10.4138 · Interpellanza · 2010-12-17
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Nel contesto della proposta di adesione ai nuovi accordi di credito modificati del Fondo monetario internazionale (FMI) e degli acquisti di divise da parte della Banca nazionale svizzera, si pongono diversi interrogativi sui rischi per il nostro Paese:
1. Non è escluso che la crisi si estenda agli altri tre Paesi PIIGS o addirittura oltre. In tale ipotesi la Svizzera non potrebbe trovarsi confrontata, in un prossimo futuro, con impegni ancora di gran lunga maggiori nell'ambito dei nuovi accordi di credito (NAC)?
2. Quali importi si possono pretendere dall'economia svizzera e dai contribuenti per continuare a contribuire al risanamento degli abusi commessi da altri Paesi in materia di politica finanziaria? Il Consiglio federale prevede un limite massimo per i contributi concessi dalla Svizzera? Se sì, quale?
3. Perché ad esempio la Germania deve versare un contributo in proporzione nettamente più modesto? Il Consiglio federale non reputa che la Svizzera paghi troppo rispetto ad altri Stati?
4. Considerati i nuovi elementi concernenti le assicurazioni, secondo il Consiglio federale i nuovi fondi disponibili sarebbero sufficienti qualora subentrassero contemporaneamente difficoltà di pagamento in economie di media grandezza?
5. Come si dovrebbe fare per riscuotere i debiti pubblici se l'onere degli interessi supera il tasso di crescita? Il FMI dispone di un piano concreto contro il sovraindebitamento degli Stati?
6. Quali conseguenze potrebbe avere un'eventuale disgregazione o riorganizzazione dell'euro per la Svizzera, per le nostre riserve valutarie, casse pensioni, banche eccetera? Il Consiglio federale ha immaginato diverse varianti?
7. E stato in vario modo assicurato che la rete di salvataggio tesa tra gli Stati non può essere prorogata oltre il 2013. Esistono motivi giuridici che si oppongono a una proroga oltre tale data? Oppure si tratta soltanto di motivi politici? Di quali motivi si tratta esattamente? E come dovrebbe essere sostituita questa rete dopo il 2013?
8. Tra gli Stati partecipanti sono assenti diverse economie forti. Si può prevedere che ai NAC aderiscano nuovi partecipanti? In tal caso l'importo degli accordi di credito aumenterebbe oppure gli impegni dei partecipanti attuali diminuirebbero?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Già nell'aprile del 2009 il comitato ministeriale del Fondo monetario internazionale (FMI) ha in linea di massima deciso di aumentare in più fasi le risorse del fondo. Sempreché la situazione non peggiori sensibilmente, questi fondi sono, secondo il Consiglio federale, un dispositivo sufficiente per combattere la crisi nei prossimi anni. L'aumento delle risorse si articola in tre misure, che saranno attuate in tempi diversi:
a. Le risorse ordinarie del FMI devono essere aumentate portando le quote di partecipazione da circa 323,9 miliardi a circa 710,4 miliardi di franchi. Presumibilmente la misura non sarà attuata prima della fine del 2012, in quanto la relativa risoluzione deve ancora essere ratificata dai Paesi membri. Con questa riforma il contributo massimo messo a disposizione dalla Svizzera sarà incrementato da circa 5,2 miliardi a circa 8,6 miliardi di franchi. Si prevede che il Consiglio federale sottoporrà alle Camere il messaggio corrispondente nella prima metà del 2011.
b. I nuovi accordi di credito (NAC), rete di sicurezza finanziaria del FMI, saranno rivisti e aumentati, complessivamente, da circa 50,7 miliardi a circa 547,6 miliardi di franchi. Nel contempo, la cerchia dei partecipanti sarà allargata, cosicché anche i grandi Paesi emergenti assumeranno la responsabilità finanziaria della stabilità del sistema. La quota della Svizzera aumenterà da circa 2,3 miliardi a circa 16,2 miliardi di franchi. Aumentando le quote (cfr. a.), l'importo complessivo dei NAC sarà leggermente ridimensionato. Il progetto relativo alla revisione dei NAC sarà trattato dal Consiglio nazionale in qualità di seconda Camera nella primavera del 2011.
c. Per far fronte alla scarsità di risorse del FMI fino all'entrata in vigore della riforma dei NAC, 21 Paesi hanno stanziato linee di credito bilaterali pari a circa 250 miliardi di dollari. Questi crediti sono utilizzati dal 2010, ma finora la Svizzera non vi partecipa. Il relativo progetto sull'aiuto speciale al FMI sarà trattato dal Consiglio nazionale in qualità di seconda Camera nella primavera del 2011.
2. I contributi concessi dalla Svizzera al FMI sono, come suesposto, definiti con chiarezza. In considerazione delle previsioni per la situazione economica mondiale, al momento il Consiglio federale non prevede di aumentare ulteriormente i contributi al FMI.
3. Il contributo della Svizzera ai NAC nasce nel 1984 con la sua adesione agli accordi generali di credito. Allora la Svizzera partecipava alla somma complessiva con una quota del 6,5 per cento. La partecipazione della Svizzera ai NAC, istituiti nel 1998, era del 4,5 per cento; a seguito della revisione di tali accordi ammonterà al 2,9 per cento.
Il contributo svizzero è stato di volta in volta determinato in considerazione dell'importanza del franco svizzero a livello internazionale e della rilevanza sistemica della piazza finanziaria svizzera. Considerando il gruppo dei vecchi partecipanti, la Svizzera assegna ai NAC un contributo che si situa tuttora all'ottavo posto. Nel gruppo dei nuovi soltanto la Cina concede un contributo maggiore. Attraverso la sua partecipazione la Svizzera conferma la sua volontà di partecipare in modo determinante e duraturo alla stabilità del sistema monetario e finanziario internazionale. Questa disponibilità ad assumere responsabilità va di pari passo con la rivendicazione di essere adeguatamente rappresentata negli organi decisionali del FMI.
4. Il FMI può impegnare soltanto le risorse che, dopo accantonamenti, può effettivamente pagare. L'attuale scarsità di fondi dipende anche dal fatto che sono state concesse linee di credito precauzionali per importi straordinari a Messico, Polonia e Colombia. Questi tre programmi costituiscono circa la metà degli impegni correnti del FMI. La probabilità che queste linee di credito debbano essere attivate rimane tuttavia esigua.
In seno al FMI la Svizzera si è sempre espressa in modo molto critico sul ruolo di assicuratore assunto dal fondo, ricordando soprattutto il cosiddetto rischio morale di simili finanziamenti cautelari. Essa si adopera affinché questi strumenti siano presto esaminati in modo approfondito, considerato in particolare l'impegno eccessivo di risorse che essi implicano.
5. In linea di principio il FMI può autorizzare crediti soltanto a condizione che nel medio periodo la situazione del debito diventi sostenibile. Se i tassi d'interesse superano il tasso di crescita dell'economia nazionale, l'obiettivo del programma del FMI consiste nel ricondurre il Paese a un livello di crescita stabile. Adottando misure di risparmio si mettono dunque a disposizione più risorse per il servizio del debito e attuando riforme strutturali (comprese le ristrutturazioni nel settore bancario) si accresce il potenziale di crescita a lungo termine. Nel contempo la stabilizzazione dell'economia porta a una diminuzione dei saggi d'interesse.
6. Il Consiglio federale segue la situazione e si occupa degli sviluppi nella zona euro e dei rischi per la Svizzera. Esso parte dal presupposto che l'euro continuerà ad esistere e rimarrà la valuta di riferimento per la maggior parte delle esportazioni svizzere. Con tutta probabilità una disgregazione o riorganizzazione della zona euro si ripercuoterebbe pesantemente sulle economie nazionali europee e dunque anche su quella svizzera. Un simile scenario deve assolutamente essere evitato. In caso contrario è importante che il sistema venga adeguato seguendo modalità regolate.
Il Consiglio federale considera tre scenari per l'andamento della crisi nella zona euro, fra i quali il caso estremo del crollo parziale dell'Unione monetaria. Sono analizzate le ripercussioni (i) sull'economia d'esportazione e sulla crescita, (ii) sull'evoluzione dei corsi di cambio, (iii) sulla distribuzione dell'utile della BNS, (iv) sulle posizioni di rischio degli istituti finanziari e delle casse pensioni, (v) sulle condizioni quadro per i negoziati in ambito fiscale e (vi) sugli impegni finanziari della Svizzera. Date queste premesse non è tuttavia probabile che l'Unione monetaria si disgreghi.
7. All'inizio del mese di maggio del 2010 l'UE ha istituito lo European Financial Stabilisation Mechanism (EFSM), e lo European Financial Stability Facility (EFSF), due strumenti di finanziamento che permettono di fornire un sostegno finanziario completo agli Stati membri appartenenti alla zona euro e, nel caso dello EFSM, anche a quelli al di fuori dell'Unione monetaria. Questi strumenti sono stati predisposti al profilarsi dei problemi finanziari di singoli Stati della zona euro. La rete di salvataggio nella sua forma attuale è stata pensata come soluzione transitoria che permettesse agli Stati dell'UE e dell'Unione monetaria di adattarsi nel corto periodo alla situazione del mercato nella zona euro ma anche che spianasse la via alla creazione di un meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria. La soluzione transitoria costituita dallo EFSF ha dato all'UE il tempo necessario per approntare questo meccanismo. Lo EFSF sarà dunque liquidato entro il mese di giugno del 2013 o, al più tardi, non appena tutti i crediti dello EFSF saranno stati rimborsati. A partire dalla metà del 2013 entrerà in vigore lo European Stability Mechanism (ESM), un meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria.
8. Tutti i Paesi economicamente più importanti diventeranno membri dei NAC modificati. Al momento, degli Stati del G-20 soltanto l'Argentina, l'Indonesia e la Turchia non vi partecipano. E pensabile che in futuro anche questi o altri Paesi aderiranno al sistema. Lo prevedono anche gli statuti dei NAC, secondo i quali, di regola, quando viene ammesso un nuovo partecipante gli accordi di credito di tutti i partecipanti sono ridotti in modo proporzionale oppure l'importo totale è aumentato nella misura del nuovo contributo. L'adesione di un nuovo partecipante ai NAC sottostà all'approvazione da parte del FMI e dei partecipanti che complessivamente rappresentano l'85 per cento di tutti gli accordi di credito.
Risposta del Consiglio federale.