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08.3837 · Interpellanza · 2008-12-16

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

Il Pakistan è una democrazia fragile che non solo merita il sostegno della comunità internazionale, ma ne ha anche bisogno. La popolazione soffre la miseria sociale ed economica e le pesanti conseguenze del terremoto dell'ottobre 2005 sono ancora evidenti in tutto il Paese. L'estrema povertà della popolazione costituisce un terreno fertile per gruppi di estremisti islamici che l'autorità statale non riesce sempre a fronteggiare. Considerata la sua importanza sotto il profilo della sicurezza strategica (nel campo della lotta al terrorismo in Afghanistan e come potenza atomica regionale), la caduta del governo pakistano avrebbe conseguenze disastrose per il mondo intero e anche per la Svizzera.

Chiedo dunque al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui sia anche nell'interesse della Svizzera stabilizzare il Pakistan adeguatamente, data l'importanza di questo Paese sotto il profilo della sicurezza strategica?

2. Data la miseria sociale ed economica che alimenta il terrorismo di matrice islamica, il Consiglio federale ritiene giustificata la proposta di non considerare più il Pakistan un Paese prioritario degli aiuti svizzeri allo sviluppo a partire dal 1° gennaio 2012?

3. Quali conseguenze avrebbe questo cambiamento delle priorità degli aiuti svizzeri allo sviluppo per il Pakistan e per la Svizzera?

4. Anche il Consiglio federale ritiene che il sostegno svizzero, oltre alla cooperazione allo sviluppo e all'aiuto umanitario, possa contribuire alla stabilizzazione del Pakistan? Ad esempio si potrebbe ipotizzare una collaborazione svizzera con altri Stati o con organizzazioni internazionali nel campo della formazione di forze di sicurezza civili e militari in Pakistan.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Il Consiglio federale è consapevole dell'importanza strategica del Pakistan per la sicurezza nella regione (segnatamente in rapporto con l'India, l'Afganistan e l'Iran), ma anche a livello mondiale. Per questa ragione, nel novembre 2006, ha creato un posto di addetto alla difesa a Islamabad. Inoltre, dal 2005 si svolge uno scambio politico regolare tra alti funzionari dei due ministeri degli esteri (l'ultima volta a Berna nell'ottobre del 2008). Secondo il Consiglio federale un Pakistan stabile è importante anche per i nostri interessi economici. La Svizzera è uno dei dieci più importanti investitori esteri in Pakistan, segnatamente a Karachi, dove disponiamo anche di un consolato generale. La presenza dell'economia privata e quaranta anni di cooperazione allo sviluppo costituiscono un contributo alla stabilità e allo sviluppo economico del Pakistan. Si tratta di mantenere il più estesamente possibile queste conquiste, nell'interesse di tutte le parti.

2. La Commissione della gestione del Consiglio degli Stati (rapporto dell'8 dicembre 2006 sulla coerenza e conduzione strategica delle attività della DSC nonché mozione 06.3667, Concentrazione geografica e tematica) raccomanda una riduzione del numero di Paesi prioritari e una focalizzazione rafforzata sull'Africa. Il messaggio sulla continuazione della cooperazione tecnica e sull'aiuto finanziario a favore dei Paesi in sviluppo del 14 marzo 2008 tiene conto di dette richieste e stabilisce nel capitolo 4.1 criteri per la scelta dei Paesi prioritari (povertà e debolezza strutturale, buongoverno, dialogo politico). In base a questi criteri il Consiglio federale ha riesaminato l'impegno della Svizzera nel Pakistan ed è giunto alla conclusione che il Pakistan non deve più essere considerato alla stregua di un Paese prioritario. L'8 dicembre 2008 il Parlamento ha approvato il messaggio e ha quindi confermato la scelta dei Paesi prioritari. In Asia i criteri summenzionati indicavano piuttosto una continuazione dei programmi nel Bangladesh, nel Nepal e nella regione del Mekong. Poiché nell'America latina determinati Paesi sono già stati stralciati dalla lista dei Paesi prioritari (Ecuador e Perù), la riduzione chiesta ha dovuto essere effettuata in Asia. Inoltre, il Pakistan è una potenza nucleare e ha molte spese militari che potrebbero invece essere impiegate per la cooperazione allo sviluppo.

3. Il Consiglio federale ha deciso di ridurre le attività di cooperazione allo sviluppo in Pakistan fino al 2011. Questa riduzione sarà effettuata a tappe. La totalità delle attività relative a progetti dell'aiuto svizzero allo sviluppo sottostà al principio dell'effetto sostenibile. In collaborazione con le organizzazioni partner coinvolte, le esperienze e gli insegnamenti degli ultimi quarant'anni saranno tesaurizzati e utilizzati ulteriormente.

L'importo attualmente impiegato in Pakistan (20 milioni di franchi annui) sarà ridotto. La DSC esaminerà la possibilità di continuare a essere impegnata con singole attività. A questo scopo cercherà il dialogo con le autorità pachistane.

4. In un ambito limitato vi è senz'altro la possibilità di offrire moduli di formazione per rappresentanti civili e militari. Un eventuale sostegno alle forze di sicurezza pachistane dovrebbe tuttavia limitarsi ad aspetti come il controllo democratico dell'esercito o il diritto nei conflitti armati ma in nessun caso riguardare l'ambito della tecnica di sicurezza. Negli ultimi anni rappresentanti del Ministero pachistano dell'interno hanno così partecipato al corso internazionale sulla politica di sicurezza (ITC) al Centro svizzero di Ginevra per la politica di sicurezza. Il centro offre una formazione pratica riconosciuta da diverse università che procura ai partecipanti e al Paese da cui provengono un valore aggiunto duraturo. I centri di Ginevra, secondo il decreto federale sul credito quadro, vengono in gran parte finanziati dal DDPS e dal DFAE. Si offre così alla Svizzera la possibilità di poter reagire a diversi bisogni regionali grazie a questi centri di competenza. Inoltre la Svizzera organizza ogni anno dal 1992 un corso per osservatori militari (Swiss United Nations Military Observer Course /Sunmoc), al quale partecipano anche ufficiali pachistani.

Risposta del Consiglio federale.