08.1109 · Interrogazione · 2008-10-03
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Un Paese ricco come la Svizzera è moralmente obbligato a garantire cure dignitose alle persone anziane. Tuttavia, sempre più spesso ci tocca sentire o leggere che tali cure possono essere garantite soltanto da persone in situazione irregolare. I costi per un professionista assunto regolarmente appaiono troppo elevati. Inoltre molti figli reputano inaccettabile far curare i propri genitori in un istituto.
La vecchiaia e quindi anche le cure destinate agli anziani sono tabuizzate nella nostra società. All'ombra del silenzio politico sono sorti migliaia di rapporti di lavoro irregolari. Si stima che nelle economie domestiche svizzere 30 000 a 40 000 persone lavorino senza un regolare contratto di lavoro. Le badanti non beneficiano né di previdenza per la vecchiaia né di protezione in caso di malattia o infortunio.
Non possiamo più chiudere gli occhi dinanzi a questa situazione di precarietà. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:
1. Quante stima siano le persone senza permesso di lavoro impiegate in Svizzera in economie domestiche private per la cura o l'assistenza di anziani?
2. Come giudica l'evolversi di questi rapporti di lavoro irregolari? Quali cambiamenti si attende dal punto di vista quantitativo? Da quali Paesi proverranno queste persone? Per quali attività saranno impiegate?
3. Quali rimedi intende adottare? Quali provvedimenti prevede per regolarizzare i rapporti di lavoro esistenti? Come intende impedire questa forma di lavoro nero? È disposto a varare norme su contratti normali di lavoro per i collaboratori domestici?
4. È disposto a provvedere, insieme ai cantoni, affinché in tutti i cantoni siano offerte prestazioni che consentano di assumere collaboratori domestici senza troppe formalità burocratiche (guichet social, top combi, ecc.)?
5. È disposto a istituire un gruppo di lavoro interdipartimentale che tratti il problema dal punto di vista del finanziamento delle cure, della migrazione, delle pari opportunità e del mercato del lavoro e proponga misure volte a evitare tali rapporti di lavoro irregolari?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Secondo lo studio "Sans-papiers in der Schweiz: Arbeitsmarkt, nicht Asylpolitik ist entscheidend" (Sans-papiers in Svizzera: determinante è il mercato del lavoro, non la politica d'asilo) del 2005, svolto su incarico dell'Ufficio federale della migrazione (UFM) dall'istituto di ricerca gfs.bern, si stima che gran parte delle 90 000 persone che dimorano illegalmente in Svizzera lavorano in economie domestiche. Tuttavia, anche settori quali la ristorazione, l'edilizia, la pulizia e l'agricoltura sono fortemente rappresentati.
Occorre distinguere tra persone che dimorano illegalmente e persone che lavorano in nero. Anche Svizzeri e persone che soggiornano legalmente lavorano interamente o parzialmente in nero. Vi sono anche stranieri che, pur dimorando illegalmente in Svizzera, versano i contributi delle assicurazioni sociali.
2. Il lavoro nero è un fenomeno nefasto, che origina numerosi problemi, mettendo in pericolo la protezione dei lavoratori, falsando la concorrenza nei settori economici, privando l'ente pubblico di introiti fiscali e di contributi per le assicurazioni sociali. La legge federale del 17 giugno 2005 concernente i provvedimenti in materia di lotta contro il lavoro nero (LLN) nonché la relativa ordinanza, in vigore dal 1° gennaio 2008, mettono a disposizioni delle autorità misure incisive per lottare contro il lavoro nero.
Per legge, ogni lavoratore occupato in Svizzera è assicurato d'obbligo contro gli infortuni (art. 1a cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni), anche se il datore di lavoro non ha concluso un contratto d'assicurazione.
Proprio nel settore delle cure alla terza età, la garanzia della qualità è di centrale importanza. Carenze concernenti il personale curante potrebbe comportare conseguenze spiacevoli.
Non sono disponibili dati attendibili sulle persone che lavorano illegalmente in economie domestiche private. Il Consiglio federale non è nemmeno in grado di fare previsioni per quanto concerne le origini e il numero delle persone con dimora irregolare. Secondo il succitato studio del gfs.bern, le opinioni divergono fortemente in merito all'evoluzione del numero di persone prive di un diritto di soggiorno.
3./4. Il Consiglio federale si è già espresso a più riprese in merito al problema sollevato (da ultimo in risposta alla mozione Vermot-Mangold 01.3592, Disciplinamento del soggiorno per giovani privi di documenti, del 21 novembre 2001). Esso ha rilevato in particolare che in caso di rigore motivato esistono già tuttora soluzioni possibili per persone che lavorano in nero. Questa prassi efficace è portata avanti anche nel quadro della legge sugli stranieri. Le domande di riconoscimento di un caso di rigore non possono essere trattate in maniera sistematica. Ogni caso trasmesso da un cantone alla Confederazione è esaminato individualmente dall'UFM.
La LLN e la relativa ordinanza prevedono agevolazioni amministrative nel quadro delle assicurazioni sociali e delle imposte alla fonte grazie all'introduzione di una procedura di conteggio semplificata per le attività dipendenti di minore entità (p. es. lavori domestici). Il Consiglio federale è convinto che tali semplificazioni contribuiranno a contenere il fenomeno del lavoro nero.
Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica ("Rilevazione sui contratti collettivi di lavoro in Svizzera 2005"), in 24 cantoni (AG, AR, BE, BL, BS, FR, GE, GL, GR, JU, LU, NE, NW, OW, SH, SO, SZ, TG, TI, UR, VD, VS, ZG, ZH; fonte http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/de/index/themen/03/22/publ.Document.110470.pdf, pag. 71) esistono contratti normali di lavoro per il personale di servizio. Per il momento il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario intervenire.
5. La LLN è in vigore da appena dieci mesi. Ora è possibile senza problemi una stretta collaborazione tra le competenti autorità cantonali e federali negli ambiti tematici necessari. Pertanto il Consiglio federale non ritiene che occorra intervenire.
Risposta del Consiglio federale.