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11.3588 · Interpellanza · 2011-06-16

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. È disposto a impegnarsi per migliorare l'efficacia e la portata del Kimberley Process?

2. È disposto a valutare misure a livello nazionale per moralizzare il commercio dei diamanti?

Begründung

I cosiddetti diamanti insanguinati vengono sfruttati dai gruppi ribelli o dai loro alleati per finanziare conflitti armanti volti a destabilizzare governi legittimi. Il Kimberley Process, messo a punto nel 2003 grazie allo sforzo congiunto di numerosi governi, imprese multinazionali e rappresentanti della società civile, mira a garantire il rispetto dei principi etici e a porre fine alle pratiche illegali nel commercio dei diamanti.

L'accordo, tuttavia, presenta vari punti deboli tra cui l'obbligo di decidere all'unanimità, che rende molto difficile adottare sanzioni nei confronti di uno Stato membro. Nel novembre del 2009, ad esempio, il gruppo aveva votato contro l'esclusione dello Zimbabwe, nonostante il Paese africano fosse nel mirino di Human Rights Watch per gli abusi perpetrati dall'esercito nei giacimenti di diamanti di Marange. Zimbabwe e Costa d'Avorio continuano dunque a esportare clandestinamente "diamanti di guerra" in tutto il mondo. In qualità di membro promotore del Kimberley Process, la Svizzera deve intervenire attivamente per rendere più efficace l'accordo e verificare la provenienza dei diamanti che finiscono nelle vetrine delle sue gioiellerie. L'oreficeria e l'orologeria rappresentano due colonne portanti del nostro settore commerciale, tanto che Ginevra sta addirittura pensando di creare una piattaforma internazionale per lo scambio dei diamanti. Se la Svizzera intende mantenere un ruolo dominante in questo mercato, deve assolutamente schierarsi contro la produzione e la vendita dei diamanti insanguinati.

Stellungnahme des Bundesrates

1. Fin dalla sua creazione, nel 2003, la Svizzera si è sempre impegnata attivamente, a livello nazionale e internazionale, per rafforzare e migliorare l'attuazione del Kimberley Process (KP), partecipando regolarmente ai negoziati dell'associazione e collaborando ai lavori dei vari sottogruppi.

Nell'ambito dei negoziati in corso la Svizzera si è sempre dichiarata disposta a estendere il campo d'applicazione del KP, in particolare introducendo un riferimento esplicito ai diritti umani. Ciò consentirebbe di stabilire un legame diretto tra i diamanti insanguinati e le violazioni dei diritti umani, agevolando la risoluzione di situazioni critiche come quella relativa allo sfruttamento dei giacimenti di Marange, che non rappresenta un conflitto vero e proprio. Tuttavia, alcuni degli Stati membri si oppongono a qualsiasi revisione in tal senso. Essi ritengono che il KP sia stato concepito come un rigoroso strumento di risoluzione se non di prevenzione dei conflitti e pertanto, secondo loro, qualsiasi modifica delle sue finalità richiederebbe un rinnovo del mandato ONU.

Per quanto riguarda la rigidità del processo decisionale all'interno del KP, il vincolo dell'unanimità per l'adozione di decisioni può effettivamente sembrare una debolezza del sistema. Tuttavia, è bene sottolineare che i Paesi occidentali non sono in maggioranza all'interno del KP, anche perché l'Unione europea detiene un solo voto per l'insieme dei suoi Stati membri. Di conseguenza, anche se le decisioni venissero prese a maggioranza, l'espulsione dello Zimbabwe, per riprendere questo esempio, probabilmente non sarebbe stata approvata. Nel dibattito in corso sulla questione dello Zimbabwe l'unanimità rappresenta addirittura un vantaggio per i Paesi critici nei confronti di Harare. Infatti, sebbene non sia stato interamente sospeso dal KP, lo Zimbabwe è stato sottoposto a un severo regime di sorveglianza internazionale e per ora non può esportare liberamente i diamanti di Marange come vorrebbe. Mentre coloro che avevano respinto l'espulsione del Paese chiedono ora l'abrogazione di queste misure speciali, i promotori di una politica più dura nei confronti di Harare, tra cui la Svizzera, possono opporsi a tale alleggerimento delle misure invocando a loro volta il principio dell'unanimità.

2. A partire dal 2004 la Svizzera si è sottoposta a una peer review, cioè una verifica dell'attuazione a livello nazionale eseguita da un gruppo di esperti di pari grado, la quale ha confermato la conformità della Svizzera ai requisiti minimi del KP. I diversi uffici e le autorità svizzere competenti per l'attuazione nazionale del KP, in particolare la SECO e l'Amministrazione federale delle dogane, collaborano in modo sistematico per mantenere alta la vigilanza alle frontiere e per garantire l'impermeabilità del mercato elvetico ai diamanti di guerra. Inoltre, nel corso degli anni si è sviluppata una stretta collaborazione, sia con i nostri principali partner di scambio dei diamanti grezzi, sia con esperti di fama internazionale che dovrebbero guidarci nell'applicazione delle disposizioni del KP.

Del resto, la Svizzera ha più volte partecipato a visite di valutazione all'estero, finalizzate non solo a verificare l'attuazione a livello nazionale da parte dei Paesi in questione, ma anche a discutere ed elaborare le buone pratiche messe in atto, al fine di migliorare costantemente l'efficacia delle misure previste dal KP.

Infine, la Svizzera ha sostenuto con un contributo annuo di 15 000 franchi svizzeri il Kimberley Process Civil Society Trust Fund, istituito per cosentire alle ONG del sud del mondo di prendere parte alle attività del KP. Lo stesso importo è stato destinato a progetti specifici per la prevenzione e la lotta al contrabbando, per la prevenzione della violenza nel settore dei diamanti e per l'aumento dei profitti diretti in favore delle collettività locali di minatori.

Risposta del Consiglio federale.