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08.3959 · Interpellanza · 2008-12-19

Dipartimento dell'interno

Liquidato

Wortlaut

Dall'introduzione della 5a revisione AI, molti attori del sistema sanitario e sociale (tra cui Pro Mente Sana) e numerosi assicurati constatano o subiscono l'inasprimento della prassi dell'AI. La legge è applicata in maniera inquietante e si è venuta a creare una situazione assolutamente intollerabile, caratterizzata da spirito poliziesco, processi decisionali riduttivi e talvolta sommari, collaboratori irrispettosi o addirittura prepotenti, ditte incaricate di procedere a controlli all'estero per rilevare abusi ai danni dell'AI, medici curanti emarginati, ingerenza nelle cure mediche o pressioni esercitate su persone in difficoltà. Chiedo quindi al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

1. Quali sono i requisiti di formazione e formazione continua cui devono rispondere i collaboratori incaricati di applicare la LAI? Vi sono formazioni specifiche? Se sì, con quali basi metodologiche?

2. Il Dipartimento federale dell'interno (DFI) approva i metodi umilianti, persino intimidatori, usati dai collaboratori degli uffici AI (UAI), che sono espressione di violenza psicologica e di un potere sproporzionato dell'amministrazione sociale? È accettabile esercitare pressione sulle persone spingendole a ricorrere all'aiuto sociale?

3. Il DFI, tramite l'AI, vuole ridurre l'importanza del principio fondamentale dell'assicurazione a favore di quello dell'assistenza nella sicurezza sociale svizzera?

4. È ragionevole moltiplicare il numero di persone che trattano lo stesso incarto, generando così pressioni, un clima poliziesco e ingerenze eccessive nella sfera privata? Quali direttive garantiscono il rispetto delle persone?

5. Le minacce dell'AI di non entrare nel merito di una richiesta di prestazioni o di interrompere il versamento d'indennità se l'assicurato rifiuta di sottoporsi a determinate cure mediche e le direttive sulla definizione delle cure non sono contrarie alle regole della libertà terapeutica dei medici?

6. Non vi è il rischio che venga imposta la cura meno cara? Quali criteri permettono di evitare eventuali conseguenze negative per i pazienti?

7. È accettabile che, tramite l'AI, si creino due categorie di medici, quelli "buoni e competenti" dei SMR e degli UAI e gli "altri", ossia i medici "privati"? Quali basi legali giustificano questo modo di procedere?

Stellungnahme des Bundesrates

1. I collaboratori incaricati di applicare la LAI possiedono la formazione necessaria per esercitare la loro professione (giuristi, psicologi, medici ecc.). Il centro di formazione AI organizza numerosi corsi di formazione continua e provvede a garantirne le basi metodologiche. Nel 2008 si sono tenute 245 sessioni di corso, cui hanno partecipato 3638 collaboratori degli uffici AI. I corsi sono impartiti da insegnanti occasionali (adeguatamente formati sui metodi d'insegnamento) o da professionisti esterni. Infine, nel quadro dell'attuazione della 5a revisione AI, oltre 800 collaboratori incaricati di applicare i nuovi strumenti hanno partecipato a corsi di formazione sul rilevamento e l'intervento tempestivo.

2. Il Consiglio federale si aspetta dai collaboratori degli uffici AI che trattino gli assicurati con rispetto. Finora non è stato informato di alcuna pratica umiliante o intimidatoria da parte dei collaboratori degli uffici AI, ma ha comunque chiesto all'UFAS di procedere a verifiche.

È vero che i collaboratori degli uffici AI avvisano gli assicurati della possibilità di ricorrere a prestazioni urgenti dell'aiuto sociale, nel caso in cui l'AI non sia (ancora) in grado di fornire loro il sostegno necessario (principio di sussidiarietà).

3. Il fatto che l'AI è un'assicurazione sociale implica due principi fondamentali: il primo è che per concedere le prestazioni è innanzitutto necessario verificare con rigore che le condizioni di diritto siano adempiute, il secondo che il finanziamento di queste prestazioni legali deve essere garantito. La politica seguita dal Consiglio federale in materia di assicurazione invalidità si rifà a tali principi: la negazione dell'uno o dell'altro significherebbe l'indebolimento dell'assicurazione.

4. L'intervento di diversi attori, rappresentanti per esempio l'assicurazione contro la disoccupazione e l'aiuto sociale, non accresce la pressione sull'assicurato, bensì permette di aumentare, grazie a un migliore coordinamento, le sue opportunità di reinserimento sul mercato del lavoro primario. Il rispetto delle persone è parte integrante della deontologia di tutte le categorie professionali implicate.

5. Il medico del servizio medico regionale (SMR) verifica se, sulla base della medicina detta fattuale (basata su "prove" scientifiche, pur tenendo conto delle preferenze del paziente), tutte le terapie esigibili sono state seguite dall'assicurato su raccomandazione del medico curante. Infatti, se l'assicurato non vi si è sottoposto, è impossibile stabilire una prognosi affidabile. Peraltro, l'assicurato è tenuto a ridurre il danno mettendo in atto tutte le misure ragionevolmente esigibili da parte sua. Tuttavia, l'AI può pretendere da lui di sottomettersi a un trattamento solo se quest'ultimo è previsto dall'articolo 25 LAMal, è ragionevolmente esigibile, efficace, appropriato ed economico. L'obbligo di sottoporsi a un trattamento medico si applica direttamente solo all'assicurato e non al medico curante.

6. Un assicurato ha diritto a provvedimenti sanitari dell'AI fino all'età di 20 anni se questi sono direttamente necessari al suo reinserimento professionale o se egli soffre di un'infermità congenita ai sensi della LAI. Compiuti i 20 anni i provvedimenti sanitari vanno a carico dell'assicurazione malattie, indipendentemente dal motivo per il quale sono stati concessi.

L'efficacia, l'appropriatezza e l'economicità delle prestazioni - che devono rispondere anche a requisiti qualitativi - sono i principi su cui si basa il rimborso delle spese di cura da parte dell'assicurazione malattie e dell'AI.

7. Il ruolo e i compiti dei medici SMR divergono da quelli dei medici curanti. Il medico SMR deve stabilire in che modo lo stato di salute influisca sulla capacità al lavoro (residua) dell'assicurato nella sua attività attuale o futura. Al medico curante incombe invece la diagnosi e il trattamento della malattia. Non vi è dunque motivo di suddividere i medici in due categorie. La pratica dei SMR si basa sull'articolo 59 LAI.

Risposta del Consiglio federale.