Acquisizione da parte del personale medico e paramedico di competenze professionali nel campo dell'assistenza al suicidio
08.3186 · Mozione · 2008-03-20
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di provvedere affinché la problematica del diritto di morire e dell'assistenza al suicidio sia trattata nel corso di formazione delle facoltà di medicina e in quello delle scuole d'infermieri, come obiettivo di studio complementare a quello delle cure palliative.
Begründung
Il 20 giugno 2003 la consigliera nazionale Anne-Catherine Menétrey-Savary ha depositato la mozione 03.3405, "Inserire l'aiuto al suicidio tra le materie d'insegnamento delle facoltà di medicina", che, non trattata dalle Camere in tempo utile, ha dovuto essere stralciata. Dai sondaggi effettuati negli scorsi anni emerge che gran parte della popolazione svizzera riconosce il diritto di morire ed è favorevole all'assistenza al suicidio.
Nel 2004 l'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) ha compiuto un primo passo, seppure ancora insufficiente, verso l'autodeterminazione del paziente. L'ASSM rileva che l'assistenza al suicidio non è un'attività che riguarda la medicina, poiché il medico è tenuto a utilizzare le sue competenze per curare, alleviare e accompagnare. Ma, d'altra parte, il medico deve tener conto della volontà del paziente; ciò significa che la decisione morale e personale del medico di fornire assistenza al suicidio a un paziente terminale, in casi particolari, deve essere rispettata.
L'assistenza al suicidio è un compito difficile che non può essere lasciato all'improvvisazione. Sono necessari un saper fare e un saper essere che richiedono una particolare esperienza. Sebbene le domande d'assistenza al suicidio siano rare, la risposta è spesso, per non dire quasi sempre, la stessa: una proposta di cure palliative. Tali cure costituiscono un'opzione per il paziente, ma mai un obbligo, anche perché non sempre sono in grado di alleviare la sofferenza fisica e psichica.
Se il diritto alla vita rimane fondamentale, lo stesso vale per il diritto di morire con dignità, come ha riconosciuto il Tribunale federale nella sua decisione del 3 novembre 2006 (DTF 133 I 58 segg.). D'altronde si constata un'evoluzione nella mentalità della popolazione, che si mostra sempre più aperta alla possibilità di lasciare decidere al malato terminale, confrontato con una situazione estremamente penosa, se porre fine ai suoi giorni.
Di fronte a una domanda di assistenza al suicidio il personale curante prova imbarazzo e impotenza. Si sente rimesso in questione, come se la morte di un paziente rappresentasse uno scacco personale e la conferma della propria impotenza a salvare vite umane. Il tabù della "morte naturale" è più forte della capacità di accettare la volontà e la scelta personale del paziente.
L'esperienza insegna che per la maggior parte dei pazienti è già di grande conforto il solo fatto che la loro richiesta di assistenza al suicidio sia accolta da persone competenti e di fiducia. Solo un'esigua minoranza dà poi seguito a questa richiesta.
Il personale di cura ha già dovuto imparare a rinunciare all'accanimento terapeutico e alla prosecuzione delle cure contro la volontà del paziente. È ora importante che, nel corso della formazione medica o infermieristica, acquisisca tutte le informazioni e le conoscenze necessarie per garantire un'assistenza al suicidio trasparente.
L'insegnamento di questa materia dovrà essere obbligatorio per tutti. Tuttavia, nell'esercizio della professione, la piena libertà di coscienza di medici e infermieri dovrà essere rispettata.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
La mozione solleva una questione sociale importante che s'inserisce nel dibattito pubblico concernente le condizioni delle cure e dell'accompagnamento dei malati in fase terminale. La proposta d'integrare la tematica dell'assistenza al suicidio nella formazione universitaria e nel perfezionamento dei futuri medici e nell'iter di formazione del personale di cura non è nuova. Infatti, già nel suo rapporto intitolato "Eutanasia e medicina palliativa - la Confederazione deve legiferare?" del 24 aprile 2006, il Consiglio federale raccomandava d'introdurre questa tematica nella formazione universitaria e nel perfezionamento per motivi di ordine etico. In effetti, è importante che i professionisti del settore siano meglio preparati a situazioni particolari che si pongono alla fine della vita di una persona e alle questioni che vi sono legate. Tuttavia, tali misure rientrano esclusivamente nel contesto delle cure palliative e non in quello dell'assistenza al suicidio.
Dalla sua entrata in vigore il 1° settembre 2007, la legge sulle professioni mediche (LPMed; RS 811.11) costituisce la base giuridica di riferimento per la formazione universitaria e per il perfezionamento delle professioni mediche universitarie. Nel quadro di tale disciplinamento, il legislatore ha tenuto conto delle cure e dell'accompagnamento da dispensare ai pazienti in fase terminale. Egli ammette esplicitamente che la medicina palliativa è un modo degno di curare e di accompagnare i pazienti durante una malattia incurabile ed evolutiva. Inoltre, un ricorso alle cure palliative e un accompagnamento qualificato contribuiscono a ridurre in modo significativo le domande di suicidio assisitito.
Conformemente agli obiettivi fissati per legge, la formazione universitaria deve fornire le basi scientifiche necessarie per adottare misure preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative e di riabilitazione. Inoltre, essa deve abilitare i futuri medici a dispensare ai pazienti un'assistenza completa e a preparare le persone a loro più vicine, tenendo conto dei fattori di natura psichica, sociale, giuridica, culturale ed etica. In proposito vanno pure sottolineati gli obiettivi relativi alla capacità di collaborare con altri professionisti del settore sanitario. Prestare cure di qualità elevata a un paziente terminale esige infatti un rapporto di collaborazione interprofessionale. Nel contesto di un trattamento vanno rispettati il diritto all'autodeterminazione e la dignità dei pazienti. La formazione universitaria e il perfezionamento hanno il compito di sensibilizzare i professionisti del settore sanitario su tali questioni e di permetter loro di darvi risposta. Gli obiettivi della formazione universitaria sono stati integrati nel nuovo catalogo svizzero degli obiettivi didattici della medicina umana. Quest'ultimo diventerà obbligatorio in tutte le facoltà della Svizzera a partire dalla seconda metà del 2008 e sostituirà il catalogo precedente.
Conformemente alle prescrizioni della LPMed, gli obiettivi summenzionati vanno approfonditi in sede di specializzazione. Secondo l'attuale ripartizione delle competenze, è l'associazione professionale ad essere incaricata di determinare i contenuti del perfezionamento corrispondente. La Confederazione assume le propria responsabilità, insistendo presso i comitati responsabili sull'importanza di tale obiettivo.
Gli iter di formazione del personale di cura presso le alte scuole specializzate e le scuole superiori prevedono un insegnamento approfondito in materia di cure e accompagnamento di pazienti in fase terminale. In futuro, l'accento sarà messo sull'armonizzazione dei programmi d'insegnamento delle professioni mediche universitarie e non universitarie allo scopo di garantire una collaborazione ottimale in una situazione di reale accompagnamento.
Il Consiglio federale ritiene quindi che con l'introduzione della LPMed e il nuovo catalogo svizzero degli obiettivi didattici, tutti gli aspetti relativi all'accompagnamento dei pazienti in fase terminale sono tenuti in considerazione nell'ambito della formazione universitaria e del perfezionamento. L'esigenza dell'autore della mozione è dunque ampiamente rispettata sul piano pratico. L'obiettivo della mozione è considerato quindi raggiunto.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.