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09.3503 · Interpellanza · 2009-06-04

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Da qualche anno è in corso, in corresponsabilità con l'Ufficio federale dell'ambiente, il progetto LUNO, un tentativo artificioso e costoso di reintrodurre la lince in Svizzera con ripercussioni pericolose per la fauna indigena tradizionale.

A tale proposito chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Quali sono i costi, diretti e indiretti, causati finora dal progetto LUNO? Come sono stati ripartiti tra Confederazione, cantoni ed eventuali terzi?

2. Esistono statistiche - o perlomeno stime - in merito ai danni causati alla fauna indigena da questi predatori? Nelle cerchie venatorie si parla di migliaia di caprioli, camosci, galli cedroni e altri animali sbranati ogni anno dalle linci reinsediate artificialmente in Svizzera. In vaste zone del canton Berna, ad esempio, sembra che i caprioli siano quasi del tutto scomparsi, e nel Giura vodese il gallo cedrone e il fagiano di monte risultano pressoché sterminati.

3. Il fatto che il progetto LUNO comprometta le specie animali tradizionali per permettere, sostanzialmente, a un manipolo di biologi e veterinari di praticare come passatempo una costosa sperimentazione a spese dei contribuenti non è da ritenere in contraddizione con i fondamenti della caccia in Svizzera e la stessa legge federale sulla caccia?

4. Eccetto la piccola cerchia di persone menzionata al punto 3 chi, in Svizzera, trae vantaggio dalla presenza delle linci che, per motivi genetici, devono comunque essere accudite e assistite intensamente?

5. Corrisponde al vero che le linci vengono rilasciate anche senza autorizzazione? In caso affermativo, quali sanzioni sono adottate contro gli autori di tale reato e quali misure intraprese per prevenire i rilasci illegali di linci?

6. Corrisponde al vero che i responsabili del progetto noleggiano elicotteri privati per la ricerca di linci "disperse"? In caso affermativo, chi autorizza questi interventi onerosi?

7. Corrisponde al vero che alcuni cantoni hanno già dovuto ridurre i canoni d'affitto per la caccia poiché l'attività venatoria al prezzo usuale non conviene più a causa della diminuzione della consistenza numerica della fauna selvatica in seguito agli attacchi delle linci?

Stellungnahme des Bundesrates

Nel tardo autunno del 2000, il Gran Consiglio sangallese ha deciso di reintrodurre la lince sul proprio territorio cantonale. Dopo aver assicurato il loro sostegno a questo progetto, i governi dei cantoni circostanti e l'UFAFP (l'attuale UFAM) hanno dato il via al programma LUNO (Trasferimento di linci nella Svizzera nordorientale). Il comitato direttivo strategico del progetto è in effetti composto dai Consiglieri di Stato dei cantoni della Svizzera orientale e da rappresentanti dell'UFAM.

Durante la prima fase del progetto LUNO (2001-2003) i costi sono ammontati a 1,65 milioni di franchi. Questa somma comprende diverse ricerche complementari come ad esempio gli studi relativi all'impatto della lince sulle popolazioni di fauna selvatica, sulle specie rare o sul bosco. Nella seconda fase (2004-2006), per il progetto sono risultati costi pari a 570 000 franchi. Nella fase attuale (2007-2009), i costi per il progetto LUNO ammontano a 250 000 franchi e sono interamente a carico della Confederazione. I cantoni contribuiscono al progetto sotto forma del lavoro dei loro guardiacaccia.

Finora sono noti soltanto due casi in cui una lince ha causato un danno nella Svizzera nordorientale. Negli anni 2002 e 2007 è stata sbranata entrambe le volte una capra. Una lince che sbrana un animale selvatico non causa un "danno da selvaggina" ai sensi del diritto federale. Si può parlare di "danno" in senso lato solo se la presenza di una popolazione numerosa di linci provoca una forte riduzione dei prelievi venatori. La lince non costituisce quindi alcuna minaccia per la diversità delle altre specie indigene. Basti considerare che attualmente in Svizzera vivono almeno 120 000 caprioli e 95 000 camosci, senza contare gli animali giovani. Uno studio pluriennale ha infine evidenziato che il gallo cedrone e il fagiano di monte non fanno parte delle prede della lince.

La lince è protetta sia secondo la legge sulla caccia (LCP; RS 922.0) sia in virtù della convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna; RS 0.455) e fa parte della diversità delle specie indigene così come il capriolo, il camoscio o il gallo cedrone. Essa è stata reintrodotta in Svizzera all'inizio degli anni Settanta in base a un decreto del Consiglio federale del 1967. La proposta di reinsediare la lince è giunta dai Cantoni, con l'intento di integrare il sistema naturale con questo grande predatore per ridurre i danni nei boschi. Il risarcimento dei danni da selvaggina per danni alla foresta causati da ungulati può ammontare a milioni di franchi, in particolare se i danni concernono i boschi di protezione. In aree con presenza di linci o lupi si registra una considerevole diminuzione dei danni da brucatura, il che consente di ridurre sensibilmente i costi. Purtroppo, parallelamente alla reintroduzione ufficiale negli anni Settanta, sono avvenuti anche alcuni rilasci non autorizzati. Da allora, non si ha più notizia di casi analoghi. La messa in libertà non autorizzata di una lince costituisce, a norma dell'articolo 17 capoverso 1 lettera g LCP, un atto illegale ed è punita con una pena detentiva sino a un anno.

Per il monitoraggio della popolazione di linci nella Svizzera nordorientale non vengono impiegati elicotteri. Singoli voli di ricerca (da uno a tre all'anno) sono stati effettuati con un piccolo aeroplano e hanno causato costi pari a 500 franchi per ciascun volo, ossia un costo inferiore alle ricerche effettuate in automobile. Per i voli vengono addebitate al progetto solo le spese a prezzo di costo, il pilota vola a titolo benevolo.

I canoni d'affitto per la caccia sono calcolati dai cantoni in funzione del potenziale venatorio di una zona considerando altresì lo stato dei biotopi (per es. l'impatto negativo del frazionamento del paesaggio sul potenziale venatorio). Da qualche tempo, tra i molti fattori è considerata anche la presenza di predatori.

Risposta del Consiglio federale.