Contributo svizzero al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio. Focalizzazione sui Paesi e i gruppi di popolazione più poveri
10.3532 · Interpellanza · 2010-06-17
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
1. Il Consiglio federale concorda che i Paesi industrializzati, e con essi la Svizzera, debbano incrementare in maniera sostanziale la cooperazione allo sviluppo nei Paesi più poveri?
2. Il Consiglio federale come spiega che soltanto un quarto dello stanziamento complessivo per la cooperazione allo sviluppo vada ai Paesi più poveri?
3. Il Consiglio federale come spiega che la DSC devolva almeno 20 milioni di franchi all'anno in due Paesi prioritari soltanto?
4. Il Consiglio federale concorda che la cooperazione allo sviluppo dovrebbe essere indirizzata in modo mirato verso i gruppi di popolazione più poveri e maggiormente svantaggiati?
Begründung
Nei rispettivi bilanci intermedi sul conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) le organizzazioni delle Nazioni Unite, la Banca mondiale e le organizzazioni non-governative internazionali convengono che la cooperazione allo sviluppo trascuri sia i Paesi meno sviluppati (PMS), sia le persone maggiormente colpite dalla povertà, dalla discriminazione e dall'esclusione (in particolare donne, popolazioni indigene e persone in regioni periferiche). Raccomandano pertanto di aumentare in maniera finalizzata gli aiuti a questi Paesi e popolazioni, affinché gli OSM possano essere ampiamente raggiunti entro il 2015.
La Svizzera convoglia un quarto dello stanziamento bilaterale e multilaterale allo sviluppo verso i Paesi meno sviluppati. L'importo equivale circa allo 0,11 per cento del prodotto nazionale lordo e si situa nettamente al di sotto della soglia dell'ONU dello 0,15-0,2 per cento. Oggi i Paesi prioritari della DSC, che figurano tra i PMS, ricevono meno aiuti che nel 2000; di questi 10 Paesi 8 non arrivano ai 20 milioni di franchi all'anno designati come importo minimo a loro favore nel messaggio Sud (08.030). Gli aiuti economici della SECO non sono rivolti esplicitamente ai gruppi più poveri e maggiormente svantaggiati e solo raramente alle regioni periferiche.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale concorda con l'autrice dell'interpellanza. La recente crisi economico-finanziaria come pure l'inarrestabile cambiamento climatico mostrano che i Paesi più poveri sono in balia delle decisioni della comunità internazionale, che viene pertanto sollecitata a sostenerli in maniera adeguata nel superamento di tali problemi.
Per quanto attiene ai finanziamenti allo sviluppo, i progressi ottenuti dai Paesi dell'OCSE sono difformi. Nel 2005 l'UE aveva deciso di aumentare gradatamente l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) portandolo entro il 2010 allo 0,56 per cento del reddito nazionale lordo (RNL), ed entro il 2015 allo 0,7 per cento (media dell'APS nel 2009: 0,44 per cento). L'UE conferma questo obiettivo malgrado i programmi di risparmio resisi necessari nel quadro della crisi dell'euro. Gli Stati nordici e il Lussemburgo superano già sin d'ora notevolmente il livello dello 0,7 per cento.
In qualità di Paese fortemente globalizzato la Svizzera è chiamata a dare il suo apporto alla riduzione della povertà nel mondo e a risolvere i problemi di portata nazionale, regionale e globale. Nel 2009 la quota della Svizzera ammontava allo 0,47 per cento del RNL, equivalente ad un incremento dell'11,9 per cento rispetto all'anno precedente. La Svizzera si colloca pertanto leggermente al di sotto della media dei Paesi dell'OCSE nel Comitato per l'assistenza allo sviluppo (0,48 per cento). Il balzo dell'11,9 per cento va principalmente ricondotto all'aumento delle uscite per richiedenti l'asilo provenienti da Paesi in sviluppo, come pure alle misure di riduzione dell'indebitamente del Togo e nel Congo-Brazzaville. In autunno il Consiglio federale sottoporrà al Parlamento un messaggio relativo all'attuazione della decisione del Consiglio degli Stati del giugno 2010 (messaggio concernente l'innalzamento dell'aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,5 per cento del RNL entro il 2015).
Oltre alla quantità, il Consiglio federale considera determinante anche la qualità dell'aiuto elargito. Una cooperazione allo sviluppo efficace presuppone ambedue le componenti, sia a livello bilaterale che multilaterale.
2. In base al rapporto annuale sulla cooperazione internazionale, nel 2009 i mezzi impiegati dalla DSC e dalla SECO equivalevano al 68 per cento degli APS della Svizzera. Oltre alle prestazioni stanziate dalla DSC e dalla SECO, l'aiuto pubblico allo sviluppo della Svizzera abbraccia anche i contributi di altri uffici federali, come pure dei cantoni e dei comuni.
Secondo la lista ufficiale dei beneficiari dell'OCSE, la maggioranza dei Paesi prioritari della DSC figurano nel gruppo dei Paesi più poveri ("least developed countries"). Nel 2009 la DSC ha consacrato a questi Paesi circa il 65 per cento dei mezzi della cooperazione bilaterale allo sviluppo.
La Svizzera prende inoltre parte alle istituzioni internazionali di finanziamento come le banche e i fondi regionali di sviluppo e le organizzazioni dell'ONU, che a loro volta collocano gran parte dei loro averi nei Paesi più poveri. La cooperazione svizzera allo sviluppo lavora per altro a stretto contatto con le ONG svizzere, le cui attività si focalizzano sulla riduzione della povertà nei Paesi più svantaggiati. L'aiuto umanitario della Confederazione interviene in caso di emergenza acuta in seguito a catastrofi o crisi, fornendo i soccorsi d'urgenza più impellenti. In tal senso non è destinato ad un gruppo di beneficiari chiaramente definito.
3. Con il decreto del Parlamento dell'8 dicembre 2008 di ridurre entro il 1° gennaio 2012 il numero dei Paesi prioritari della DSC da 17 a 12, nei 5 Paesi interessati hanno preso avvio i provvedimenti necessari. I contributi ai programmi nei rimanenti 12 Paesi prioritari saranno incrementati a tappe.
Il Consiglio federale è consapevole dell'enorme tensione che viene a crearsi tra l'auspicata concentrazione dei mezzi a disposizione e la flessibilità richiesta per poter reagire adeguatamente alle nuove sfide. Il Consiglio federale fronteggia regolarmente situazioni mutevoli e catastrofi naturali imprevedibili che lo spingono a ridefinire le proprie priorità. In quest'ottica, nel 2009 ha deciso di lanciare un programma di stabilizzazione regionale in Hindukusch, ed ad inizio 2010 un programma per la ricostruzione di Haiti. Per reagire ad avvenimenti inattesi e adempiere il mandato legale di alleviare le sofferenze e la povertà è necessaria una certa flessibilità. È dunque per le ragioni qui esposte che il maggior stanziamento di mezzi richiesto dall'autrice dell'interpellanza non è ancora stato realizzato in tutti i Paesi prioritari.
4. In linea di massima il Consiglio federale è dello stesso parere. La missione principale della cooperazione svizzera allo sviluppo è definita nella legge federale del 1976, che sostiene i Paesi in via di sviluppo negli sforzi di allentamento della povertà e conseguimento degli OSM. Nella sua risposta del 18 novembre 2009 alla mozione Reinmann Lukas 09.3741, "Ridurre l'aiuto allo sviluppo per i Paesi emergenti", il Consiglio federale precisava tuttavia che per un Paese altamente globalizzato come la Svizzera è indispensabile cooperare sia con i Paesi più poveri, sia con i Paesi in via di sviluppo più progrediti. Per la Svizzera è l'unico modo di contribuire efficacemente alla risoluzione dei problemi globali come il mutamento climatico, le crisi economiche e finanziarie, la sicurezza alimentare e la migrazione, che a loro volta influenzano le prospettive di sviluppo dei Paesi più poveri. Vale la pena rammentare che i Paesi a reddito medio, fascia inferiore (RNL procapite 936-3705 US-Dollar), rappresentano circa la metà della popolazione mondiale, e oltre il 40 per cento dei poveri vive con meno di 2 dollari al giorno.
Risposta del Consiglio federale.