Roche e Novartis in Cina. Commercio di organi di detenuti giustiziati
08.3197 · Interpellanza · 2008-03-20
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
1. Come fa il Consiglio federale ad accertarsi che le nuove basi legali cinesi del 2007 vengano effettivamente applicate? Come può assicurarsi di ricevere informazioni ufficiali e trasparenti sull'applicazione della pena di morte e la gestione dei trapianti di organi in Cina?
2. Come può controllare le aziende Roche e Novartis (produttrici di medicamenti che riducono fortemente il rigetto degli organi trapiantati) dal profilo delle loro responsabilità sociali e del rispetto dei diritti umani? Come può, in particolare, istituire un quadro vincolante che permetta di disciplinare e di controllare le attività di queste aziende?
3. Vi è compatibilità fra la rigida legislazione in materia di trapianti in Svizzera e il sostegno fornito da aziende svizzere alla delocalizzazione del problema in un Paese terzo? Ai pazienti che potrebbero beneficiare di un trapianto sono comunicate le informazioni disponibili?
Begründung
Le interpellanze Ruth Gonseth (98.3345) e Luc Recordon (06.3349) hanno sollevato il problema dell'utilizzazione di organi prelevati dai cadaveri di prigionieri giustiziati in Cina. Finora la situazione non è per niente cambiata. Recenti articoli di giornale, le testimonianze di rappresentanti di ONG e le dichiarazioni del relatore speciale dell'ONU sulla tortura evidenziano come il commercio lucrativo prosegue impunemente nonostante il governo cinese si sia impegnato a stroncarlo. Nel 2005 il viceministro cinese della sanità avrebbe ammesso che la maggioranza degli organi proverrebbero da detenuti giustiziati e questo nonostante il divieto del commercio di organi adottato dalla Cina già nel 1996. Le nuove basi legali del 2007 dovrebbero produrre i loro effetti, anche se la loro applicazione potrebbe essere problematica per la mancanza di trasparenza in materia di pena di morte e di trapianti di organi. La nuova legge prevede inoltre il libero consenso del donatore che deve aver ricevuto tutte le informazioni necessarie. Questa disposizione è particolarmente problematica nel caso di condannati a morte dal momento che questi ultimi si trovano in un vicolo cieco. Da un punto di vista etico è inammissibile che aziende svizzere - Novartis è membro del Global Compact e della Business Leaders Initiative on Human Rights (BLIHR) - possano commercializzare i propri medicamenti senza essersi preventivamente accertate della provenienza irreprensibile degli organi destinati al trapianto. Queste aziende devono stabilire un comune codice di comportamento, esigere le garanzie necessarie e mettere a disposizione dell'ONU i dati che consentano di sapere a quali ospedali cinesi forniscono medicamenti, i quantitativi forniti e il numero di organi che vi sono prelevati.
D'intesa con il governo cinese, il Consiglio federale deve impegnarsi attivamente a trovare una soluzione duratura per porre fine al commercio di organi.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Compete innanzitutto alle autorità cinesi applicare la nuova legislazione cinese sui trapianti di organi. Esse devono vigilare in particolare sul rispetto degli obblighi sottoscritti dalla Cina nel quadro del diritto internazionale dei diritti dell'uomo. Le autorità svizzere, dal canto loro, seguono con attenzione la questione dell'applicazione della pena di morte e della gestione dei trapianti di organi in Cina, nonostante le difficoltà a ottenere informazioni complete in materia. Questa mancanza di trasparenza è un tema affrontato regolarmente dalla Svizzera nel quadro del dialogo sui diritti umani che intercorre con la Cina.
2. Anche in questo caso, la responsabilità di proteggere e promuovere i diritti umani spetta ai singoli Stati. Tuttavia, a causa in particolare delle nuove realtà indotte dalla globalizzazione, si è instaurato un dibattito sulla questione della responsabilità degli attori non statali in questo ambito. Le autorità svizzere si impegnano a sensibilizzare tutti gli attori della società - fra cui le aziende - sulla necessità di rispettare i diritti dell'uomo e migliorare la coerenza e la complementarietà fra politica economica e politica dei diritti dell'uomo.
Dal canto loro, le aziende sono tenute a rispettare la legislazione dei Paesi nei quali operano. Per quanto riguarda lo spirito di responsabilità di cui devono dar prova nelle loro attività (Corporate Responsability), possiamo ricordare iniziative internazionali ampiamente condivise che anche la Svizzera sostiene e contenenti raccomandazioni molto ampie dei governi alle aziende che operano a partire dal loro territorio, nonché corrispondenti meccanismi statali di applicazione (segnatamente le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese multinazionali e la politica sociale dell'Organizzazione internazionale del lavoro).
Come già evidenziato nel nostro parere sulla mozione 06.3591 (Convenzione ONU in materia di corporate accountability), il rapporto finale dell'incaricato speciale del Segretario generale dell'ONU per le questioni inerenti ai diritti dell'uomo e alle imprese transnazionali e altre imprese economiche, John Ruggie, dovrebbe fornire gli elementi oggettivi per un dibattito sulla responsabilità degli Stati nella regolamentazione e nel controllo delle imprese.
3. Le aziende menzionate producono medicamenti necessari a prevenire il rigetto degli organi trapiantati. Per ragioni etiche è difficile vietare loro la vendita di questi medicamenti, poiché un tale provvedimento metterebbe in pericolo la vita di numerose persone che hanno beneficiato di un trapianto. Questi medicamenti non sono all'origine degli abusi commessi in materia di trapianti; sarebbe assai cinico sostenere che senza di essi i trapianti sarebbero impossibili perché gli organi per il trapianto verrebbero rigettati.
Il Consiglio federale ritiene quindi che la vendita di questi medicamenti non sia assimilabile a una delocalizzazione del problema in un altro Paese.
Informare in tal senso tutti i potenziali beneficiari di un trapianto in Svizzera esulerebbe dal quadro delle informazioni mediche fornite ai candidati a un trapianto prima della loro iscrizione sulla lista d'attesa. D'altro canto, i medici sono già oggi tenuti a informare i pazienti sull'illegalità di certe pratiche qualora vengano loro chieste informazioni in merito. Anche la stampa e altri canali di informazione generale diffondono informazioni su questo tema.
Risposta del Consiglio federale.