11.3207 · Interpellanza · 2011-03-17
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Duecento milioni di cristiani non possono praticare liberamente la propria religione. Recentemente in Egitto numerosi copti sono stati uccisi. Quasi ogni giorno si ha notizia di cristiani assassinati. Chiedo dunque al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
1. Il numero crescente di persecuzioni e uccisioni di cui sono vittime i cristiani in tutto il mondo non preoccupa anche il Consiglio federale?
2. Esso condivide l'opinione che la Confederazione dovrebbe ridurre o sospendere l'aiuto bilaterale allo sviluppo per i Paesi che non rispettano la libertà religiosa?
3. Cosa fa il Consiglio federale a livello internazionale per migliorare la situazione dei cristiani perseguitati?
4. Cosa fa il Consiglio federale a livello internazionale per promuovere il rispetto e l'osservanza della libertà religiosa?
5. In caso di un eventuale respingimento al Paese d'origine, l'Ufficio federale della migrazione non dovrebbe tener conto dei rischi aggiuntivi ai quali sono esposti i cristiani?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il Consiglio federale è consapevole del problema. Nei mesi di ottobre e dicembre 2010, l'Iraq e l'Egitto sono stati teatro di attentati contro i cristiani che hanno fatto molte vittime. Negli ultimi mesi parecchi cristiani sono stati arrestati in Iran per accuse di blasfemia; in Pakistan una donna cristiana è stata condannata a morte con questo stesso capo d'accusa. Le persecuzioni e gli assassinii di cui sono vittima nel mondo intero i cristiani e gli appartenenti ad altre minoranze etniche e religiose preoccupano il Consiglio federale.
2. La cooperazione della Svizzera allo sviluppo sostiene gli sforzi compiuti da un Paese o le attività di organizzazioni non governative al fine di risolvere i problemi legati alla povertà e migliorare la tutela dei diritti delle minoranze. Non ha per obiettivo di sostenere un particolare governo e si fonda sul principio di non discriminazione. Per queste ragioni la Svizzera si adopera in favore del rispetto dei diritti dell'uomo, libertà di credo e di coscienza comprese. Ed è proprio per contribuire a migliorare la situazione che la Svizzera si attiva anche in Paesi e regioni in cui il rispetto dei diritti dell'uomo non è ancora sufficientemente consacrato. Ma fare di questo aspetto il presupposto del nostro impegno equivarrebbe a contraddire gli obiettivi della cooperazione svizzera allo sviluppo. Il Consiglio federale si è recentemente espresso in merito alla questione della condizionalità e precisamente nel proprio rapporto del 25 agosto 2010 concernente la condizionalità nel settore della politica estera, in risposta al postulato Leuthard 02.3591. Di fronte a qualsiasi situazione, il Consiglio federale esamina tutte le possibili misure, inclusa l'eventualità di un'interruzione della cooperazione allo sviluppo.
3./4. La politica svizzera in materia di diritti dell'uomo ingloba anche la libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose ed etniche. Per tutelare e rafforzare la libertà di religione, ma anche per prevenire l'intolleranza religiosa in ogni sua forma, la Svizzera partecipa alle attività degli organi competenti di organizzazioni internazionali quali l'ONU e l'OSCE e in tale contesto appoggia le relative proposte di risoluzione presentate al Consiglio dei diritti dell'uomo e all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Come sottolineato dal Consiglio federale nel proprio messaggio concernente il proseguimento delle misure di promozione della pace e della sicurezza umana 2012-2016, il rispetto dei diritti dell'uomo è un fattore di cui tener conto nell'ambito di tutte le attività che la Svizzera svolge all'estero. Per accentuare il valore universale di questo obiettivo, si è deciso in particolare di sollevare la questione dei diritti dell'uomo con maggior sistematicità, sia in seno agli organismi multilaterali sia a livello governativo. Sul piano bilaterale, la Svizzera solleva regolarmente la questione della libertà di religione e dei diritti delle minoranze. Il DFAE chiede ai Paesi interessati di rispettare i diritti delle minoranze etniche e religiose e in particolare di abrogare le leggi sulla blasfemia. Purtroppo, gli attentati e i massacri perpetrati contro i cristiani sono opera di gruppi di estremisti sui quali la politica svizzera in materia di diritti dell'uomo non può in alcun modo influire.
5. L'Ufficio federale della migrazione esamina ogni domanda d'asilo in modo individuale e circostanziato. Secondo i criteri stabiliti dal diritto internazionale, la Svizzera concede l'asilo a chiunque sia minacciato o perseguitato nel proprio Paese d'origine. Premesso questo, occorre però dire che il numero di domande d'asilo presentate in territorio svizzero da persone minacciate a causa della fede cristiana è piuttosto esiguo.
Risposta del Consiglio federale.