08.4010 · Interpellanza · 2008-12-19
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
In occasione del conflitto israelo-palestinese, dal 27 luglio al 22 agosto 2006 padre Khalil Jaar ha accolto ad Amman alcune famiglie libanesi. La consigliera federale Micheline Calmy-Rey, capo del Dipartimento degli affari esteri, si è impegnata formalmente nei confronti di padre Jaar assicurandogli che la DSC avrebbe coperto i costi di questa operazione.
Il 6 novembre 2006 a padre Jaar sono stati versati 3743 dinari, somma che non corrisponde nemmeno al 10 per cento dell'importo dovuto. A fine 2006 la DSC e l'ambasciatore svizzero hanno fatto pressione su padre Jaar perché accettasse la somma a saldo di tutte le spese da lui sostenute e ne desse conferma scritta, ma egli ha rifiutato. Da allora si trova in una situazione difficile nei confronti dei creditori, perché si era impegnato nella convinzione che la Svizzera avrebbe mantenuto la promessa fatta dal ministro degli esteri.
L'autore dell'interpellanza chiede se e quando il governo intende tener fede all'impegno formale preso nei confronti di padre Jaar. In caso contrario, il capo del Dipartimento degli affari esteri è invitato ad addurre ragioni credibili.
Il Consiglio federale non teme che questo modo di agire potrebbe pregiudicare l'immagine della Svizzera e delle sue azioni umanitarie all'estero?
Stellungnahme des Bundesrates
L'impegno della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) nei confronti di padre Jaar risale a un'iniziativa del signor Müller, presidente esecutivo dell'ONG svizzera OME (Organizzazione mondiale per l'educazione e la formazione professionale). In occasione del conflitto libano-israeliano dell'estate 2006, Müller era particolarmente preoccupato per la situazione dei cittadini libanesi che avevano cercato rifugio in Giordania. In una lettera del settembre 2006 indirizzata alla consigliera federale Micheline Calmy-Rey, Müller indicava come persona di contatto padre Jaar, un ecclesiastico attivo in Giordania e perfettamente a conoscenza della situazione sul posto. Padre Jaar e la sua comunità hanno accolto in tutto 17 famiglie libanesi, subito rientrate nel loro Paese alla fine delle ostilità, l'ultima delle quali il 14 settembre 2006.
A inizio novembre 2006, l'Ufficio della cooperazione svizzera ad Amman e padre Jaar hanno convenuto che la DSC avrebbe assunto una parte delle spese per l'aiuto ai rifugiati, in particolare quelle per la distribuzione di derrate alimentari e di biancheria da letto e per l'assistenza medica. Il 6 novembre 2006, alla presenza dell'ambasciatore di Svizzera in Giordania è stato consegnato a padre Jaar un assegno di 3743 dinari giordani (equivalente a 5225 franchi).
In una lettera del 17 novembre 2006 indirizzata al presidente esecutivo dell'OME Müller, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey ha confermato la decisione della DSC di sostenere finanziariamente padre Jaar per coprire retroattivamente le spese per cibo, materassi e coperte.
Nel gennaio 2007, Müller ha presentato al DFAE una fattura di quasi 80 000 franchi sollecitando il rimborso delle spese assunte per i rifugiati libanesi. In seguito a ciò, la DSC ha spiegato al presidente esecutivo dell'OME - a voce e per scritto - che la collaborazione con padre Jaar si era conclusa con la soddisfazione delle parti, vale a dire la comunità di padre Jaar e la DSC. Tra la DSC e l'OME, invece, non vi era stata, in nessun momento, un'intesa giuridicamente vincolante (come un contratto o un accordo di cooperazione) che impegnasse la DSC a fornire qualsivoglia prestazione all'OME.
In seguito alle pressioni esercitate da Müller sul DFAE, l'affare è stato sottoposto all'attenzione della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati. Il 10 aprile 2008, la sottocommissione DFAE/DDPS della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati si è occupata di questo dossier in presenza di Toni Frisch, direttore supplente della DSC. In una lettera del 12 aprile 2008, la sottocommissione ha informato Müller che non vi era motivo di intervenire dal punto di vista dell'alta vigilanza parlamentare vista l'assenza di elementi attestanti l'esistenza di un accordo giuridicamente vincolante tra il DFAE e l'OME.
Le spese che, frattanto, sono realmente state assunte o per le quali può essere fornito, a posteriori, un giustificativo saranno rimborsate dal DFAE.
Risposta del Consiglio federale.