08.3844 · Mozione · 2008-12-17
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di adeguare le leggi fiscali della Confederazione in maniera tale che la costituzione di capitale proprio non sia svantaggiata rispetto all'assunzione di capitale di terzi, ma trattata allo stesso modo dal profilo fiscale. Analogamente alla deduzione fiscale degli interessi sul capitale di terzi occorre dedurre un interesse calcolato sui fondi propri.
Begründung
La legislazione in vigore svantaggia la costituzione di capitale proprio e favorisce l'assunzione di capitale di terzi. Il sistema fiscale attuale incentiva l'indebitamento. Ciò crea falsi stimoli che si tratta di correggere. I debiti non possono fruire di un trattamento migliore rispetto al capitale proprio. La proprietà delle imprese deve essere rafforzata. Ciò consente di garantire i posti di lavoro presso le imprese. Il gruppo liberale-radicale esige pertanto che la costituzione di capitale proprio non sia punita. Il capitale di terzi e il capitale proprio devono essere trattati allo stesso modo dal profilo fiscale. Invitiamo quindi il Consiglio federale ad adeguare la legislazione fiscale e a trattare la proprietà e la costituzione di capitale proprio in maniera uguale all'assunzione di capitale di terzi. Analogamente alla deduzione fiscale degli interessi sul capitale di terzi occorre dedurre un interesse calcolato sui fondi propri.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Un'impresa può coprire il suo fabbisogno finanziario in tre modi. Essa può procurarsi capitale di terzi supplementare (cosiddetto finanziamento di terzi), emettere quote per conseguire apporti di nuovo capitale proprio (cosiddetto finanziamento mediante emissione di quote) oppure trattenere i propri utili (autofinanziamento).
Se si considera soltanto l'onere fiscale a livello d'impresa, escludendo quindi quello dei relativi investitori, gli investimenti finanziati con capitale proprio sono in effetti penalizzati fiscalmente rispetto a quelli finanziati con prestiti, in quanto gli interessi sul capitale di terzi possono essere dedotti a titolo di spese dalla base di calcolo dell'imposta sull'utile.
Per contro, se si considerano le ripercussioni fiscali delle tre modalità di acquisizione di capitale, vale a dire a livello di società di capitali e di titolari di quote, risulta il seguente quadro:
- In caso di finanziamento mediante prestiti, l'impresa può dedurre dalla base di calcolo dell'imposta sull'utile gli interessi maturati sul capitale di terzi. A livello d'investitore, gli interessi ritratti sono imponibili nel quadro dell'imposta sul reddito.
- In caso di finanziamento mediante emissione di quote, l'imposta sull'utile costituisce un onere preliminare a livello d'impresa. Sull'utile distribuito dopo il pagamento dell'imposta sull'utile, l'investitore deve ancora pagare l'imposta sul reddito.
- In caso di autofinanziamento, gli utili sono assoggettati all'imposta sull'utile, in quanto non vi è distribuzione. Sull'alienazione di partecipazioni detenute nel patrimonio privato non viene riscossa alcuna imposta sugli utili in capitale.
Nell'attuale regime fiscale, l'autofinanziamento costituisce la forma di finanziamento più vantaggiosa. Nella misura in cui l'imposizione parziale ai sensi della riforma II dell'imposizione delle imprese si applica in caso di finanziamento mediante emissione di quote, l'onere fiscale si avvicina in questo caso a quello del finanziamento con prestiti. Rispetto all'autofinanziamento, questi due tipi di finanziamento sono comunque più costosi.
Dal punto di vista economico, privilegiare l'imposizione dell'autofinanziamento è problematico in quanto il capitale non è impiegato laddove sarebbe più produttivo ma è tesaurizzato nelle imprese esistenti. Se si introducesse la deduzione di un interesse calcolato sui fondi propri, come richiesto nella mozione, questa disparità verrebbe accentuata, in quanto a livello fiscale l'autofinanziamento sarebbe sempre più conveniente.
Inoltre, il Consiglio federale si è pronunciato a favore di un altro modo di rafforzare la crescita economica del Paese in occasione della prossima riforma dell'imposizione delle imprese. Gli elementi centrali della riforma sono la soppressione della tassa di emissione sul capitale proprio e sul capitale di terzi, nonché l'eliminazione degli ostacoli di natura fiscale in ambito di finanziamento dei gruppi. A livello cantonale occorre consentire ai cantoni di rinunciare all'imposta sul capitale. L'effetto di queste misure è più mirato che non il passaggio a un'imposizione degli utili con deduzione degli interessi. Inoltre, la soppressione della tassa di emissione ha il vantaggio di rendere meno costose le due forme di finanziamento più onerose. In tal modo la neutralità del finanziamento dell'imposizione delle imprese verrebbe migliorata e il benessere accresciuto.
Se, come chiedono gli autori della mozione, si introducesse un'imposta sull'utile con deduzione degli interessi, verrebbe erosa la base imponibile per cui risulterebbe una diminuzione delle entrate. Un interesse del 3 per cento calcolato sulla deduzione per capitale proprio, ridurrebbe la base fiscale del 20 per cento circa. Se l'aliquota dell'imposta sull'utile rimanesse dell'8,5 per cento, sulla base dei proventi dell'imposta federale diretta delle persone giuridiche previsti per il 2008, ovvero 8,1 miliardi di franchi, la diminuzione delle entrate raggiungerebbe 1,6 miliardi di franchi. Se l'imposta sull'utile con deduzione degli interessi fosse armonizzata nella LAID di modo che la base di calcolo diminuisse a concorrenza dei fondi propri moltiplicati per l'interesse del 3 per cento, bisognerebbe prevedere anche a livello cantonale e comunale una riduzione del 20 per cento della base di calcolo. Analogamente, pure i cantoni e i comuni registrerebbero minori entrate pari al 20 per cento del substrato dell'imposta sull'utile. Sulla base del gettito incassato nel 2006, la diminuzione sarebbe di 1,7 miliardi di franchi. Questo importo non è tuttavia esatto, poiché non tutti i cantoni applicano una tariffa proporzionale. Inoltre, i cantoni sarebbero liberi di compensare, in parte o interamente, le minori entrate aumentando le loro tariffe.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.