11.1016 · Interrogazione · 2011-03-16
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Dopo le dichiarazioni vendicative e manifestamente affrettate della presidente della Confederazione sullo Stato libico e la sua "guida della rivoluzione", quest'ultimo riprende il controllo dell'Est della Libia e annuncia ritorsioni contro coloro che l'hanno deluso, tradito o minacciato. Quale atteggiamento e quale strategia adotterà il Consiglio federale per gestire la desescalation o assumere la sua presa di posizione in favore degli insorti, estremamente eterocliti, che ora battono in ritirata?
Stellungnahme des Bundesrates
Durante la crisi bilaterale con la Libia, la Svizzera ha dovuto confrontarsi direttamente con l'arbitrarietà del regime libico. Sa perfettamente qual è la posta in gioco e di conseguenza considera estremamente seria la situazione.
Come tutta la comunità internazionale, la Svizzera non ha potuto restare indifferente di fronte alla violenza perpetrata dal governo libico contro la popolazione civile. Il Consiglio federale ha pertanto adottato varie misure: ha condannato con fermezza la violenza contro i civili e ha lanciato un appello per il rispetto dei diritti umani. Ha inoltre deciso di bloccare eventuali valori patrimoniali di Muammar Gheddafi e del suo entourage in Svizzera. La Svizzera ha però anche attuato alcune sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e misure complementari dell'Unione europea. Tra di esse figurano un embargo sulle armi, sanzioni finanziarie e divieti di viaggio per determinate persone fisiche e giuridiche dell'entourage di Gheddafi nonché un divieto di sorvolo per gli aerei libici. In Libia, la Svizzera concentra il suo impegno sulle attività umanitarie, destinate a contribuire ad alleviare l'emergenza per la popolazione civile.
La Svizzera ha inoltre accolto favorevolmente la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di incaricare la Corte penale internazionale di aprire un'inchiesta contro Gheddafi e sostiene l'esclusione della Libia dal Consiglio dei diritti dell'uomo. Queste misure sono una prova della volontà della comunità internazionale di adoperare qualsiasi mezzo per proteggere la popolazione civile dalla violenza del regime libico.
In relazione agli insorti, la politica perseguita dalla Svizzera si ispira al principio secondo cui il nostro Paese riconosce unicamente gli Stati e non i governi. Per questo motivo, la Svizzera non ha riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico. Di fronte alla situazione locale complessa e in rapida trasformazione è tuttavia nell'interesse della Svizzera avviare una cooperazione pragmatica con il CNT - confermando la sua tradizionale politica di dialogo e condannando le gravi violazioni dei diritti umani in Libia. E sulla scorta di queste considerazioni che lo scorso 9 marzo la presidente della Confederazione ha ricevuto un rappresentante del CNT.
Risposta del Consiglio federale.