07.3857 · Interpellanza · 2007-12-20
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
L'esercito svizzero è orgoglioso dei suoi "cittadini in uniforme": il nostro esercito di milizia è espressione della natura tendenzialmente democratica del nostro sistema militare.
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Il Consiglio federale crede senza riserve nel principio secondo cui l'esercito è subordinato al potere civile?
2. Il Consiglio federale è a conoscenza del pubblico appello con cui un gruppo di militari invita a non applicare un decreto dell'Assemblea federale?
3. Il Consiglio federale ha adottato qualche provvedimento in rapporto con questo appello? Se sì, di quali provvedimenti si tratta?
4. A quali conseguenze penali e militari vanno incontro i militari che hanno lanciato l'appello in questione?
5. Dal punto di vista del servizio, quali conseguenze sono previste per i militari che esortano a ribellarsi a decreti del potere civile?
6. Il Consiglio federale ritiene che con il loro appello questi militari agiscano a favore o a danno dell'immagine del nostro esercito di milizia e della nostra democrazia?
Begründung
Il regolamento di servizio dell'esercito svizzero (RS 04; RS 510.107.0) viene distribuito a tutti i militari. Secondo il suo articolo 6, l'esercito è subordinato, conformemente alla Costituzione e alla legge, al potere civile. L'autorità suprema da cui l'esercito dipende in ogni circostanza è il Consiglio federale, fatte salve le decisioni che in virtù della Costituzione o della legge spettano all'Assemblea federale (art. 6 RS 04).
È assolutamente legittimo, e conforme a un sistema democratico, che militari vogliano realizzare propri obiettivi ricorrendo a strumenti democratici (petizioni, iniziative popolari, interventi di parlamentari e altri mezzi democratici quali manifestazioni o pubbliche prese di posizione). Se invece ricorrono a mezzi illeciti senza giustificati motivi sovralegali, violano la Costituzione e la legge.
Date queste premesse, è inammissibile che militari dell'esercito svizzero trasgrediscano decisioni del potere civile ed esortino pubblicamente alla commissione di reati. Nella fattispecie concreta si tratta dell'azione "Notwehr jetzt!" ("Legittima difesa subito!"). Dal mese di giugno 2007 un maggiore della brigata blindata I invita, con alcuni sostenitori della stessa idea, a non provvedere alla riconsegna della munizione da tasca, sovvertendo in tal modo antidemocraticamente un decreto dell'Assemblea federale appoggiato dal Consiglio federale (mozione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati 07.3277). Chi agisce in questo modo dimostra uno spirito indegno di una democrazia e di un esercito di milizia.
Stellungnahme des Bundesrates
In seguito alla decisione politica del Parlamento e del Consiglio federale di rinunciare alla custodia al domicilio da parte dei militari della munizione da tasca, è stato adeguato il pertinente articolo 7 dell'ordinanza del 9 dicembre 2003 sull'equipaggiamento personale dei militari (RS 514.101); la modifica è entrata in vigore il 1° gennaio 2008 (RU 2008 69). In esecuzione di questo mandato politico, il 3 gennaio 2008 il capo dello Stato Maggiore di condotta dell'esercito ha impartito, con un invio postale destinato a tutti i militari interessati, "l'ordine di riconsegna della munizione da tasca": "... Se entro fine 2009 presta servizio di ripetizione o servizio d'avanzamento, lei è tenuto a riconsegnare la sua munizione da tasca nell'ambito di tale servizio. Se in questo periodo non presta servizio, la presente lettera le impartisce l'ordine di riconsegnare la sua munizione da tasca entro il 31 dicembre 2009 a un punto di ristabilimento della base logistica dell'esercito ..." Secondo la sua homepage l'azione "Notwehr jetzt!" lancia il seguente appello "Fintanto che sono incorporato nell'esercito in qualità di attivo, non riconsegno la munizione da tasca dell'esercito. In questo caso, rifiuto di obbedire."
In merito alle singole domande poste dall'autrice dell'interpellanza il Consiglio federale prende posizione come segue:
1. Il Consiglio federale sostiene incondizionatamente le disposizioni legali secondo cui l'esercito è subordinato al potere civile; secondo l'articolo 86 della legge militare il Consiglio federale è la suprema autorità direttoriale ed esecutiva.
2. L'appello è noto all'autorità federale competente in materia di giustizia militare, l'ufficio dell'uditore in capo.
3. Dopo aver appurato e constatato che sinora l'appello in questione non ha costituito un comportamento penalmente reprensibile (al riguardo vedi numero 4), le autorità di perseguimento penale non hanno intrapreso nulla nei confronti dei militari interessati.
4. I militari che entro il 31 dicembre 2009 non avranno prestato un corso di ripetizione o un servizio di avanzamento, saranno diventati punibili se, rifiutando di adempiere all'ordine surriferito, non avranno riconsegnato la munizione da tasca nell'ambito del servizio prestato. I militari che entro il termine del 31 dicembre 2009 non devono assolvere alcun servizio e che entro tale data non avranno riconsegnato la loro munizione da tasca saranno punibili dopo la scadenza del termine. Lo stesso vale per i militari che, aderendo all'appello di cui sopra, istigheranno altri militari a rendersi punibili non riconsegnando la munizione da tasca (art. 23 del Codice penale militare, CPM) o forniranno un aiuto in tal senso (art. 24 CPM). Possono entrare in linea di conto le seguenti fattispecie penali: la disobbedienza (art. 61 CPM; per i militari che non obbediscono al succitato ordine di riconsegna), l'abuso e lo sperpero di materiali (art. 73 CPM) o eventualmente anche un delitto contro la proprietà (la munizione da tasca è di proprietà della Confederazione).
5. Eventuali conseguenze nell'ambito del servizio militare per i militari che invitano a ignorare le decisioni dell'autorità civile devono essere esaminate in ciascun singolo caso. Non è pertanto possibile dare alla domanda una risposta di ordine generale.
6. L'appello lanciato da militari a tenere un comportamento che contraddice decisioni politiche debitamente adottate e/o legittimi ordini di autorità superiori sotto il profilo gerarchico non può per definizione essere favorevole all'immagine dell'esercito né a quella della democrazia.
Risposta del Consiglio federale.