09.4049 · Interpellanza · 2009-12-03
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale non ritiene che sarebbe opportuno estendere il freno all'indebitamento a determinati settori di compiti, al fine di limitare i suoi effetti deleteri?
Begründung
Il freno all'indebitamento è menzionato all'articolo 126 della Costituzione. Accolto in votazione popolare, è stato istituito a seguito della situazione finanziaria della Confederazione degli anni Novanta, caratterizzata da un'esplosione del debito, un susseguirsi di deficit annui e l'assenza di eccedenze in periodi di alta congiuntura. Il freno all'indebitamento deve permettere di raggiungere due obiettivi lodevoli, ossia stabilizzare l'indebitamento nominale e adeguare l'aumento delle uscite a quello del PIL a medio termine.
Questo meccanismo eccellente ha permesso di ottenere eccedenze strutturali nel 2006, 2007 e 2008. Tuttavia, nella sua versione originale, esso non riesce a evitare un incremento del debito nel caso in cui le uscite straordinarie superino sostanzialmente le entrate straordinarie durante diversi anni.
È per questo motivo che, il 20 marzo 2009, l'Assemblea federale ha accettato una regola complementare al freno all'indebitamento. Questa regola impone di compensare a medio termine i deficit straordinari per mezzo di eccedenze ordinarie.
Il freno all'indebitamento e la regola complementare costituiscono un dispositivo globale notevole, che suscita interesse persino all'estero. Tuttavia, esso presenta un effetto deleterio. Il rispetto delle esigenze che ne derivano può manifestamente indurre a sacrificare determinati settori di compiti a favore di altri. Tra il consuntivo 2005 e il preventivo 2010, ad esempio, le risorse finanziarie accordate al settore formazione e ricerca nonché a quello della previdenza sociale sono aumentate rispettivamente del 33,7 e del 20,2 per cento, mentre le risorse attribuite alla difesa nazionale, all'agricoltura e ai trasporti sono aumentate solo dell'11,1, dello 0,1 e del 6,3 per cento, vale a dire a volte anche meno del tasso d'inflazione calcolato su tutto il periodo considerato. Questo equivale a una diminuzione in termini reali. Riassumendo, possiamo affermare che le esigenze del freno all'indebitamento favoriscono tendenzialmente le uscite funzionali a scapito delle uscite per investimenti e le uscite vincolate (per legge) a scapito delle uscite non vincolate. Per porre rimedio a questa situazione non auspicabile, sembra opportuno applicare il freno all'indebitamento a determinati settori di compiti specifici, in particolare per salvaguardare gli investimenti.
Stellungnahme des Bundesrates
Il freno all'indebitamento vincola il Consiglio federale e il Parlamento a tenere un bilancio equilibrato sull'arco di un ciclo congiunturale. Esso prescrive soltanto l'importo massimo delle uscite totali ammesse. Nel quadro del limite delle uscite prescritto dalla regola, la sovranità in materia di preventivo accordata al Parlamento rimane tuttavia interamente garantita. Finché rimangono all'interno del limite delle uscite, le Camere federali sono libere di fissare le loro priorità politiche. Negli ultimi anni il Parlamento si è servito di questa libertà, ad esempio per aumentare in modo sproporzionato le uscite nel settore della ormazione e della ricerca, mentre, ad esempio, le uscite per l'agricoltura sono cresciute solo in misura inferiore alla media. Il Consiglio federale è del parere che la possibilità del Parlamento di fissare le priorità non dovrebbe essere limitata. Di conseguenza respinge la proposta di applicare le direttive del freno all'indebitamento non solo al bilancio complessivo ma anche a singoli settori di compiti. Pretendere un pareggio di entrate e uscite nei singoli settori di compiti non sarebbe neppure fattibile, poiché gran parte delle entrate risultano nel settore delle finanze e delle imposte.
I programmi di sgravio degli ultimi anni attuati a seguito del freno all'indebitamento (PSg 2003, PSg 2004 ecc.) hanno gettato le basi per un bilancio strutturalmente equilibrato e per la stabilizzazione del debito della Confederazione. Essi si sono rivelati validi provvedimenti immediati intesi a contenere le uscite a breve e medio termine. Per contro, non sono adatti per affrontare sfide finanziarie a lungo termine e uscite vincolate per legge dove i risparmi auspicati richiedono tempi di adeguamento più lunghi (ad es. previdenza sociale).
Per il mantenimento durevole dell'equilibrio strutturale del bilancio occorre attuare una pianificazione orientata al lungo termine e fissare le priorità in maniera coerente. Il Consiglio federale persegue questo obiettivo con la verifica dei compiti. In questo contesto, per il periodo 2008-2015 ha fissato obiettivi di crescita per tutti i settori di compiti. Complessivamente il bilancio della Confederazione non dovrà crescere in misura superiore all'economia. In questo modo, la quota d'incidenza della spesa pubblica verrà stabilizzata.
Il Consiglio federale intende inoltre limitare l'aumento delle uscite per la previdenza sociale affinché altri compiti della Confederazione non vengano accantonati. Già nel mese di settembre del 2008 il governo ha ordinato di verificare, nel quadro delle imminenti riforme delle assicurazioni sociali, un complesso di norme delle opere sociali che garantisse l'equilibrio durevole tra entrate e uscite. Con la verifica dei compiti e un complesso di norme sulle assicurazioni sociali il Consiglio federale vuole procurarsi un alleggerimento finanziario affinché anche in futuro permanga un margine di manovra sufficiente per le uscite per investimenti.
Nella consultazione sul freno all'indebitamento, il trattamento degli investimenti è stato uno dei punti più discussi (messaggio sul freno all'indebitamento FF 2000 4069 segg.). Come l'autore dell'interpellanza, anche alcuni partecipanti alla consultazione avevano chiesto che le uscite per investimenti venissero finanziate tramite un indebitamento supplementare e che il freno all'indebitamento venisse applicato solo alle uscite correnti della Confederazione.
Il Consiglio federale aveva preso in considerazione una simile variante, ma l'ha respinta per i seguenti motivi: da un lato, gli investimenti della Confederazione hanno un andamento comparativamente costante. In altre parole, il beneficio che la generazione attuale trae dagli investimenti precedenti compensa i costi dei nuovi investimenti. Di conseguenza non dovrebbero essere finanziate sole le uscite correnti con le entrate fiscali, bensì anche gli investimenti. Un finanziamento del credito sarebbe giustificabile solo per la parte dei nuovi investimenti che supera gli ammortamenti sugli investimenti precedenti (picco di investimenti). D'altro lato, il concetto di investimento, come viene impiegato nel consuntivo della Confederazione, è relativamente restrittivo e comprende, ad esempio, uscite per la formazione e la ricerca (ossia investimenti nel capitale umano).
La definizione delle priorità politiche che si forma nel quadro delle decisioni in materia di preventivo e che non dovrebbe essere distorta da trattamenti particolari giustifica in primo luogo il rifiuto dell'ammissibilità del finanziamento da parte di terzi delle uscite per investimenti a livello federale. In questa ottica, le uscite correnti per la ricerca e la formazione possono quindi essere altrettanto importanti o persino ancora più importanti degli investimenti nel settore stradale. Per la definizione delle priorità a livello federale assume quindi più valore una valutazione differenziata delle uscite alla luce degli obiettivi politici rispetto alla meno eloquente distinzione tra uscite correnti e d'investimento.
Occorre infine evidenziare che gran parte degli investimenti effettuati dalla Confederazione per i trasporti è gestita attraverso il fondo FTP e il fondo infrastrutturale, i quali garantiscono il finanziamento affidabile a lungo termine.
Risposta del Consiglio federale.