11.3313 · Postulato · 2011-03-18
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è pregato di esaminare la possibilità di riequilibrare gradualmente le aliquote di contribuzione della previdenza professionale tra le diverse fasce di età in modo da sopprimere o perlomeno ridurre la discriminazione subita dai lavoratori anziani.
Begründung
Nonostante le loro interessanti competenze professionali in termini di esperienza, i lavoratori anziani molto sovente non trovano più un nuovo impiego, in quanto costano troppo. L'articolo 16 LPP prevede aliquote di contribuzione comprese tra il 7 e il 18 per cento in funzione di quattro fasce di età. La differenza è ancora più grande se si considera soltanto la parte che supera il salario di coordinamento. A causa della graduazione delle aliquote la fascia di età compresa tra i 55 e i 65 anni (18 per cento) e persino già quella compresa tra i 45 e i 54 anni (15 per cento) hanno solo poche possibilità di rimanere nel mondo del lavoro. Poiché attualmente la generazione d'entrata ha potuto accumulare contributi per almeno un quarto di secolo, la riduzione di quest'onere sociale non dovrebbe causare difficoltà insormontabili, tanto più che potrebbe essere introdotta gradualmente. Sarebbe una decisione logica in un periodo in cui, vista l'evoluzione demografica contrassegnata dall'invecchiamento della popolazione, si tende a mantenere più a lungo i lavoratori anziani nel mercato del lavoro ed è anche una questione di parità di trattamento.
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
In passato, il Consiglio federale si è già occupato di questa tematica. Nel settembre 2006 ha approvato un rapporto elaborato in risposta a due postulati, l'uno depositato da Polla 02.3208, "LPP. Promovimento dell'impiego di persone di età superiore ai 55 anni", l'altro dal gruppo popolare-democratico 05.3651, "Modifica del calcolo degli accrediti di vecchiaia LPP in modo da non sfavorire i salariati più anziani", (http://www.news.admin.ch/message/index.html?lang=it&msg-id=7320). Il rapporto giunge alla conclusione che una modifica della graduazione degli accrediti di vecchiaia della previdenza professionale non permetterebbe di migliorare in modo sostanziale le prospettive d'impiego dei lavoratori più anziani. In linea generale, l'abbassamento degli accrediti di vecchiaia degli assicurati più anziani causerebbe una forte riduzione della loro rendita. Anche l'aumento degli accrediti degli assicurati più giovani sarebbe inopportuno, in quanto proprio questa categoria di assicurati ha di gran lunga le maggiori difficoltà a inserirsi nella vita attiva o a rimanere sul mercato del lavoro. Per poter mantenere l'obiettivo di previdenza degli assicurati di età superiore ai 45 anni al momento dell'eventuale modifica bisognerebbe continuare ad applicare loro la normativa attuale. Sarebbe quindi necessario prevedere un lungo periodo transitorio (20 anni), che cagionerebbe ingenti costi poiché, simultaneamente, la nuova normativa si applicherebbe da subito agli assicurati più giovani. I costi supplementari annui effettivi potrebbero raggiungere un miliardo di franchi per 20 anni. Il Consiglio federale si è anche espresso in merito alla mozione depositata da Meyer Thérèse 07.3201, sullo stesso tema, "Promuovere l'occupazione degli anziani", riprendendo nel suo parere le conclusioni del rapporto. La mozione è stata tolta di ruolo dopo essere rimasta pendente per oltre due anni.
Quando ha trattato le due iniziative parlamentari depositate da Beck 07.425, "Previdenza professionale. Accrediti di vecchiaia lineari sulla durata dell'attività professionale", e da Robbiani 07.489, "Per non penalizzare i lavoratori anziani nel secondo pilastro", il Consiglio nazionale si è allineato al parere del Consiglio federale e ha seguito le conclusioni del rapporto. Nel settembre 2009 ha deciso di non dare seguito alle due iniziative. Nei dibattiti commissionali sono stati inoltre addotti ulteriori argomenti contro la modifica della graduazione degli accrediti di vecchiaia della previdenza professionale: ad esempio, i lavoratori più anziani presentano un tasso di persone in cerca di impiego più basso e devono far fronte a meno oneri familiari rispetto agli assicurati più giovani. Non è quindi privo di fondamento chiedere loro di versare contributi più elevati. È inoltre opportuno rilevare le complicazioni amministrative che questa modifica comporterebbe, in quanto si dovrebbe prevedere una doppia gestione per un periodo relativamente lungo. Infine, numerosi istituti di previdenza potrebbero vedersi costretti a riesaminare globalmente il loro modo di finanziamento, il che sarebbe percepito come un'ingerenza nella loro libertà di organizzazione. Vi è pertanto il rischio di creare il malcontento tra gli attori del secondo pilastro.
In conclusione va sottolineato che gli accrediti di vecchiaia della previdenza professionale e i contributi versati dal datore di lavoro e dagli assicurati costituiscono un meccanismo complesso nell'organizzazione di un istituto di previdenza. La modifica di un elemento incide inevitabilmente su altri, altrettanto importanti. Il cambiamento di sistema chiesto nel presente postulato avrebbe quindi simultaneamente altri effetti verosimilmente meno auspicabili. Poiché rispetto alle recenti analisi la situazione non è cambiata, il Consiglio federale non ritiene necessario tornare a occuparsi della tematica.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.