11.3206 · Mozione · 2011-03-17
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di interrompere con effetto immediato l'esportazione di materiale d'armamento verso il Medio e Vicino Oriente nonché verso i Paesi del Maghreb. Anche le forniture già approvate vanno sospese. Inoltre, il Consiglio federale è chiamato a sospendere tutti i rapporti di collaborazione militare e quelli riguardanti l'industria degli armamenti con tutti i Paesi di ques'area.
Begründung
Il mondo arabo sta vivendo una fase di rivolgimenti, caratterizzata dalle proteste di ampie fasce della popolazione per più libertà e democrazia. I regimi dittatoriali, pronti a tutto pur di mantenersi al potere, non esitano a reprimere i movimenti democratici con l'uso della forza. Negli anni 2000-2010, la Svizzera ha esportato materiale d'armamento verso i Paesi arabi per un volume complessivo di 480 milioni di franchi, contribuendo ad incrementarne il potere militare. L'elenco dei Paesi destinatari comprende l'Arabia saudita, l'Oman, il Bahrain, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait, la Giordania, il Qatar, il Libano, l'Algeria e la Tunisia. Al regime di Gheddafi sono stati forniti bunker e altro materiale rilevante in termini di politica di sicurezza. Alla luce di tutte queste transazioni, grava anche sulla Svizzera una quota di responsabilità per la morte di centinaia di civili innocenti. La protezione della popliazione civile, tuttavia, è una delle disposizioni più importanti delle Convenzioni di Ginevra, di cui il nostro Paese è lo Stato depositario. Inoltre, alla vigilia della votazione sull'iniziativa per un divieto di esportazione di materiale bellico, il Consiglio federale ha promesso nel novembre del 2009 di vietare qualsiasi esportazione verso zone di conflitto.
Vari esponenti dell'esercito e dell'industria d'armamento intrattengono buoni rapporti con i governi del Medio e Vicino Oriente e dei Paesi del Maghreb. Nel febbraio 2011, il capo dell'esercito André Blattmann ha partecipato all'esposizione di armamenti che si svolge ogni anno negli Emirati Arabi Uniti. L'anno scorso, per contro, è stato il capo dell'aeronautica Markus Gygax a visitare gli EAU e nel 2009 il gruppo Pilatus ha venduto velivoli militari al regime in questione. Alla luce dei conflitti che stanno imperversando un po' ovunque nei Paesi arabi, questi contatti sono assolutamente inconciliabili con i principi umanitari e di politica estera della Svizzera e devono perciò essere interrotti al più presto.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale segue con attenzione e preoccupazione gli sviluppi in Nord Africa e nel Vicino e Medio Oriente. Tuttavia, l'interruzione immediata e generale di tutte le esportazioni di materiale bellico verso singoli Paesi, gruppi di Paesi o intere regioni nonché la sospensione dei rapporti di collaborazione militare con questi ultimi sarebbe una misura tanto sproporzionata quanto irrispettosa della prassi d'esportazione differenziata sinora seguita.
Le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati in questione sono già oggi soggette a una valutazione caso per caso e le domande d'esportazione o le richieste di un parere preliminare vengono spesso negate per vari motivi. Ciò avviene in applicazione della legge e non in base a un divieto generale. Negli scorsi anni, la Svizzera non ha de facto esportato materiale bellico verso vari Paesi citati nella mozione o lo ha fatto in misura estremamente limitata. In presenza di circostanze straordinarie, la legge prevede inoltre la sospensione o la revoca di autorizzazioni d'esportazione già concesse.
La legge sul materiale bellico e la relativa ordinanza contengono un elenco esaustivo dei criteri di autorizzazione. Tra questi figurano anche i cosiddetti criteri d'esclusione, che vietano l'esportazione di materiale bellico in presenza di determinate circostanze, quali il rischio che le armi in questione vengano impiegate contro la popolazione civile. Questi criteri forniscono al Consiglio federale e all'autorità addetta al rilascio delle autorizzazioni una severa casistica nonché uno strumentario efficace per il trattamento delle domande d'esportazione di materiale bellico. Nella prassi essi si sono dimostrati validi e hanno contribuito praticamente sempre ad impedire ogni forma di abuso delle armi esportate dal nostro Paese.
Secondo la statistica degli ultimi due anni, i Paesi attualmente più colpiti dagli sconvolgimenti non sono stati affatto equipaggiati con materiale bellico svizzero o lo sono stati in maniera molto limitata. Per chi ha ricevuto beni d'armamento svizzeri, si è trattato in primo luogo di sistemi di difesa antiaerea e relative munizioni, ossia materiale d'armamento difficilmente impiegabile contro la popolazione civile.
Le importazioni dalla Svizzera hanno costituito e costituiscono tuttora soltanto una piccola parte dell'insieme degli armamenti importati dai Paesi arabi. Tra il 2003 e il 2009, i soli Paesi dell'Unione europea hanno autorizzato esportazioni di materiale bellico verso il Medio Oriente per quasi 38 miliardi di franchi. In considerazione delle forniture effettuate dai due maggiori esportatori di materiale bellico USA e Russia, quelle del nostro Paese costituiscono una quota nettamente inferiore all'1 per cento delle importazioni del gruppo di Paesi in questione. Nel raffronto internazionale, la politica e la legislazione svizzere in materia di esportazioni di materiale bellico sono restrittive, il che si esplicita anche in un atteggiamento oltremodo cauto nei confronti dei Paesi di cui sopra.
Non vi è alcuna collaborazione militare o a livello di industrie d'armamento tra la Svizzera e gli Stati arabi del Maghreb e del Vicino o Medio Oriente. Accanto alle esportazioni di materiale bellico, esistono unicamente contatti puntuali tra il DDPS o l'esercito e i ministeri della difesa e le forze armate. Questi contatti, conformi alle usanze internazionali, assolvono principalmente alla funzione di uno scambio d'opinioni e non sono finalizzati all'avvio o allo svolgimento di progetti (d'armamento) comuni.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.