08.411 · Iniziativa parlamentare · 2008-03-19
Liquidato
Wortlaut
Fondandomi sull'articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale e sull'articolo 107 della legge sul Parlamento, presento la seguente iniziativa parlamentare volta a sancire nella Costituzione federale il "diritto a un salario minimo":
La Confederazione definisce un salario minimo cantonale per tutti gli ambiti di attività economica, tenendo conto delle differenze regionali, dei settori economici e dei salari stabiliti nei contratti collettivi di lavoro, affinché chi esercita un'attività dipendente possa disporre di un salario che gli garantisca condizioni di vita decorose.
Begründung
Fissando un salario minimo si risponde a un'esigenza sentita da larghe fasce della popolazione in seguito alla tendenza al ribasso dei salari, al dumping salariale e alla diminuzione dei salari iniziali.
La fissazione di un salario minimo legale è una prima risposta per frenare questa spirale verso il basso. Si tratta di sancire nella Costituzione federale e successivamente in una legge un limite minimo sotto il quale non è permesso scendere.
L'obiettivo è contribuire segnatamente a realizzare un diritto fondamentale riconosciuto dall'articolo 12 della Costituzione.
Ricordiamo che, secondo i risultati della rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera 2004, il tasso di "lavoratori poveri" era pari al 6,7 per cento, ossia 211 000 persone in situazione di povertà nonostante l'esercizio di un'attività lavorativa. Una cifra che si inserisce in un contesto di aumento generale della precarietà. Le persone che lavorano a tempo parziale, con orari flessibili e contratti di durata determinata, sono più esposte al rischio di diventare povere; più dell'80 per cento di loro sono donne. Il numero di persone con impieghi cosiddetti atipici è fortemente aumentato: ad esempio le persone con due o più impieghi o con contratti di lavoro di durata determinata oppure sottoposte al regime dell'orario flessibile. Il 42 per cento dei lavoratori sono impiegati con orario flessibile, il 5 per cento lavorano su chiamata e il 60 per cento di questi ultimi non hanno alcuna garanzia di orario di lavoro settimanale minimo. Il lavoro interinale e quello in subappalto sono ormai ampiamente diffusi.
Negli ultimi anni va crescendo il numero di persone "sotto-occupate", ossia che lavorano meno di un tempo pieno anche se desiderano lavorare a un tasso di occupazione più alto. Il loro aumento è del 18 per cento nel corso degli ultimi dieci anni.
Questi cambiamenti del mercato del lavoro - la flessibilità che vi si è diffusa - hanno conseguenze in materia di salute psichica e fisica per le persone interessate dalle forme d'impiego: aumento dello stress, della fatica sul lavoro e di tutte le forme di pressione.
Una situazione che ha inoltre un effetto diretto sull'evoluzione dei salari. Vari settori particolarmente colpiti dalla crisi subiscono diminuzioni importanti dei salari; in maniera generale il potere d'acquisto stagna e si stanno delineando differenze notevoli in materia di remunerazione tra i diversi settori e tra gli stessi lavoratori.