11.3900 · Interpellanza · 2011-09-29
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
In Svizzera vivono circa 10 000 sordi. Contrariamente a quanto si crede, pochi di essi sono in grado di leggere in modo sufficiente: la sordità è un handicap molto invalidante. Ma queste persone non sono malate e avrebbero voglia di lavorare. Tuttavia il loro inserimento professionale è difficile, tanto che il tasso di disoccupazione in questa popolazione tocca il 10 per cento, il triplo/quadruplo del normale. Le varie revisioni dell'AI hanno messo l'accento sul reinserimento professionale prima della rendita. Ma i sordi faticano ad essere inseriti nel mercato del lavoro, soprattutto se non dispongono di un interprete in lingua dei segni.
L'AI finanzia ai sordi un tale interprete quando ve ne è bisogno. Il Consiglio federale, accogliendo il postulato Ory 08.3818, ha fatto un passo nel buon senso. Il consigliere federale Couchepin, nel dibattito agli Stati del 18 marzo 2009, ha informato su quanto è stato fatto per migliorare la situazione e si è detto disposto a verificare nel tempo se ciò basti o se sia invece necessario modificare la legge AI.
La Federazione svizzera dei sordi offre una consulenza giuridica ai suoi affiliati. Il giurista incaricato riceve circa 200 clienti all'anno: in 120 casi si tratta di problemi con l'AI, molto spesso legati proprio al rifiuto dell'AI di finanziare un interprete per l'inserimento professionale. Se così fosse, saremmo sulla cattiva strada.
Chiedo pertanto al Consiglio federale:
1. In quanti casi una richiesta di finanziamento d'interprete è stata rifiutata negli ultimi tre anni? E perché?
2. La direttiva emessa ad inizio 2009 ha risolto il problema del finanziamento di interpreti?
3. Con il motto "inserimento prima delle rendite" governo e Parlamento hanno accolto le varie revisioni dell'AI. Per i sordi è stato fatto il necessario per promuovere davvero la loro reintegrazione professionale?
4. Come valuta globalmente la situazione dei sordi sul mercato del lavoro?
5. Quali strumenti sono necessari per consentire loro di lavorare?
Stellungnahme des Bundesrates
In generale, va innanzitutto ricordato che l'assicurazione invalidità (AI) finanzia l'impiego di interpreti della lingua dei segni per vari motivi:
- Secondo l'articolo 21 capoverso 2 LAI e l'articolo 9 dell'ordinanza sulla consegna di mezzi ausiliari da parte dell'assicurazione per l'invalidità (OMAI) gli assicurati hanno diritto alla rifusione delle spese inerenti all'invalidità, debitamente comprovate e causate da servizi speciali di terze persone, di cui necessitano al posto di mezzi ausiliari per recarsi al lavoro, esercitare un'attività lucrativa e acquisire particolari attitudini che permettono di mantenere i contatti con il proprio ambiente.
L'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha pertanto concordato con la Fondazione Procom servizio interpreti un tariffario che regola l'indennizzo dell'impiego di interpreti della lingua dei segni fino a un massimo di 1740 franchi al mese (importo 2011).
- Secondo gli articoli 16 e 17 LAI l'assicurato ha diritto alla rifusione delle spese suppletive causate dall'invalidità per la prima formazione professionale, il perfezionamento nel settore professionale e la reintegrazione. Questo comporta tra l'altro anche il finanziamento di interpreti della lingua dei segni per gli assicurati audiolesi.
- In base all'articolo 14 capoverso 1 della legge sui disabili (LDis), per i rapporti con le autorità si può fare ricorso a interpreti della lingua dei segni organizzati dalla fondazione Procom e finanziati dall'UFAS, conformemente all'articolo 74 LAI, secondo un contratto di prestazioni.
- Sempre secondo l'articolo 74 LAI, l'assicurazione assegna sussidi anche ad altre organizzazioni per persone audiolese, che offrono consulenze brevi, consulenza sociale e consulenza per i congiunti degli invalidi, gestiscono luoghi d'incontro, mediano gli interpreti e organizzano corsi giornalieri, semestrali o annuali per persone con deficit uditivi, i loro congiunti e altre persone interessate.
Tenendo presente questi elementi, è possibile rispondere alle singole domande nel modo seguente:
1. Non esistono cifre esatte sulle richieste di finanziamento per interpreti della lingua dei segni e nemmeno sul numero di richieste respinte negli ultimi tre anni.
Nel 2010 sono stati forniti servizi di terze persone, conformemente all'articolo 9 OMAI, a un totale di 317 persone audiolese. Nella maggior parte dei casi si è probabilmente trattato di mediazioni effettuate da interpreti della lingua dei segni nello svolgimento di un'attività lucrativa. Per queste prestazioni l'assicurazione invalidità ha pagato 2,26 milioni di franchi.
In Svizzera, nel 2010, la Procom ha organizzato complessivamente 16 620 interventi di interpreti della lingua dei segni, contro i 14 364 del 2009. Oltre alle prestazioni fornite in base all'articolo 9 OMAI, sono qui comprese anche quelle conformi all'articolo 16 e 17 LAI (formazione professionale, perfezionamento, riformazione professionale) e all'articolo 14 capoverso 1 LDis. La Procom ritiene che l'aumento dal 2009 al 2010 sia da ricollegare principalmente alla crescita della domanda di interventi nell'ambito della formazione e del perfezionamento professionale.
2. La lettera circolare n. 271 a cui l'autore dell'interpellanza si riferisce, precisa l'interpretazione dell'articolo 9 capoverso 1 lettera b OMAI, che menziona esplicitamente l'esercizio di un'attività lucrativa quale criterio necessario per la rifusione delle spese, senza indicare, però, se debba trattarsi di quella originaria dell'assicurato o di un'altra da lui scelta autonomamente. Per questa ragione, la circolare precisa che per la concessione del rimborso di servizi di terzi conta unicamente l'aspetto dell'integrazione. Pertanto, se l'assicurato necessita assolutamente di un interprete della lingua dei segni per determinate attività indispensabili all'esercizio della sua attuale attività lucrativa, questi servizi possono essere rimborsati in virtù dell'articolo 9 OMAI. L'interpretazione di questo articolo è dunque stata comunicata chiaramente, risolvendo così i problemi emersi precedentemente a questo riguardo.
3./5. Tutte le prestazioni dell'assicurazione invalidità hanno per principio lo scopo di integrare le persone disabili nel mercato del lavoro e sono impiegate in modo individuale e mirato, secondo le circostanze del caso, per permettere un'integrazione durevole. Questo vale anche per le persone con deficit uditivi, che hanno a disposizione una serie di prestazioni dell'assicurazione invalidità destinate a sostenere la prima formazione professionale, l'integrazione nel mercato del lavoro, il mantenimento del posto di lavoro e la reintegrazione. Esse sono impiegate in modo mirato a seconda della situazione individuale.
Oltre a queste prestazioni e al finanziamento di interpreti della lingua dei segni, vanno ancora menzionati, in particolare, l'intervento di un coach professionale, la possibilità di seguire tutorati, la concessione a titolo eccezionale di un'indennità giornaliera durante la formazione e la compensazione degli svantaggi legati all'handicap per le lezioni e gli esami. Esistono, inoltre, diverse istituzioni che sostengono l'integrazione delle persone audiolese nel mondo del lavoro: essenziali a tal fine sono le scuole professionali per persone con deficit uditivi, che organizzano formazioni adeguate alle esigenze individuali dei disabili audiolesi in tutti i settori della formazione professionale di base. Un ruolo importante è svolto anche dai consultori per non udenti, che tra le altre cose collaborano intensamente con gli uffici regionali di collocamento e gli uffici AI per collocare le persone audiolese in cerca di impiego. Infine, l'assicurazione invalidità sostiene le organizzazioni mantello dell'aiuto ai disabili con deficit uditivi con sussidi annui per un volume complessivo di 9,4 milioni di franchi. Le persone audiolese beneficiano, quindi, di diverse forme di sostegno per la formazione e l'integrazione nel mondo del lavoro.
4. Per quanto riguarda la situazione attuale degli audiolesi sul mercato lavorativo, non esistono delle rilevazioni specifiche. Uno studio del 2006 ha preso in analisi la situazione lavorativa delle persone con deficit uditivo tra i 20 e i 35 anni, concludendo che il loro tasso di disoccupazione, del 9 per cento, è almeno il doppio di quello dei coetanei senza handicap. Esso individua quali ostacoli per l'integrazione nel mercato del lavoro gli sforzi supplementari, la necessità di riposo, le difficoltà nei contatti, l'ignoranza, l'accesso limitato all'informazione e l'ambiente non adeguato ai disabili. Secondo le raccomandazioni dello studio, per migliorare la situazione occorre mantenere e sviluppare la vasta offerta dei centri di competenza specializzati, garantire, soprattutto durante il processo che conduce alla scelta di una professione, un servizio di consulenza e assistenza competente e parlare apertamente delle strategie di comunicazione e compensazione.
Sebbene da allora non siano stati realizzati altri studi sulla questione, si può ritenere che gli strumenti oggi a disposizione di questa categoria di assicurati ne abbiano migliorato in modo massiccio la situazione nel mercato del lavoro e in particolare l'integrazione in esso, così come è successo nel caso degli altri disabili.
Risposta del Consiglio federale.