evolve l'UE stessa. Se questi parametri dovessero cambiare, converrebbe allora riesaminare la situazione e, se necessario, adattare i nostri strumenti di politica europea. In questo senso, l'adesione rimane un'opzione a lungo termine.
2./3. Come già esposto dal Consiglio federale nella sua risposta del 14 febbraio 2007 all'interpellanza del gruppo liberale-democratico 06.3651, "Garantire a livello interno l''acquis' della via bilaterale", gli accordi bilaterali su cui si fondano le nostre relazioni con l'UE comportano effettivamente taluni elementi di insicurezza. Si tratta da un lato della cosiddetta "clausola ghigliottina", che vincola sul piano giuridico tra di loro i diversi accordi bilaterali I. Tale clausola implica in particolare che un rifiuto da parte del popolo Svizzera dell'estensione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone ai nuovi Stati membri dell'Unione potrebbe avere per conseguenza, in caso di susseguente denuncia dell'accordo da parte di quest'ultima, la denuncia dell'insieme degli accordi bilaterali I. Il rifiuto nel 2009 di prorogare l'accordo sulla libera circolazione delle persone porrebbe automaticamente fine agli accordi bilaterali I. Un secondo importante fattore di insicurezza è costituita dalla clausola contenuta nell'accordo di associazione a Schengen, secondo cui detto accordo può essere denunciato se l'UE e la Svizzera non trovano soluzioni soddisfacenti in seguito alla mancata ripresa da parte di quest'ultima di uno sviluppo dell'"acquis di Schengen". Queste due clausole sono state approvate dal Parlamento in piena conoscenza di causa e quest'ultimo ha del resto chiesto di sottoporre a referendum facoltativo le decisioni relative all'accordo sulla libera circolazione delle persone. Alla luce della sua continua evoluzione, la via bilaterale costituisce un processo dinamico che procede in conformità alle norme costituzionali vigenti. Per la Svizzera, ogni nuovo passo sulla via bilaterale rappresenta una sfida. Anche se può rimettere in questione alcune di queste tappe, l'esercizio dei diritti popolari permette però di legittimare i passi fatti e di consolidare la nostra politica europea.
Risposta del Consiglio federale.