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11.3343 · Mozione · 2011-04-12

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Il Consiglio federale esige un obbligo completo di dichiarazione per le importazioni di uranio. La dichiarazione deve illustrare il percorso seguito dall'uranio dall'estrazione fino all'importazione in Svizzera.

Begründung

Per alimentare i loro reattori, le centrali nucleari svizzere acquistano uranio dall'estero. Il Consiglio federale non dispone di conoscenze certe in merito alla provenienza dell'uranio contenuto nelle barre di combustibile utilizzate dalle centrali nucleari svizzere. Neanche l'UFE è in grado di verificare se i fornitori delle centrali nucleari svizzere rispettano le disposizioni estere in materia di protezione dell'ambiente. Per un miglior controllo, deve essere introdotto un obbligo di dichiarazione per le importazioni di uranio. Poiché l'uranio è il vettore energetico primario per la produzione di energia nei reattori nucleari, il dibattito sull'energia atomica non deve solamente ruotare intorno alla sicurezza delle centrali nucleari e dei depositi finali per le scorie, ma deve includere anche le vittime dell'estrazione dell'uranio.

Le miniere nella zona di Arlit e Akokan in Niger sono certificate secondo la norma ISO 14001. Questo però non basta a garantire "uranio pulito". L'attività estrattiva ha reso inutilizzabili come pascolo ampie aree e ha contaminato le fonti d'acqua e i villaggi di questa regione, dove vivono i Tuareg.

In Niger, la ditta Areva possiede quote delle società minerarie locali Somaïr e Cominak, che operano ad Arlit e Akokan. Gli studi condotti da ONG quali Criirad e Greenpeace dimostrano che il livello di radiazioni nell'aria, nel terreno e nell'acqua intorno alle miniere supera di molto i valori stabiliti dalle norme internazionali. Il livello della falda idrica è sceso molto, a causa dell'enorme consumo di acqua, e ciò contribuisce attivamente alla desertificazione della regione.

Problemi analoghi si registrano anche nelle aree di estrazione dell'uranio negli Stati Uniti, in Australia, India e Canada. Circa il 70 per cento delle riserve mondiali di uranio si trovano in regioni abitate da popolazioni indigene.

Le centrali nucleari di Beznau e Leibstadt, gestite dalla AXPO, e la centrale di Gösgen acquistano i loro elementi di combustibile dal gruppo Areva. Sebbene non sia dimostrato che Areva fornisce uranio proveniente dalle miniere del Niger, ciò non può essere escluso. Il Niger è uno dei principali Paesi fornitori dell'industria nucleare e sta diventando uno dei leader nella produzione di uranio, perché sono state rilasciate dozzine di concessioni a società estere.

Finché non vi sarà un obbligo di dichiarazione per la provenienza dell'uranio, e finché le centrali nucleari svizzere acquisteranno uranio da Areva, non si può escludere che l'uranio provenga dalla regione abitata dai Tuareg o da altre popolazioni indigene.

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

L'autorità di vigilanza, controllo e autorizzazione per i materiali nucleari, in Svizzera, è l'Ufficio federale dell'energia (UFE). A sua volta, esso è controllato costantemente dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA). L'UFE, tuttavia, non può svolgere controlli propri in territori sotto la sovranità di altri Stati. Non può quindi controllare stock di materiali nucleari all'estero né verificare se i fornitori delle centrali nucleari svizzere rispettano le norme ambientali estere. I controlli all'estero vengono effettuati dalle autorità di vigilanza dei rispettivi Paesi e dall'AIEA.

Il Consiglio federale attribuisce grande importanza ai criteri di sostenibilità per quanto riguarda l'acquisto delle materie prime. Tuttavia, la Svizzera non può imporre il rispetto di standard ambientali in altri Paesi. La Svizzera deve rispettare i limiti della sovranità nazionale. Il Consiglio federale si impegna tuttavia per aumentare la trasparenza e la documentabilità nella catena di fornitura degli elementi di combustibile.

L'UFE ha invitato tutti gli esercenti delle centrali nucleari svizzere a fornire, su base volontaria, informazioni in merito alla provenienza dei materiali nucleari e alla produzione degli elementi di combustibile. Si tratta in particolare di fornire elementi di trasparenza sull'intera catena di fornitura degli elementi di combustibile e ulteriori informazioni sulla loro produzione.

L'UFE sta attualmente analizzando questa ampia documentazione richiesta agli esercenti delle centrali e si riserva il diritto di completare, eventualmente, tali basi documentali con informazioni supplementari che potranno essere acquisite soprattutto presso le organizzazioni internazionali competenti (in particolare l'AIEA di Vienna e la Nuclear Energy Agency NEA di Parigi).

Solamente sulla base di quest'analisi si potrà decidere in merito a eventuali misure da adottare. Successivamente, bisognerà chiarire se e in quale misura si potranno richiedere attestazioni e se tali attestazioni saranno verificabili. Se a questo riguardo è opportuno creare delle basi legali, sarà discusso nel quadro delle deliberazioni parlamentari sulle due iniziative parlamentari Müller Geri 10.478 e 10.479, "Maggiore controllo sui materiali nucleari e sulle scorie radioattive provenienti dalle centrali nucleari svizzere I e II", attualmente pendenti.

Del resto, le disposizioni della legge sull'energia nucleare attualmente vigenti (LENu, RS 732.1, articolo 11 capoverso 3 e 72 capoverso 6) sono state introdotte durante il dibattito parlamentare. Nel corso di tale dibattito, l'amministrazione ha più volte richiamato l'attenzione sul fatto che, con queste disposizioni, non può essere garantita la completezza della contabilità dei materiali nucleari all'estero e il loro completo controllo, e che quindi la possibilità di risalire alla provenienza non è assicurata. Anche per questa ragione, le Camere federali, nell'articolo 106 capoverso 4 LENu, hanno stabilito che per dieci anni a decorrere dal 10 luglio 2006 è vietata l'esportazione di elementi combustibili esausti a scopo di ritrattamento. L'Assemblea federale può prorogare di 10 anni al massimo il termine decennale mediante decreto federale semplice.

Infine, il Consiglio federale rimanda alle sue risposte alla mozione Müller Geri 09.4048, "Vigilanza totale sui materiali nucleari ", all'interpellanza Sommaruga Simonetta 10.3107, "Materiali radioattivi svizzeri in Russia?", alla domanda Müller Geri 10.5375, "Axpo und der kreative Umgang mit der Wahrheit", alla domanda Müller Geri 10.5521, "ISO-Zertifikate der Firma MSZ Elektrostal", alla domanda Müller Geri 10.5522, "Verschärfte Kontrollen des Bundes bei Uran-Import", alla domanda Müller Geri 10.5523, "Aussenwirtschaftspolitik des Bundes bezüglich Uran-Einkauf", alla domanda Müller Geri 10.5524, "Betriebsbewilligung in Abhängigkeit der Qualität des Urans", alla domanda Müller Geri 10.5577, "Ist die kerntechnische Anlage Majak in Betrieb?", alla domanda Müller Geri 10.5578, "Massnahmen des BFE bezüglich des Desasters der kerntechnischen Anlage Majak" e alla domanda Müller Geri 11.5047, "Ist der Bund über die Reise der Axpo nach Majak informiert worden?".

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.