10.3549 · Interpellanza · 2010-06-18
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
1. A quanto ammonta complessivamente l'impegno finanziario annuo della Svizzera in Palestina?
2. Che genere di interventi e di misure sono attualmente previsti? Dette misure sono equilibrate dal punto di vista politico, e conciliabili con la nostra neutralità? Si tiene sufficientemente conto della sicurezza dello Stato d'Israele?
3. Come possiamo accertarci che i nostri aiuti e la nostra presenza non vengano indirettamente utilizzati per mantenere ed esercitare il potere dei gruppuscoli terroristici?
4. Quali effetti tangibili e comprovatamente positivi vengono prodotti dalla presenza del DFAE e dagli aiuti della Svizzera in questa regione?
5. Sotto i riflettori della politica e delle sfere d'influenza internazionali, in un contesto improntato alla diffidenza con un enorme fabbisogno di sicurezza, nel punto d'incontro di religioni e culture, il nostro Paese è ancora in grado, fondamentalmente, di produrre degli effetti adeguati con i mezzi usuali?
Begründung
La visita di un gruppo di parlamentari a Ramallah nell'aprile del 2010 ha mostrato che la domanda sull'impiego degli aiuti svizzeri apparentemente dell'ordine di 22 milioni di franchi annui trova soltanto risposte evasive, anche da parte della nostra rappresentanza. Inoltre si ha l'impressione che i dipendenti del DFAE sul posto vengano influenzati in maniera eccessiva o addirittura pilotati dai detentori regionali del potere. A quanto sembra, la visita di parlamentari svizzeri viene ritenuta piuttosto sconveniente ed inadeguata.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il programma della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) nel Territorio palestinese occupato (TPO) prevede lo stanziamento di 22 milioni di franchi l'anno. Una metà di questo contributo è destinata a programmi umanitari, l'altra a programmi di sviluppo. In termini di partenariato, la ripartizione del bilancio è la seguente: poco più della metà del bilancio della DSC nel TPO (56 per cento) è destinata a progetti attuati da organizzazioni della società civile (compreso il settore privato), un quarto è attribuito ai programmi delle agenzie delle Nazioni Unite presenti in loco. Il resto consente di finanziare attività svolte da istituzioni pubbliche (università) o paritetiche (Ufficio di statistica, Commissione indipendente dei diritti dell'uomo) e attività della stessa DSC. La DSC non contribuisce direttamente al bilancio dell'Autorità palestinese.
2. Il programma della DSC nel Territorio palestinese occupato mira a contribuire alla creazione di uno Stato palestinese durevole e democratico, e a rafforzare le prospettive di pace. Il programma della DSC interessa due settori prioritari: 1) il potenziamento dello Stato di diritto e del regime di protezione per le popolazioni più vulnerabili; 2) il sostegno allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro. La strategia della DSC nel TPO è in linea con la politica della Svizzera nella regione, volta a promuovere la pace, a proteggere la dignità umana e a favorire lo sviluppo economico e sociale.
La sicurezza e il diritto all'esistenza dello Stato di Israele sono punti centrali della politica svizzera in Medio Oriente. Il Consiglio federale è dell'opinione che la sicurezza a lungo termine dello Stato di Israele e la creazione di uno Stato palestinese durevole siano strettamente legate, e ha affermato a più riprese che la politica svizzera in Medio Oriente ha come obiettivo la realizzazione della soluzione dei due Stati e la coesistenza pacifica di uno Stato palestinese accanto a Israele.
3. La DSC attua il suo programma umanitario e di sviluppo in cooperazione con istituzioni specializzate, locali e internazionali. La scelta degli alleati è effettuata secondo criteri severi. Prima di avviare un nuovo partenariato, la DSC procede a un'analisi istituzionale approfondita: gli statuti dell'organizzazione, gli obiettivi e i principi devono essere compatibili con i valori difesi dalla Svizzera, segnatamente il rifiuto della violenza, il rispetto dei diritti dell'uomo e del pluralismo, la non discriminazione e la trasparenza (in materia di gestione e tenuta della contabilità). La DSC è in costante contatto con i partner per accertarsi che i progetti procedano per il meglio. Gli alleati vengono regolarmente sottoposti a valutazioni e verifiche da parte di esperti indipendenti.
4. La DSC annette grande importanza al raggiungimento degli obiettivi prefissati e alla dimostrazione dei risultati. Una recente valutazione esterna (2009) del programma della DSC nel TPO ha evidenziato la pertinenza e l'efficacia del suo operato. Nonostante un contesto difficile, il contributo della DSC ha permesso in particolare di assicurare l'accesso delle popolazioni più vulnerabili, segnatamente i rifugiati, a servizi di base di qualità, compresi gli aiuti d'emergenza, di creare posti di lavoro, soprattutto nel settore agricolo, e di potenziare le capacità istituzionali di organizzazioni paritetiche essenziali alla costruzione di uno Stato democratico, come l'Ufficio di statistica e la Commissione indipendente dei diritti dell'uomo.
5. I partner della DSC sono tenuti a rendere conto regolarmente del raggiungimento degli obiettivi e dell'impiego dei fondi. La loro gestione amministrativa e finanziaria è valutata in modo indipendente. L'Ufficio di cooperazione a Gerusalemme Est segue da vicino l'attuazione dei progetti e garantisce l'impiego corretto dei fondi. Il programma della DSC nel TPO, compreso l'Ufficio di cooperazione, è regolarmente sottoposto a verifica da parte del Dipartimento federale degli affari esteri.
Risposta del Consiglio federale.