09.3996 · Interpellanza · 2009-11-25
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Dall'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone, il Consiglio federale ha a più riprese rinunciato a ricorrere alla clausola di salvaguardia, sebbene la massiccia immigrazione avrebbe consentito alle autorità di introdurre un contingentamento il 1° giugno 2008 e 2009. Inoltre, all'epoca era da tempo prevedibile che la disoccupazione sarebbe aumentata sensibilmente nei mesi successivi. Si ha l'impressione che il Consiglio federale non abbia né la volontà né un piano per contenere l'immigrazione incontrollata con gli strumenti a disposizione. Si prevede che la disoccupazione raggiungerà presto la quota del 5 per cento, nonostante il numero dei posti di lavoro registri un lieve aumento.
Si pongono le domande seguenti:
1. È vero che gli immigrati provengono tuttora prevalentemente dalla Germania e da altri Paesi dell'UE, mentre la disoccupazione tocca principalmente le persone provenienti dall'ex Jugoslavia e da altri Paesi non membri dell'UE?
2. Meno il Consiglio federale ricorre alla possibilità di un contingentamento nell'ambito della clausola di salvaguardia - accettando quindi l'ingente numero di immigrati - tanto più difficile diventerà disporre una limitazione negli anni seguenti, se l'immigrazione si attesterà a un livello stabilmente elevato. Perché il Consiglio federale ha rinunciato a introdurre un contingentamento quando l'immigrazione stava aumentando sensibilmente? Che cosa pensava quando ha deciso che negli anni seguenti la Svizzera avrebbe potuto sopportare una tale immigrazione permanentemente elevata, senza la possibilità di una riduzione?
3. L'affermazione espressa a più riprese dalla SECO e da altri servizi federali, secondo cui i lavoratori stranieri sarebbero ritornati nei loro Paesi d'origine durante la crisi, non è dimostrata. Su che cosa si fondano tali affermazioni? Qual è l'attuale quota di rimpatri rispetto agli anni precedenti? Perché la disoccupazione continua tuttavia a crescere?
4. Nell'ambito della libera circolazione delle persone, quali sono gli strumenti di cui dispone il Consiglio federale, oltre alla clausola di salvaguardia, per contenere un'immigrazione ormai indesiderata, ad esempio a causa del forte aumento della disoccupazione?
5. Perché attualmente il Consiglio federale non parla più dei costi della libera circolazione delle persone, mentre uno studio commissionato dal vecchio UFEE presupponeva costi pari a diverse centinai di milioni di franchi per le assicurazioni sociali?
Stellungnahme des Bundesrates
1. L'immigrazione dai Paesi UE/AELS rappresenta i due terzi dell'immigrazione complessiva in Svizzera. La supposizione degli autori dell'interpellanza è pertanto corretta. Da anni il tasso di disoccupazione delle persone provenienti dai Balcani occidentali è all'incirca il doppio di quello registrato in media in Svizzera. Nel corso del 2009 è aumentato ulteriormente, tuttavia non in misura superiore all'incremento rilevato per altre nazionalità. A dicembre 2008 il tasso medio di disoccupazione in Svizzera ammontava al 3 per cento (al 6,1 per cento per gli stranieri), mentre era pari al 7,5 per cento per i cittadini dei Paesi dei Balcani occidentali. A dicembre 2009 la quota media svizzera è salita al 4,4 per cento (al 8,6 per cento per gli stranieri), mentre ha raggiunto il 10,2 per cento per i cittadini dei Paesi dei Balcani occidentali.
2. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che nella primavera del 2010 la soglia per ricorrere alla clausola di salvaguardia nei confronti dei Paesi dell'UE-17 sarà ancora più elevata e che l'effetto frenante sarà meno pronunciato. La decisione di non ricorrere alla clausola di salvaguardia negli anni precedenti è stata presa per motivi diversi. Nel 2008 la discussione è avvenuta in una fase di alta congiuntura. Una limitazione dell'immigrazione avrebbe danneggiato l'economia, in quanto la maggior parte dei settori aveva un forte bisogno di lavoratori. Nella primavera del 2009, invece, si registrava già una marcata diminuzione dei permessi B rilasciati. Nei primi quattro mesi del 2009 il numero di permessi B rilasciati a lavoratori provenienti da Paesi UE/AELS è stato inferiore di circa il 43 per cento a quello rilevato per lo stesso periodo dell'anno precedente. Il contingente da stabilire sarebbe stato pari a 44 000 permessi B. Si è pertanto presupposto che il ricorso alla clausola di salvaguardia avrebbe, semmai, esplicato un effetto frenante limitato, che non avrebbe giustificato l'onere burocratico necessario, soprattutto per le piccole e medie imprese. Inoltre la maggioranza dei cantoni e dei partner sociali si sono detti contrari al ricorso a tale clausola. Da allora la diminuzione dei permessi B rilasciati è stata confermato anche se ad un livello leggermente meno pronunciato.
3. Di norma l'emigrazione aumenta leggermente in periodi di crisi, poiché una parte degli immigrati che perdono il posto di lavoro (soprattutto i dimoranti temporanei) ritorna nel suo Paese d'origine. Secondo le statistiche dell'UFM per gli ultimi venti anni, il numero dei cittadini provenienti dagli (attuali) Paesi UE/AELS emigrati dalla Svizzera ha raggiunto nel 1992 la quota record di 57 888 persone, scendendo poi fino a 31 303 nel 2003 (sempre riferita alla popolazione straniera permanentemente residente in Svizzera). Da allora le cifre tendono di nuovo ad aumentare. Nel 2008 sono emigrati 37 944 cittadini UE/AELS, mentre tra gennaio e novembre del 2009 ne sono emigrati 34 937. Proiettando la tendenza su tutto l'anno risulterebbero circa 38 000 emigrati.
Al momento non ci si attende un forte aumento delle partenze, poiché la congiuntura è sfavorevole anche nei Paesi d'origine. L'attuale incremento del tasso di disoccupazione è dovuto principalmente alla difficile situazione della nostra economia d'esportazione causata dalla straordinaria crisi economica globale. Le persone immigrate in Svizzera negli anni Novanta sono toccate dalla crisi in misura superiore alla media, poiché molte di loro lavorano nel settore industriale, che attualmente per motivi congiunturali registra un aumento della disoccupazione molto superiore alla media. Per contro, gli immigrati giunti in Svizzera negli ultimi anni sono, in media, più qualificati e quindi meno toccati dall'aumento della disoccupazione. Per il 2010 il gruppo di esperti della Confederazione prevede un calo dell'occupazione dello 0,4 per cento.
4. I termini transitori nei confronti dei Paesi dell'UE-8 nonché di Bulgaria e Romania, che limitano l'immigrazione da tali Stati, vengono sfruttati. Se la regressione economica dovesse rafforzarsi ulteriormente, facendo aumentare sensibilmente il numero di disoccupati, le parti contraenti hanno la possibilità, conformemente all'articolo 14 paragrafo 2 ALC, di convocare il comitato misto, che in caso di gravi difficoltà di ordine economico o sociale può esaminare misure provvisorie adeguate per porre rimedio alla situazione. Il comitato misto può tuttavia decidere tali misure soltanto all'unanimità. Già ora le autorità competenti in materia di mercato del lavoro e di migrazione dispongono di numerose possibilità per contrastare in maniera risoluta eventuali tentativi di abuso. Nell'ambito delle discussioni relative all'ALC il Consiglio federale valuta tali strumenti come pure eventuali misure tese a migliorare l'esecuzione dell'accordo. Inoltre, nella primavera del 2010 esaminerà di nuovo l'opportunità di ricorrere alla clausola di salvaguardia nei confronti degli Stati dell'UE-17.
5. Il Consiglio federale informa in maniera trasparente in merito alle conseguenze della libera circolazione delle persone sulle assicurazioni sociali. Nel messaggio del 14 marzo 2008 concernente il rinnovo dell'ALC e la sua estensione a Bulgaria e Romania ha ad esempio stilato un bilancio (cap. 2.4.2), confrontando le esperienze maturate nei primi tre anni con le previsioni fatte nel messaggio relativo agli accordi bilaterali I. Ne è emerso che i costi supplementari annuali effettivi nell'ambito delle assicurazioni sociali sono risultati decisamente inferiori alle previsioni. Il Consiglio federale ha inoltre constatato che gli immigrati UE contribuiscono in misura determinante al finanziamento e al consolidamento delle assicurazioni sociali. In particolare i loro contributi versati per il primo pilastro superano di gran lunga le prestazioni di cui usufruiscono (nel 2005, il 20 per cento dei contributi è stato versato da cittadini dell'UE-15, i quali hanno beneficiato soltanto di circa il 16 per cento delle prestazioni). Nel complesso le assicurazioni sociali hanno pertanto tratto profitto dall'accordo sulla libera circolazione delle persone. Nella risposta al postulato del gruppo UDC 07.3184, "Effetti della libera circolazione delle persone. Rapporto", la SECO, in collaborazione con UFAS, UST e UFM, ha inoltre fornito già nel quarto rapporto dell'Osservatorio relativo all'ALC CH-UE, datato 25 aprile 2008, informazioni dettagliate in merito alle conseguenze finanziarie sulle assicurazioni sociali. Il Consiglio federale continuerà a osservare con attenzione le ripercussioni della libera circolazione delle persone sulle diverse assicurazioni sociali, in particolare anche in relazione alla crisi economica. Il rapporto dell'Osservatorio, che sarà pubblicato nel 2010, analizzerà pertanto nuovamente le conseguenze della libera circolazione delle persone sulle assicurazioni sociali.
Risposta del Consiglio federale.