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08.1055 · Interrogazione · 2008-06-12

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Durante l'incontro del presidente della Confederazione Pascal Couchepin con il presidente azero a Baku si è parlato soprattutto di "interesse strategico della Svizzera" al petrolio del Mar Caspio. L'interesse della Svizzera e dell'intera Europa alla democratizzazione della società azera e il rispetto dei diritti umani, invece, sono passati piuttosto sotto silenzio. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. In che misura il presidente della Confederazione Pascal Couchepin ha affrontato nel corso dei colloqui la mancanza della libertà d'espressione, di organizzazione e di stampa in Azerbaigian?

2. È a conoscenza delle ragioni dei violenti scontri che hanno accompagnato le ultime elezioni presidenziali in Azerbaigian? Le cause di queste manifestazioni non sono finora state analizzate, pertanto è ipotizzabile che si verifichino nuovi scontri nel corso delle prossime elezioni presidenziali previste in ottobre. Questa questione è stata affrontata nei colloqui tenutisi a Baku?

3. È ammissibile che la politica energetica della Svizzera dipenda da uno Stato quasi totalitario?

4. Qual è la strategia del Consiglio federale per spingere l'oligarchia di Baku a condividere la ricchezza del Paese con la maggioranza della popolazione?

Stellungnahme des Bundesrates

1./2. Durante l'incontro con il suo omologo azero, il presidente della Confederazione ha affrontato diversi temi legati alla politica interna del Paese. I due capi di Stato hanno discusso in particolare delle future elezioni presidenziali, previste il prossimo ottobre, e delle critiche formulate in quest'ambito da alcune organizzazioni internazionali (OSCE e Consiglio d'Europa). Il presidente Couchepin ha ribadito le aspettative della Svizzera e della comunità internazionale in relazione al corretto svolgimento delle elezioni. Ha inoltre sottolineato che l'Azerbaigian è un buon esempio, per la regione, di Paese che rispetta la libertà religiosa.

3. Con la sua politica energetica, la Svizzera si adopera per promuovere i vettori energetici indigeni e l'efficienza energetica e assicurare l'importazione di fonti energetiche fossili (il nostro Paese importa in particolare petrolio, gas naturale e uranio). Il petrolio importato proviene perlopiù dai Paesi africani e, in piccola parte, dal Medio Oriente. Le società svizzere fornitrici di gas naturale importano tale risorsa prevalentemente dai Paesi Bassi, dalla Norvegia e dalla Russia. Dato che a medio termine è previsto un aumento della domanda e che, nel contempo, la produzione europea di gas è destinata a calare, per garantire l'approvvigionamento energetico è necessario ricorrere in misura maggiore a fonti extraeuropee. In quest'ambito la Svizzera persegue una politica energetica di diversificazione delle fonti, per evitare il rischio di dipendere, in futuro, da un unico Paese fornitore di energia.

4. Se il settore petrolifero azero, e con esso l'intero Azerbaigian, sta attraversando da alcuni anni a questa parte un periodo di straordinaria crescita economica, riconducibile soprattutto agli elevati profitti generati dalla produzione e dalla vendita dell'oro nero, lo stesso non si può dire degli altri settori. Finora essi sono praticamente rimasti esclusi o addirittura bloccati da questo boom, poiché la maggior parte degli investimenti realizzati è stata assorbita dallo stesso settore petrolifero, già in forte espansione. La disparità economica venutasi così a creare colpisce soprattutto l'agricoltura e, di riflesso, la popolazione rurale. La Svizzera sostiene il governo azero negli sforzi per ridurre il divario fra città e campagna, promuovendo il trasferimento delle conoscenze e favorendo lo sviluppo delle competenze professionali e delle capacità tecniche nella popolazione. In concreto il nostro Paese finanzia, nel quadro del programma di sviluppo del Caucaso meridionale, due progetti per gli sfollati (Internally Displaced Persons) nelle regioni rurali, realizzati in collaborazione con il governo locale.

Risposta del Consiglio federale.

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