08.3975 · Interpellanza · 2008-12-19
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
1. Quanto intrapreso dalla Svizzera per proteggere il clima rientra nell'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a non più di 2°C. Come si conciliano i previsti investimenti in centrali a carbone con questi sforzi?
2. Il Consiglio federale è disposto a esaminare misure per disciplinare o impedire simili investimenti all'estero?
3. Gli investimenti previsti oggi comportano diritti di prelievo dell'elettricità prodotta dal carbone ai fini dell'importazione in Svizzera?
4. Il Consiglio federale ritiene necessario adattare le concessioni delle aziende elettriche per impedire l'importazione e la vendita di elettricità derivante da nuove centrali a carbone?
5. A quali condizioni è disposto a introdurre una moratoria per la partecipazione di aziende elettriche svizzere in centrali a carbone estere?
Begründung
Diverse aziende elettriche svizzere stanno progettando di investire in centrali a carbone estere, cosa che risulta problematica per due motivi:
1. Fra i combustibili utilizzati per produrre energia elettrica, il carbone è il più dannoso per il clima a causa delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Perciò, investire in centrali a carbone significa sempre mettere seriamente a repentaglio la politica climatica globale. Simili partecipazioni annientano inoltre quanto intrapreso dalla Svizzera per proteggere il clima. Basti pensare che le emissioni di CO2 che deriverebbero all'ambiente dalle partecipazioni attualmente previste dalle aziende svizzere corrispondono a quasi un terzo delle emissioni totali generate a livello nazionale.
2. Investire in centrali a carbone è rischioso anche sotto il profilo economico. L'Unione europea, infatti, ha deciso di mettere all'asta dal 2013 nella maggior parte dei Paesi il 100 per cento dei certificati di CO2 necessari per l'esercizio delle centrali a combustibili fossili. Con la progressiva riduzione di queste fonti fossili, i prezzi dei certificati saliranno. L'esercizio di una centrale a carbone, che per produrre elettricità richiede più certificati di tutti gli altri impianti, sarà quindi assai meno redditizio, ad esempio, di quello di una centrale eolica. A medio termine gli investimenti in centrali a carbone potrebbero quindi rivelarsi rovinosi, con tutte le conseguenze indesiderate del caso per i cantoni, i comuni e, non da ultimo, per i consumatori svizzeri.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Le centrali a carbone costruite all'estero e che generano lì le loro emissioni inquinanti gravano, secondo la convenzione internazionale sul clima, sul bilancio di CO2 del Paese in cui hanno sede. Analogamente, a stabilire in quale misura e in che modo il gestore debba tenere conto degli imperativi di protezione del clima è la legislazione del Paese in cui sono ubicati gli impianti. Questo principio vale anche se l'elettricità prodotta nelle centrali a carbone estere è esportata in Svizzera. L'elettricità d'importazione e la cosiddetta "energia grigia" non figurano infatti nell'inventario dei gas serra della Svizzera, ma in quello del Paese in cui sono prodotte.
A seguito di una mozione della CAPTE-S (07.3141), il Consiglio federale ha sottoposto al Parlamento un disegno di modifica della legge sul CO2 destinata a sostituire il decreto federale relativo alla compensazione delle emissioni di CO2 delle centrali a gas a ciclo combinato. Il progetto disciplina in particolare la procedura di autorizzazione delle centrali termiche a combustibili fossili, l'obbligo di compensare integralmente le emissioni di anidride carbonica prodotte da questi impianti e la quota di emissioni da compensare sul territorio nazionale e all'estero.
2./4./5. Il Consiglio federale non può disciplinare né impedire gli investimenti realizzati all'estero dalle aziende elettriche svizzere. Questi investimenti si basano su decisioni strategiche delle imprese produttrici di energia elettrica, di proprietà (nella maggior parte dei casi) di cantoni, comuni e città. Contrariamente alla Confederazione, questi proprietari dispongono già adesso del margine d'intervento necessario per impedire, se del caso, simili investimenti.
In Svizzera, le centrali termiche a combustibili fossili devono compensare l'integralità (100 per cento) delle emissioni generate. Anche l'UE persegue obiettivi di riduzione dei gas serra molto ambiziosi: il suo traguardo è la riduzione delle emissioni di CO2, entro il 2020, di almeno il 20 per cento rispetto al 1990. Per raggiungere questo obiettivo, essa intende fra l'altro perfezionare il sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (Emission Trading System, ETS), estendendolo anche - conformemente a una proposta della Commissione europea e del Parlamento - al mercato dell'energia elettrica, che diventerebbe così il primo settore a dover acquistare i diritti di emissione nel quadro di una procedura di vendita all'asta (fatte salve determinate regolamentazioni eccezionali). La decisione di investire e la stima dei rischi connessi a tali investimenti competono alle aziende elettriche e ai loro proprietari.
3. Il Consiglio federale non conosce i contratti che le aziende di approvvigionamento dell'elettricità stipulano con gli investitori e i gestori di centrali a carbone estere, presenti e future.
Risposta del Consiglio federale.