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10.3021 · Interpellanza · 2010-03-01

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Nel nostro Paese la disoccupazione è in costante aumento dal mese di luglio 2008 mentre il numero di impieghi è variato solo leggermente. Considerando questa situazione, il Consiglio federale è pregato di rispondere alle seguenti domande:

a. Come interpreta il paradosso apparente di un aumento della disoccupazione collegato a una quasi stabilità del numero degli impieghi espressi in equivalenti a tempo pieno?

b. Pensa che l'Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'Unione europea è in parte all'origine di un aumento notevole della disoccupazione che coincide con una quasi stabilità degli impieghi espressi in equivalenti a tempo pieno?

c. Le circostanze economiche sopra descritte sono tali da indurre il Consiglio federale a completare le misure volte a ridurre la disoccupazione limitando la sua politica migratoria ed europea?

Begründung

A fine giugno 2008 le persone iscritte alla disoccupazione in Svizzera erano 95 166 e a fine 2009 172 740 (dati destagionalizzati: 98 789 e 166 480). Tra giugno 2008, settembre 2008 e dicembre 2009, l'occupazione ha seguito il seguente andamento: numero totale degli impieghi: rispettivamente 3 959 000, 3 955 000 e 3 963 000; impieghi a tempo pieno: 2 710 000, 2 744 000 e 2 702 000; impieghi a tempo parziale: 1 250 000, 1 211 000 e 1 261 000; equivalenti a tempo pieno: 3 317 000, 3 349 000 e 3 326 000.

Negli ultimi 18 mesi, il numero di disoccupati iscritti nel nostro Paese è aumentato di circa 77 000 unità, mentre il numero totale degli impieghi è salito molto lievemente; gli impieghi espressi in equivalenti a tempo pieno sono diminuiti soltanto di circa 20 000-30 000 unità.

Ciò significa che la differenza tra il numero di persone che sono giunte sul mercato del lavoro e quello delle persone che ne sono uscite ammonta a circa 50 000 unità. Questa differenza può essere imputabile soltanto a un tasso di attività più elevato presso le donne, all'evoluzione demografica naturale o all'immigrazione. Per definire meglio la politica di lotta contro la disoccupazione, è necessario conoscere il contributo di ognuno di questi tre fattori a questo eccesso di 50 000 persone. Se l'immigrazione e in particolare l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE fossero all'origine di questo apparente paradosso, ossia di un tasso di disoccupazione crescente collegato a un numero di impieghi relativamente stabile, bisognerebbe completare le misure di lotta contro la disoccupazione limitando la politica migratoria ed europea.

Stellungnahme des Bundesrates

a. Il Consiglio federale conviene con l'autore dell'interpellanza sul fatto che l'aumento della disoccupazione tra la metà del 2008 e la fine del 2009 è risultato maggiore del calo dell'occupazione. Questo fenomeno è attribuibile a diversi fattori, come indicato qui di seguito.

La crisi economica mondiale ha colpito le imprese svizzere nel secondo semestre del 2008 in modo del tutto repentino. L'occupazione è fortemente scesa nel corso del 2009 nei settori dell'industria e dell'industria manifatturiera mentre è rimasta stabile nel settore edile. Nel settore terziario ha addirittura continuato ad aumentare. Dato che i cambiamenti di professione o settore non avvengono così rapidamente, le imprese del settore terziario in piena espansione hanno contribuito, continuando ad assumere manodopera, all'aumento dell'occupazione (principalmente delle donne) nel nostro Paese e a mantenere positivo il saldo migratorio netto. I licenziamenti nell'industria hanno invece avuto un impatto immediato sull'incremento della disoccupazione e del lavoro ridotto.

All'inizio della crisi l'evoluzione della situazione economica era ancora molto incerta. Molte imprese hanno probabilmente ancora assunto lavoratori in previsione di un proseguimento della crescita, il che spiega la reazione tradiva dell'immigrazione e dell'occupazione allo sviluppo negativo della situazione economica. Va inoltre rammentato che anche prima dell'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione l'occupazione e l'immigrazione reagivano con un certo ritardo all'andamento congiunturale.

Il fatto che l'immigrazione si sia verificata principalmente in categorie professionali che hanno altresì registrato una crescita dell'occupazione di lavoratori indigeni permette di confutare l'ipotesi che questi ultimi siano stati esclusi dal mercato del lavoro a causa dell'arrivo di manodopera straniera. Questa constatazione potrà essere verificata in base alla rapidità con cui i lavoratori rimasti disoccupati ritroveranno lavoro nel corso della prossima ripresa. Quale elemento positivo a tale riguardo si può sottolineare che alla fine del 2009 la disoccupazione era già diminuita e che, in termini destagionalizzati, non è più aumentata nel primo trimestre del 2010.

b. L'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE ha favorito l'immigrazione di manodopera in provenienza dall'Unione europea nel corso degli ultimi anni, il che ha contribuito allo sviluppo della nostra economia e dell'occupazione durante questo periodo. Il saldo migratorio netto - più basso ma ancora positivo - registrato nel 2009, anno segnato dalla crisi, ha permesso di sostenere la domanda interna e ha contribuito a ridurre nettamente il calo dell'attività economica e dell'occupazione in Svizzera rispetto agli altri Paesi. L'immigrazione contribuisce a incrementare la crescita in periodi di congiuntura favorevole e a contenere il calo della produzione nelle fasi di recessione, per cui non può essere all'origine dell'aumento del tasso di disoccupazione.

c. Il Consiglio federale ritiene che l'Accordo sulla libera circolazione delle persone si sia rivelato efficace. Per evitare qualsiasi effetto negativo dell'accordo, ha incaricato il DFGP e il DFE di adottare misure nel quadro dell'accordo esistente per prevenire abusi nel settore della libera circolazione delle persone. Il pacchetto prevede misure intese a combattere gli abusi in materia di prestazioni sociali e di diritti di soggiorno nonché il dumping salariale e sociale.

Risposta del Consiglio federale.