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08.3566 · Interpellanza · 2008-10-01

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

1. Ritiene che i risultati del rapporto Bergier siano entrati sufficientemente nel sentire comune della popolazione svizzera?

2. In che misura è disposto a legittimare la rilevanza storiografica dei risultati del rapporto Bergier e a agevolarne la ricezione, ad esempio negli strumenti didattici?

3. Come potrebbero essere recepiti i risultati di queste ricerche nella lotta alla xenofobia e al sorgere di nuove correnti nazionalsocialiste?

Begründung

Nel 2008 ricorrono i dieci anni dalla presentazione del rapporto della commissione indipendente d'esperti Svizzera/seconda guerra mondiale (CIE), comunemente nota come commissione Bergier. Subito dopo la pubblicazione del rapporto la Confederazione ha compiuto qualche sforzo per sensibilizzare la popolazione svizzera sul ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale al fine di non ripetere in futuro gli stessi errori. In particolare sono stati sostenuti progetti contro il razzismo e a favore dei diritti umani.

Il Consiglio federale non ha però ritenuto suo compito garantire che i risultati del rapporto Bergier fossero accolti nella storiografia e divulgati, questo per non imporre interpretazioni unilaterali o addirittura una storiografia di Stato. La definizione dei programmi di studio è inoltre di competenza dei cantoni (cfr. motivazione dell'interpellanza Müller-Hemmi 01.3697).

Dopo dieci anni si deve constatare con disillusione che l'ampio lavoro di rivisitazione del ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale condotto dalla CIE non ha portato a una nuova consapevolezza nella popolazione svizzera. Non si riesce a fugare l'impressione che la Svizzera abbia intrapreso il processo di rivisitazione storica solo sotto le pressioni internazionali dell'epoca e che ora che tali pressioni sono venute meno l'interesse per i risultati del rapporto Bergier sia scemato.

Il crescente attivismo dei movimenti neonazisti (marcia di Sempach del 28 giugno 2008 e di Brunnen del 3 agosto 2008) e la cultura politica sempre più xenofoba in Svizzera rafforzano questa impressione. Le controversie sollevate dalla pubblicazione nel 2006 del manuale scolastico (non obbligatorio) "Hinschauen und Nachfragen" (Guardare e interrogare), che rivisita in chiave critica il ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, la dicono lunga sulla mancanza di una nuova consapevolezza sulla nostra storia.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nell'ambito delle sue competenze, il Consiglio federale contribuisce a far conoscere alla popolazione i risultati della commissione indipendente di esperti Svizzera/seconda guerra mondiale (CIE) al fine di consentire il dibattito e l'approfondimento sulla questione. Il rapporto di sintesi è disponibile in quattro lingue sul sito www.uek.ch gestito dalla Cancelleria federale. Il Museo nazionale svizzero a Zurigo si è dichiarato disposto a esporre durevolmente parte del materiale della mostra "Il rapporto Bergier". Nell'aprile 2008 la Confederazione ha trasferito alla casa editrice "Editions page 2" i diritti esclusivi di traduzione, pubblicazione e diffusione in lingua francese dello studio svolto dalla CIE sui nomadi. Senza dimenticare che non è compito del Consiglio federale esprimersi su come la popolazione recepisca i risultati delle ricerche storiche.

2. Conformemente a quanto ribadito a più riprese dal Consiglio federale, i risultati della CIE raccolti in oltre 10 000 pagine non rientrano nella storiografia ufficiale. È quanto sostiene anche la CIE che, rammentando il suo statuto di commissione indipendente, non considera in alcun modo le sue interpretazioni in quanto "verità di Stato" né verità definitive (rapporto di sintesi, pag. 515).

3. Fra le numerose questioni esaminate dalla CIE vi è l'atteggiamento della Svizzera nei confronti delle vittime di genocidi e persecuzioni. La Confederazione e i cantoni hanno intrapreso iniziative proprie per sensibilizzare la gente, in particolare le giovani generazioni, sull'osservanza dei diritti umani e contro il razzismo. La giornata della memoria dell'olocausto e della prevenzione dei crimini contro l'umanità, istituita nel 2004, ha costituito lo spunto per elaborare e introdurre nuovo materiale didattico per l'insegnamento della storia (lista non esaustiva sul sito www.educa.ch). Per quanto concerne l'educazione ai diritti umani, i provvedimenti contro la discriminazione razziale sono trattati nell'ambito dell'educazione allo sviluppo sostenibile, una disciplina integrata nei programmi, nella formazione degli insegnanti e nel miglioramento della qualità delle scuole. Da ultimo va menzionato il servizio specializzato per l'estremismo in seno all'esercito.

Risposta del Consiglio federale.