10.1004 · Interrogazione · 2010-03-09
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
Il numero di reati eseguiti dai cosiddetti "turisti del crimine" è in forte espansione in Ticino. Le persone estere che entrano in territorio svizzero e compiono dei furti o delle rapine è in crescita regolare, da quando il controllo ai confini di Stato è divenuto meno. La provenienza di questi "turisti del crimine" è di carattere europeo; spesso sono cittadini rumeni che stazionano nelle periferie di Milano e delle città lombarde compiono i loro colpi (furti, rapine ecc.) nelle abitazioni ticinesi su più giorni, per poi fare ritorno al loro punto di partenza. La situazione è divenuta grave anche in Lombardia, dove il numero di omicidi è doppio rispetto a quello della Sicilia.
Ritiene il Consiglio federale di intervenire a livello bilaterale con l'Italia allo scopo di eliminare la criminalità transfrontaliera e combattere queste bande criminali?
Ha valutato il Consiglio federale se sussistono gli estremi per ampliare il concetto legislativo dell'articolo 260ter (organizzazioni criminali) a queste bande transfrontaliere che operano sul territorio svizzero?
Non ritiene di interesse nazionale il potenziamento, tramite la Confederazione, del Centro comune di cooperazione di polizia e doganale, che ha riscontrato problemi di personale e quindi ritardi nella gestione degli incarti sempre maggiori?
Stellungnahme des Bundesrates
Spetta di principio ai cantoni combattere i reati commessi da bande criminali. Fedpol assiste i corpi di polizia in caso di criminalità transfrontaliera occupandosi dello scambio d'informazioni su scala internazionale. Europol e Interpol, come pure l'accordo bilaterale in materia di polizia e l'addetto di polizia presente a Roma, costituiscono strumenti efficaci per cooperare in modo rapido ed efficiente nella lotta alla criminalità transfrontaliera. I mezzi disponibili attualmente per cooperare con l'Italia sono ormai consolidati. Nel caso concreto delle bande che delinquono su scala internazionale, si ricorre soprattutto ai contatti diretti ed efficaci fra le autorità giudiziarie e di polizia ticinesi e le autorità italiane di perseguimento penale. Questi contatti sono diretti oppure avvengono tramite il Centro di cooperazione di polizia e doganale (CCPD). A medio termine Fedpol intende estendere l'accordo di cooperazione fra le autorità doganali e di polizia, entrato in vigore il 1° maggio 2000. Per riuscire a raggiungere tale obiettivo l'ufficio federale è in contatto con le autorità italiane competenti in materia. Per il momento è opportuno procedere in modo pragmatico e a piccoli passi. Un primo passo è stato compiuto il 17 novembre 2009, quando la Svizzera e l'Italia hanno integrato l'accordo bilaterale summenzionato mediante un accordo di applicazione di natura prettamente tecnica riguardante le consegne sorvegliate transfrontaliere. Tale accordo consente di sorvegliare partite di droga inviate oltre frontiera. Inoltre la Svizzera ha sottoposto all'Italia, sotto forma di uno scambio di lettere, un avamprogetto di accordo con cui s'intende consentire l'impiego nella regione di frontiera di pattuglie composte di agenti di polizia svizzeri e italiani. Le pattuglie miste potrebbero intervenire sul territorio dell'altra parte contraente.
Attualmente mancano gli indizi necessari che giustifichino la competenza della Confederazione e quindi l'avvio di una procedura d'indagine ai sensi dell'articolo 260ter del Codice penale, riguardante le bande criminali. Finora le autorità italiane non hanno fornito eventuali indizi sull'esistenza di organizzazioni criminali. Occorre tener presente che la legislazione in materia penale distingue fra il termine di banda criminale e organizzazione criminale ai sensi dell'articolo 260ter del Codice penale. A tale proposito va anche ricordato che in seguito all'interpellanza Seydoux 09.3892 e a quella del gruppo UDC 09.3752 un gruppo di lavoro del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha avviato lavori i cui esiti saranno presentati in un rapporto su eventuali modifiche degli strumenti di diritto penale destinati al perseguimento della criminalità organizzata.
La cooperazione transfrontaliera rapida e informale fra i servizi di polizia che si occupano delle indagini è efficace. I gruppi comuni di lavoro e d'indagine hanno già dato buoni risultati con altri Paesi, rivelandosi uno strumento adatto a migliorare l'efficienza. Attualmente nel CCPD di Chiasso la Svizzera è presente con 13 collaboratori, la maggior parte dei quali sono messi a disposizione dalla Confederazione (Ufficio federale di polizia, Ufficio federale della migrazione, Direzione generale delle dogane). Dal 3 gennaio 2010 il CCPD è mantenuto in funzione 24 ore su 24 sia da agenti italiani che svizzeri. Le spese a carico della Svizzera per la gestione del CCPD sono pagate per due terzi dalla Confederazione e per un terzo dai Cantoni. Nel corso del 2010 tre agenti delle polizie cantonali ticinese e grigionese inizieranno la loro attività nel CCPD. Il personale svizzero ammonterà allora a 16 collaboratori. In tal modo il CCPD sarà in grado di svolgere completamente il suo incarico che consiste nello scambio d'informazioni e nel coordinamento di operazioni transfrontaliere di polizia con l'Italia.
Risposta del Consiglio federale.