08.1131 · Interrogazione · 2008-12-16
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Dopo la dittatura e due guerre, la situazione nella Repubblica democratica del Congo (RDC) rimane drammatica. Al centro del dramma la provincia del Nord-Kivu, ricchissima in materie prime, nella quale si svolge il conflitto fra l'esercito nazionale e i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo. In prima fila: le popolazioni civili. Le atrocità commesse più particolarmente contro le donne (stupri sistematici utilizzati come arma di guerra) e i fanciulli sono frequenti, costringendoli a vivere nella paura o a optare per l'esodo verso i vicini Stati dell'Uganda o del Ruanda. Dal 1999 la missione dell'ONU per la RDC (MONUC) tenta di ristabilire la pace in questa regione. Questa azione è straordinariamente complicata dagli interessi delle due parti e di alcuni Paesi preoccupati di saccheggiare le risorse naturali della regione, i quali, nonostante gli armistizi ufficiali, continuano a effettuare attacchi mirati. I mezzi messi a disposizione della MONUC sembrano oggi limitati e di fronte al degradarsi del conflitto e alla situazione umanitaria ci si può chiedere se l'invio di 3000 soldati supplementari deciso dal Consiglio di sicurezza dell'ONU sarà sufficiente per sostenere una missione già fragile. Quale parte coinvolta in questa missione, la Svizzera deve insistere nel fare pressione sulle parti in conflitto affinché rispettino i diritti dell'uomo. È essenziale che il governo della RDC sia incoraggiato a prendere immediatamente misure per proteggere la sua popolazione civile, a promuovere un clima di pace operando per la riconciliazione nazionale e a ristabilire uno Stato di diritto dotato di un sistema giudiziario imparziale.
- Visto quanto precede, il Consiglio federale può indicare se la Svizzera intende sbloccare fondi per sostenere la MONUC?
- È possibile sostenere il processo di pace apportando le competenze della Svizzera (settori della mediazione, riconciliazione, formazione in diritti umani e ripristino del sistema giudiziario) mediante l'invio di specialisti?
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide la preoccupazione dell'autore dell'interrogazione per quanto riguarda la situazione nel Congo orientale (Nord e Sud Kivu). In questa regione la Svizzera s'impegna in vari modi.
Come per tutte le operazioni di mantenimento della pace dell'ONU, è il Consiglio di sicurezza a stabilire il mandato della missione di osservazione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC). Con la risoluzione S/RES/1856 (2008), il Consiglio di sicurezza ha di recente prolungato il mandato della MONUC fino al 31 dicembre 2009. I budget per le missioni di mantenimento della pace sono negoziati dalla 5a commissione e approvati dall'Assemblea generale. La Svizzera partecipa alla MONUC nell'ambito dei suoi contributi obbligatori fissati in base alla stessa chiave di ripartizione adottata per i contributi al preventivo ordinario dell'ONU, ossia l'1,216 per cento del budget totale. Nel 2008 ha destinato alla MONUC un importo pari a 17 milioni di franchi (contro i 14,9 milioni di franchi del 2007). Mette inoltre a disposizione della missione tre osservatori militari.
La Svizzera è in regolare contatto con la MONUC. Se quest'ultima ha bisogno di specialisti, la Svizzera è sempre pronta a esaminare le sue richieste.
Oltre ai tre osservatori militari, la Svizzera ha mandato nella Repubblica democratica del Congo un'esperta che sarà a disposizione dell'EUPOL fino alla fine del 2008.
Nel settore della cooperazione allo sviluppo, la Svizzera opera nella regione di Kivu nel quadro del suo programma speciale per la regione dei Grandi Laghi. Nell'ultimo decennio ha investito circa 5,7 milioni di franchi all'anno nell'ambito del suo aiuto umanitario nel Congo orientale. Nei prossimi mesi la Svizzera (per il tramite della DSC) interverrà nella provincia del Sud Kivu - se le condizioni di sicurezza lo permetteranno - nel quadro di un programma di sostegno del sistema sanitario per il quale sono stati stanziati oltre 3,6 milioni di franchi (in una prima fase per 16 mesi).
Nel 2009 la Svizzera verificherà inoltre in quale misura è possibile avviare nella regione del Kivu attività operative nell'ambito della sicurezza umana.
Risposta del Consiglio federale.